Il round di 38 milioni della startup Niulinx non è solo il più grande mai fatto in Italia sulla guida autonoma, è anche il segnale forte di una svolta per il corporate venture capital italiano: il primo investimento diretto di Ferrovie dello Stato e il primo grande deal di A2A Life Ventures, la società creata dalla multiutility nello scorso autunno per la gestione delle attività di innovazione.
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Corporate venture capital, la svolta di Niulinx
Massimiliano Garri, Chief Technology, Innovation & Digital Officer del Gruppo FS, lo aveva anticipato in una recente intervista a EconomyUp: “Siamo nella dirittura finale per fare il nostro primo investimento su una startup”. Ed ecco il round di Niulinx: 38 milioni per un progetto italiano ed europeo di guida autonoma. E il comunicato dell’azienda conferma: è il debutto di Ferrovie nel venture capital.
L’operazione è anche il primo grande deal della nuova fase segnata dalla nascita di A2A Life Ventures nella multiutility. Quindi Niulinx non è solo un’altra startup deeptech ambiziosa, ma segna l’inizio di una nuova stagione del corporate venture capital. Finalmente grandi aziende italiane non si limitano più a programmi di open innovation, call for startup o fondi indiretti, ma cominciano a scendere in campo per sostenere tecnologie e imprese strategiche.
Ferrovie dello Stato debutta. A2A rafforza un posizionamento segnato nello scorso autunno dalla nascita di A2A Life Ventures, la struttura guidata da Patrick Oungre che integra corporate venture capital, innovazione, digitale e intelligenza artificiale. Il CVC di A2A era già attivo dal 2020, con oltre 70 startup in portafoglio e circa 80 milioni di investimenti complessivi: quindi Niulinx non è una novità assoluta e occasionale, ma l’evoluzione di una macchina già costruita.
Su LinkedIn Oungre lo spiega bene: la nascita di A2A Life Ventures ha “aperto la strada” a investimenti diretti e “quel momento è oggi”. Niulinx è il primo grande deal di questa nuova fase. E aggiunge: quel che conta non è solo “l’ammontare del round, ma la coalizione di attori industriali e finanziari raccolta attorno al progetto”.
L’operazione Niulinx
Ricordiamo i fatti. Niulinx, spin-off del Politecnico di Milano nato dal gruppo di ricerca AIDA (Artificial Intelligence Driving Autonomous) guidato dal professor Sergio Matteo Savaresi, ha raccolto 38 milioni di euro in un round guidato da A2A e CDP Venture Capital, ciascuna con un ticket da 10 milioni. Al round hanno partecipato, tra gli altri, Ferrovie dello Stato, Pirelli, VC Partners, MOST – Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile e Fondazione ICO Falck, oltre a investitori individuali di profilo internazionale come Emilio Frazzoli, già CTO di nuTonomy/Motional e oggi professore all’ETH di Zurigo. Una operazione di sistema come se ne vedono poche, che va a sostenere una tecnologia core, infrastrutturale, lunga da sviluppare e difficile da industrializzare, ma strategica per il Paese e per l’Europa, visto che finora il mercato della guida autonoma — che vale oltre 50 miliardi di dollari a livello globale e potrebbe superare i 300 miliardi entro il 2035 — è in mano a Stati Uniti e Cina.
A2A, dal CVC alla piattaforma industriale d’innovazione
A2A non arriva improvvisamente su Niulinx. Il percorso nel corporate venture capital del gruppo guidato da Renato Mazzoncini è cominciato nel 2020, quando è stato lanciato il primo fondo dedicato con 360 Capital. Da lì in poi la macchina si è strutturata: oltre 70 startup in portafoglio, circa 80 milioni di euro investiti complessivamente, una partnership con Plug and Play che ha portato centinaia di startup sotto osservazione, e un centinaio di progetti di innovazione convertiti in risultati operativi per il gruppo. Come Oungre ha raccontato più volte a EconomyUp, l’obiettivo non è mai stato solo finanziario: il CVC serviva ad A2A per portare tecnologie dentro l’azienda, migliorare efficienza, automatizzare processi, esplorare nuovi business.
