Come fare Open Innovation: i consigli dei Chief Innovation Officer | Economyup

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Come fare Open Innovation: i consigli dei Chief Innovation Officer



Ogni giovedì, ormai da un mese, Open World è anche una room su ClubHouse. Con Giovanni Iozzia incontriamo i Chief Innovation Officer delle più importanti aziende italiane e li mettiamo a confronto con una startup. Ecco le “istruzioni” che emergono dalle loro esperienze. Siete tutti invitati

di Alberto Onetti

16 Mar 2021


Photo by Mari Helin on Unsplash

Da un mese abbiamo portato Open World anche su ClubHouse. Ogni giovedì (all’ora di pranzo) con Giovanni Iozzia chiacchieriamo insieme a chi in azienda sta facendo (o provando a fare visto che non è cosa semplice) open innovation. Per ciascuna puntata invitiamo un Chief Innovation Officer (anche se nella realtà, come potete anche vedere dall’immagine, hanno tutti titoli diversi) e qualche CEO e lo mettiamo di fronte ad un esponente (rectius una voce visto che ClubHouse è solo audio) del mondo delle startup.

L’esperimento sta riuscendo molto bene perché trovo le conversazioni, oltre che dirette ed informali, ricche di spunti interessanti. Open World è anche un club adesso, a cui vi invito ad aderire.

Per chi se le fosse perse (anche per il semplice fatto di essere nella parte Android del mondo e perché le room non si possono riascoltare dopo) ho riassunto alcuni dei principali messaggi che sono emersi in queste prime settimane.

1. Fare dell’innovazione il lavoro di tutti (e non di pochi).

Il mio lavoro? Fare in modo che la funzione innovazione non sia più necessaria“, questa la provocazione (neanche tanto, conoscendolo bene) di Massimiliano Garri (Chief Innovation & Information Officer di Terna). “L’innovazione deve diventare una skill diffusa. Non si può pensare che la facciano in una dozzina mentre il resto dell’azienda sta a guardare“.

2. Sporcarsi digitalmente le mani

L’innovazione spaventa come tutto ciò che è sconosciuto. E innovare, visto che porta a fare le cose in modo diverso, genera naturalmente resistenze e timori”. Abbiamo quindi chiesto a Ivan Vigolo ( Chief Innovation & Technology Officer di ACEA) che fare. La sua risposta è stata:
1) Lavorare sulle persone
2) Lavorare su se stessi
Non a caso nel frattempo Ivan ha confidato di fare pratica di IoT insieme ai suoi amministratori delegati. Perché? “Perché dobbiamo sporcarci tutti le mani, digitalmente parlando”. Qui puoi leggere un’intervista con Vigolo sull’innovazione pragmatica. 

3. Andare oltre il core business

Perchè andare beyond insurance? Perchè a tendere non vediamo crescita significativa nel core business assicurativo (polizze auto)”. Questo è il ruolo di Giacomo Lovati, Chief Beyond Insurance di UnipolSai Assicurazioni.

Tutto ciò richiede la capacità di presidiare diversi orizzonti temporali. “Da un lato  c’è l’oggi, che è focalizzato su produrre revenue a 2/3 anni. Dall’altro c’è il domani, che significa guardare a cosa succederà tra 10 anni. Innovare significa chiedersi cosa dobbiamo fare oggi per fare revenue tra 10 anni.

Qui le startup sono fondamentali. Anche se “per una grande azienda lavorare con le startup non è sempre facile. Puoi anche trovarne di smart con un time to market eccezionale. Ma se poi le porti dentro una “balena asmatica” – come sono molte grandi imprese – le anestetizzi in tre settimane.

4. Essere veloci

Oggi il digitale è l’ultimo miglio. E nell’ultimo miglio dobbiamo essere veloci.”
Questa è la visione di Gabriele Benedetto, CEO di Telepass. Che, non a caso, ha deciso di integrare una digital factory come Wise Emotions dopo 3 anni di collaborazione.
La collaborazione con le startups è un percorso a tempo che deve portare ad un reciproco vantaggio ma che deve anche avere una data di scadenza. E qui è fondamentale essere d’accordo, fin da subito, su cosa succede dopo“. Per questo motivo Telepass adotta con ogni startup un modello di collaborazione diverso in considerazione delle diverse aspettative. Perciò la partnership con Urbi è stata impostata in modo differente rispetto a quanto fatto con Washout così come con Wise.”

5. Essere sostenibili

“Non c’è innovazione senza sostenibilità.” Ci ha ricordato Oscar di Montigny, Chief Innovation, Sustainability e Value Strategy Officer di Banca Mediolanum. Oggi abbiamo bisogno di “wise innovators: persone con mente imprenditoriale, cuore sociale e animo ecologico”.

Il dialogo con i CIO continua giovedì. Questa settimana (18 marzo) l’appuntamento è con Claudio Farina (Executive Vice President Digital Transformation & Technology di Snam). Giovedì 25 marzo sarà invece il turno di Patrick Oungre (Group Head of Innovation and corporate venture capital di ‎A2A).

Siete ovviamente invitati.

 

Alberto Onetti

Chairman (di Mind the Bridge), Professore (di Entrepreneurship all’Università dell’Insubria) e imprenditore seriale (Funambol la mia ultima avventura). Geneticamente curioso e affascinato dalle cose complicate.