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INNOVATION MANAGEMENT

Ecco che cosa serve alle aziende per districare la “matassa dell’innovazione”

di Adriano La Vopa

02 Lug 2018

Molte aziende soffrono di disorganizzazione a diversi livelli che ingolfano il processo innovativo. In particolare i problemi si concentrano su tempo, risorse, cultura, strumenti, management. Per sciogliere il groviglio che si crea dalla somma di tutte le difficoltà, occorre adottare il giusto metodo. Ecco quale

È da un po’ di tempo che pensavo e ripensavo a questo concetto, che ormai è diventato realtà e si è tradotto in un business. La matassa dell’innovazione è un concetto che mi è venuto in mente durante un seminario in cui sentivo parlare di come fosse difficile fare innovazione, in aziende di qualsiasi dimensione, e secondo dei processi strutturati. Lo speaker parlava anche di come sia particolarmente caotica l’organizzazione e la governance di questi processi, laddove ci siano, poiché in queste aziende spesso non vi è una struttura di gestione del flusso del lavoro e delle varie attività legate all’innovazione. Questo seminario ha dato il classico “là” al concetto di matassa dell’innovazione.

Tale concetto si è poi sviluppato grazie anche a quello che ho avuto modo di vedere e toccare con mano nei vari progetti a cui abbiamo partecipato in passato, e ai quali continuiamo a partecipare. L’esperienza diretta ci ha dato modo di capire che molte aziende soffrono di una disorganizzazione a diversi livelli, e che questa in vari modi ingolfa il processo innovativo. Detta matassa impedisce alle aziende di innovare alla giusta velocità, di accelerare lo sviluppo di nuovi prodotti o servizi, di riuscire a confrontarsi col mercato, e soprattutto di riuscire ad ascoltare la cosiddetta “voice of the customer” (= voce del cliente). Questa matassa diventa quindi un vero e proprio blocco, il classico “show stopper” che ancora le aziende alla cultura dell’”abbiamo sempre fatto così”, o del “sappiamo tutti che c’è un problema prima o poi si risolverà”. Purtroppo in questo modo le aziende non fanno altro che alimentare uno status quo deleterio, che si diffonde e man mano le porta all’interno di spirali regressive che non permettono all’azienda di innovare (e crescere).

Ma questa matassa in che cosa consiste? Ovviamente di tutti quei fattori, più o meno ricorrenti, che impediscono alle aziende di innovare o ne rallentano sensibilmente il processo. Stiamo parlando di:

INNOVAZIONE: SERVE TEMPO PER INNOVARE

Il tempo è un fattore assolutamente carente. Dico assolutamente poiché a qualsiasi azienda chiediate vi risponderà sempre che hanno poco tempo per innovare, o sono troppo presi da altre attività per poter dedicare del tempo a qualcosa di nuovo. Per mia esperienza diretta, nel 99% dei casi le aziende lamentano sempre che non c’è tempo di sperimentare, di guardarsi attorno, di vedere cosa c’è sul mercato, quali novità, o di fare un benchmark dei propri concorrenti. Il tempo quindi diventa un deterrente per ogni attività innovativa.

INNOVAZIONE: SERVONO RISORSE

Questo è un altro fattore limitante per molte aziende, e parlo di risorse umane e risorse finanziarie. Le risorse umane sono spesso la vera risorsa che può aiutare un’azienda ad innovare, ancora più di una disponibilità economica importante. La maggioranza delle aziende, soprattutto dove ci sia una forte disorganizzazione, lamenterà sempre un problema di risorse umane, del non avere addetti specifici per fare un determinato lavoro, di non avere le competenze, o di non avere un organico sufficiente per svolgere attività di innovazione. Altrettanto dicasi per le risorse finanziarie. Com’è noto moltissime aziende si appoggiano sui ben noti bandi regionali, nazionali o europei per richiedere “aiuti” per innovare. Queste aziende vi diranno che non possono innovare perché non hanno le giuste finanze, non hanno i soldi da investire in nuove iniziative, in ricerca, o in qualsiasi attività che sia inerente allo sviluppo di qualcosa di nuovo.