Il salto è arrivato nel 2024 con il lancio del fondo 360 Life II — 200 milioni di target, il più grande fondo italiano nel climate venture capital — aperto ad altre aziende come limited partner, con De Nora, CDP Venture Capital e Bpifrance tra i primi a entrare. Un modello che Oungre e Alessandro Zaccaria di 360 Capital hanno costruito integrando sempre di più la componente industriale nella logica dell’investimento: non si trattava più soltanto di allocare capitali, ma di mettere le competenze del gruppo al servizio delle startup e, allo stesso tempo, assorbire innovazione dall’ecosistema.
Poi, nell’ottobre 2025, il passaggio ulteriore: la nascita di A2A Life Ventures come società autonoma, una struttura che sotto la guida di Oungre ha unificato corporate venture capital, venture building, digitale, AI Factory e ricerca. Come Oungre spiegava a EconomyUp a gennaio 2026 raccontando i primi tre mesi di attività, una delle novità più importanti introdotte da Life Ventures era proprio la possibilità di fare investimenti diretti sulle startup, in discontinuità con il passato in cui A2A si era sempre affidata a fondi gestiti da terzi.
Ecco perché Niulinx non è solo un bel deal. È la prova che questa architettura — costruita in cinque anni, pezzo dopo pezzo — può produrre operazioni rilevanti e coerenti con la strategia industriale del gruppo. L’investimento in una startup della guida autonoma ha senso per una multiutility che gestisce reti elettriche, infrastrutture urbane e mobilità: energia, dati e infrastrutture sono le leve che servono per far funzionare i veicoli autonomi nelle città del futuro. Non a caso, la sperimentazione pilota da cui è nata Niulinx — veicoli elettrici a guida autonoma per un nuovo modello di car sharing — si è svolta proprio a Brescia nel 2025, con A2A, il Politecnico di Milano e il MOST come promotori.
Ferrovie dello Stato, l’esordio nel corporate venture capital
Per Ferrovie dello Stato l’ingresso in Niulinx non è un gesto simbolico: è il primo investimento diretto del Gruppo nel venture capital. Secondo quanto dichiarato da FS nel comunicato del 13 aprile 2026, l’ingresso in Niulinx rappresenta il debutto della società in questo tipo di operazioni.
Il percorso che ha portato fin qui era già tracciato. Nell’intervista rilasciata a EconomyUp a marzo 2026, Garri lo aveva detto in modo esplicito: “Oltre alla partecipazione al fondo indiretto di CDP, dove siamo nell’advisory board per indirizzare i temi tecnologici, stiamo finalizzando il percorso per avviare investimenti diretti. Abbiamo già fatto tutto l’iter interno, siamo nella dirittura finale. L’obiettivo è chiudere la prima operazione entro il primo semestre di quest’anno”. Niulinx è esattamente quella prima operazione: i tempi annunciati sono stati rispettati.
Il significato è rilevante: FS passa dalla partecipazione a fondi e programmi di innovazione all’investimento diretto in una startup strategica per la mobilità del futuro. Non è un passaggio banale per un’organizzazione di quasi 100mila dipendenti che gestisce oltre 17mila chilometri di rete ferroviaria e muove 450 milioni di viaggi l’anno. Fino ad oggi, il Gruppo aveva partecipato al fondo InfraTech di CDP Venture Capital con un commitment di 10 milioni di euro, firmato nel 2023, e aveva condotto programmi di open innovation con il Politecnico di Milano e PoliHub. Ma l’investimento diretto è un’altra cosa: significa scegliere una tecnologia, scommettere su un team, mettere in gioco risorse proprie.
Garri, peraltro, aveva già dato le coordinate strategiche di questa scelta. Nella stessa intervista a EconomyUp aveva spiegato che il CVC di FS non sarebbe stato finanziario, ma strategico: “L’obiettivo è presidiare tecnologie che per noi nel futuro saranno fondamentali. Le aree di interesse core sono le infrastrutture e la mobilità, intesa come esperienza end-to-end delle persone e delle merci”. La guida autonoma rientra precisamente in questa visione: è una tecnologia destinata a ridisegnare i modelli di trasporto urbano, dalla mobilità condivisa alla gestione integrata di flotte. E nel comunicato ufficiale sul round Niulinx, Garri ribadisce il concetto: l’innovazione tecnologica è un fattore abilitante per l’evoluzione dei sistemi di mobilità e la guida autonoma ne rappresenta una delle traiettorie più rilevanti.
Emerge un CVC italiano più industriale
Allarghiamo il ragionamento. Il round Niulinx mostra un corporate venture capital diverso da quello puramente reputazionale o esplorativo che abbiamo visto prevalere per anni in Italia. Non è il classico investimento fatto per poter dire “facciamo innovazione”, non è la partecipazione a un acceleratore per farsi vedere nell’ecosistema, non è il fondo indiretto che delega tutto a terzi. Qui entrano in campo corporate che cercano tecnologie da adottare, integrare, sperimentare, non solo da osservare.
Garri lo dice in modo chiaro nell’intervista a EconomyUp: “Il corporate venture capital strategico è, secondo me, l’unico strumento rimasto per fare davvero innovazione in Italia. Non per fare un investimento e basta, ma per adottare tecnologia”. E aggiunge un ammonimento che va oltre il caso Ferrovie: “Questo strumento di innovazione dovrebbe essere maggiormente diffuso, anche nella piccola e media impresa, altrimenti il nostro sistema economico farà fatica a trasformarsi e crescere”.
Parole che pesano se si guardano i numeri. Nel 2025, secondo i dati di Growth Capital e Italian Tech Alliance nel venture capital sono stati investiti 1,735 miliardi di euro in 436 round: il secondo miglior risultato di sempre dopo il 2022. Ma il corporate venture capital ha mostrato un significativo rallentamento nel 2024, con soli 15 round e 69 milioni raccolti, un dato nettamente inferiore ai 228 milioni del 2023. Il late stage resta il collo di bottiglia: pochi Serie B, pochissimi Serie C, e un ritardo strutturale sull’intelligenza artificiale rispetto al resto d’Europa. In questo contesto, un round da 38 milioni su una deeptech della guida autonoma con due grandi corporate come lead investor non è un dato qualunque. È un segnale che il corporate venture capital italiano sta cominciando a giocare una partita diversa e può avere un ruolo determinante nella crescita degli investimenti e dell’ecosistema.
Niulinx, un’operazione industriale di sistema
Dicevamo che Patrick Oungre, nel suo post su LinkedIn dedicato all’operazione, insiste su un punto preciso: la cosa più interessante non è il numero, ma la coalizione che si è formata attorno a Niulinx. È un passaggio che merita attenzione perché cambia la chiave di lettura del round: non una startup che raccoglie capitali da una platea eterogenea di investitori, ma un pezzo di filiera industriale che si riconosce in una scommessa comune.
Guardiamo chi c’è attorno al tavolo. A2A porta energia, reti e infrastrutture urbane. CDP Venture Capital porta il capitale paziente e la capacità di de-risking tipica dell’investitore pubblico. Ferrovie dello Stato porta la mobilità e le infrastrutture di trasporto. Pirelli porta i materiali avanzati. MOST porta la ricerca sulla mobilità sostenibile. Fondazione ICO Falck porta una continuità di sostegno al progetto che risale alla prima sperimentazione del Politecnico a Darfo Boario Terme. Non sono investitori generici: sono attori industriali che nella guida autonoma vedono una tecnologia rilevante per il proprio business.
Niulinx è decisamente la prima iniziativa italiana di guida autonoma con ambizione europea, e il fatto che attorno ci sia questa convergenza di competenze industriali è la vera notizia. Come ha commentato su LinkediIn Fabio Pressi, presidente di Motus_E e Ceo di A2A E-Mobility, oggi esistono finalmente le condizioni per trasformare una visione ambiziosa in una proposta reale per il mercato.
Non siamo, quindi, di fronte solo a un’operazione finanziaria. Questa è soprattutto un’operazione industriale mascherata da round di venture capital. E per l’ecosistema italiano dell’innovazione, dove troppo spesso l’open innovation resta un esercizio di comunicazione, questa è una differenza sostanziale.