INNOVAZIONE, L’IMPORTANZA DELLA CULTURA

Questo è un fattore fondamentale, ma che spesso passa in secondo piano. Molte aziende per esempio non riescono a riconoscere che molto spesso il loro problema, oltre che legato a risorse e tempo, è legato anche ad un importante retaggio culturale conservatore e poco aperto a nuove idee, nuove metodologie di lavoro, e quindi ad una innovazione più legata all’organizzazione aziendale che ai prodotti o i servizi. La cultura può essere la chiave di volta per l’innovazione, perché contribuisce a creare un ambiente adatto agli innovatori, alla creazione di idee, alla nascita e crescita di figure professionali nuove (e.g. i game changers o gli innovation managers). Infatti ho spesso sentito dire, e letto, che l’innovazione è un fatto culturale e uno “stato mentale”, sebbene non sia il caso di dar vita all’ennesima discussione, mi limito a dire che ne sono fortemente convinto anch’io.

INNOVAZIONE, L’IMPORTANZA DEGLI STRUMENTI

In molte aziende mancano gli strumenti adeguati a fare innovazione. Tali strumenti possono essere strumenti di processo tipo documenti, o modelli da seguire per lavorare su determinate attività, o i processi aziendali stessi. Ho già più volte parlato del fatto che in molte aziende manchino dei processi strutturati, quindi qui vorrei solo ribadire questa lacuna. Ma possono essere anche fisici, ovvero macchinari, attrezzature, materiali per eseguire un determinato tipo di lavoro, o per testare un nuovo processo di produzione, o addirittura strumenti digitali. Spesso ho visto aziende con macchinari molto “vecchi”, o processi di produzione scarsamente automatizzati. Si pensi, ad esempio, a come un personaggio di spicco come Tim Cook (CEO di Apple), in un’attuale intervista riconosceva che le aziende cinesi hanno macchinari avanzati, nuovi, all’avanguardia, e pertanto, sebbene restino competitive sulla manodopera, tale competitività diventa ancora più forte laddove vi siano appunto strumenti nuovi. Oppure al boom economico degli anni ‘60 in Italia che fu dovuto principalmente al fatto che le nostre aziende avevano macchinari nuovi rispetto alle altre e l’Italia riusciva a esportare frigoriferi agli USA.

INNOVAZIONE E MANAGEMENT

In molte aziende si dice che il cosiddetto middle management (= dirigenza intermedia) blocchi molte idee, creando un di collo di bottiglia che impedisce un flusso continuo dell’innovazione verso le più alte sfere. I motivi per cui questo fattore sia parte della matassa dell’innovazione sono molteplici, ma non credo sia opportuno discuterli in questo articolo. Unica cosa importante è registrare il fatto che spesso tale barriera diventa insormontabile, e molte opportunità potrebbero essere perse a causa del rigetto di tutte quelle idee che magari sono scarsamente in linea con obiettivi, budget, strategia (personale), o altri elementi di incongruenza.

Questi su elencati, secondo il mio modesto parere, sono i fattori più influenti e maggiormente ricorrenti nella matassa dell’innovazione. Infatti, la soluzione a questo problema è necessariamente un metodo che si propone di riuscire a sbrogliare questo potenziale esattamente come faremmo con un groviglio di corde. Si deve prendere un elemento per volta e cercare di districarlo andando a ritroso, e per farlo bisogna avvalersi di strumenti validi che aiutino a trovare la giusta strada da percorrere, ed una volta percorsa, strutturarla per renderla replicabile in vari modi. Questo è quello che ad oggi proponiamo come realtà aziendale appena creata.

Adriano La Vopa

Adriano La Vopa è un esperto di innovazione strategica, innovation management e open innovation, ed è partner di Smartangle (www.smartangle.it)

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