Che cosa fa Niulinx e perché è strategica
Vale la pena capire anche cosa c’è sotto il cofano, perché la coalizione industriale di cui parliamo non si sarebbe formata attorno a un progetto qualsiasi. Niulinx sviluppa l’intero stack tecnologico per la guida autonoma: dalla percezione dell’ambiente circostante alla pianificazione del percorso, dal controllo del veicolo alla gestione remota della flotta.
La startup è guidata da Luca Foresti come amministratore delegato (scelta di altissimo livello) affiancato da Chiara Marchesi, Gian Marco Felice come CFO e Cristiano Bonetti come CTO. Il team conta oggi oltre 60 tra ingegneri e data scientist, con sede a Cernusco sul Naviglio, e l’obiettivo è superare le 100 unità.
Il modello di business non è il robotaxi all’americana. Niulinx punta su quello che chiama “robosharing”: veicoli elettrici modificati e riomologati che si muovono in autonomia a bassa velocità, non oltre i 30 km/h, per raggiungere l’utente che li ha richiesti. Una volta che il passeggero sale a bordo, la guida diventa umana.
A fine utilizzo, il veicolo si dirige autonomamente verso una stazione di ricarica wireless o verso un nuovo cliente. È un modello che integra guida umana e automatizzata, pensato per essere pragmatico e omologabile nel quadro normativo europeo: a legislazione vigente, Niulinx potrebbe già circolare oggi in Francia, Germania e Croazia. L’obiettivo è ottenere l’omologazione valida in tutta Europa entro tre anni.
I 38 milioni raccolti finanzieranno tre assi: il completamento dello stack tecnologico e il percorso di omologazione, l’espansione del team, e l’avvio del modello di franchising con operatori locali in mercati europei chiave, a partire dalla Germania. L’ambizione è costruire un campione europeo in un settore dove l’Europa è assente: Waymo di Alphabet, Zoox di Amazon, Pony.ai e Baidu dalla Cina si dividono un mercato che non ha ancora un operatore continentale. Come ha detto il CEO Luca Foresti: l’Europa ha bisogno di una propria industria della guida autonoma, costruita sulle sue regole, i suoi valori e le sue infrastrutture.
Caso isolato o precedente per altre aziende?
La domanda vera, a questo punto, non riguarda Niulinx. Riguarda il sistema. Se A2A conferma il salto di scala del proprio corporate venture capital e Ferrovie dello Stato inaugura con questo round la propria stagione di investimenti diretti, l’operazione può diventare un precedente per altre corporate italiane. Il tema non è se tutte le grandi aziende debbano fare venture capital. Il tema è se i grandi gruppi italiani possano ancora permettersi di non presidiare direttamente le tecnologie chiave del prossimo decennio.
Il contesto suggerisce di no. La guida autonoma, l’intelligenza artificiale applicata alla mobilità, la gestione intelligente delle infrastrutture: sono tecnologie che definiscono i mercati del futuro e su cui Stati Uniti e Cina investono miliardi. L’Italia e l’Europa rischiano di restare spettatrici se le grandi corporate non decidono di giocare la partita in prima persona, con capitali propri, su startup strategiche.
Per anni il corporate venture capital italiano è stato un esercizio timido: fondi indiretti, ticket modesti, poca integrazione industriale. Il round Niulinx racconta una storia diversa. Racconta due grandi aziende che mettono dieci milioni ciascuna su una deeptech, un Gruppo come Ferrovie che per la prima volta investe direttamente in una startup, una multiutility come A2A che trasforma cinque anni di lavoro sull’innovazione in un deal coerente con la propria strategia. E racconta una coalizione di attori che non si limita a investire capitali, ma mette in comune competenze, infrastrutture e visione.
Se questo è l’inizio di una nuova stagione, lo diranno i fatti che seguiranno. Ma il segnale, oggi, è chiaro. Ed è il più forte che il corporate venture capital italiano abbia mandato da molto tempo.






















