Agrifood 4.0: la competitività del made in Italy passa dall’Open Innovation | Economyup

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Agrifood 4.0: la competitività del made in Italy passa dall’Open Innovation



Var Group ha intrapreso un percorso di open innovation che l’ha portata a investire sulla startup Apio. Focus: la filiera agroalimentare. Primo risultato: Trusty, innovativa piattaforma basata sulla DLT e su IBM Food Trust per la tracciabilità dei prodotti e la trasparenza del settore. Ecco i casi di applicazione

di Veronica Balocco

24 Mar 2021


Photo by Rodion Kutsaev on Unsplash

Esplorare le soluzioni più innovative in ambito IoT, AI, DLT, blockchain, ampliando le opportunità di digitalizzazione dei principali settori del Made in Italy. La collaborazione che Var Group ha intrapreso con Apio, nasce proprio con questo obiettivo ed è anche una tappa fondamentale di un percorso di Open Innovation volto a creare un ecosistema di soluzioni e competenze in grado di aumentare la competitività del settore agroalimentare e supportare la valorizzazione del Made in Italy.

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L’accordo, che prevede l’acquisizione del 10% della start-up nata nel 2014 per volontà di un gruppo giovanissimi studenti dell’Università Politecnica delle Marche, grazie alla sottoscrizione di un aumento di capitale, conferma “la fiducia che Var Group nutre – come fa presente il Ceo Francesca Moriani – nei confronti del ruolo che i giovani talenti, fondamentali portatori di competenze e di innovazione in un settore fondamentale per la nostra economia come appunto quello dell’agrifood e che, come emerge in una nota dell’azienda, grazie alla sinergia col Gruppo, si trasformano in valore per il business delle aziende”.

È appunto tutto il ricchissimo e complesso mondo della filiera agroalimentare a rappresentare il focus di questa collaborazione e delle prospettive a cui Var Group in collaborazione con IBM intende lavorare per portare nuovo valore in termini di soluzioni. L’unione delle forze di Apio e del team Var Group è oggi una best practice di questo percorso di open innovation che conta su proposte concrete tra cui una soluzione rivolta alla gestione delle politiche di tracciabilità, che può contribuire alla valorizzazione dell’eccellenza di uno dei comparti più importanti per l’economia nazionale, con la promozione della trasparenza dei prodotti finali. Il risultato in questo caso specifico è una piattaforma che prende il nome di “Trusty” e si presenta come un esempio di applicazione delle tecnologie DLT – Blockchain al settore Food & Beverage, basata sulle tecnologie IBM Food Trust. L’esito che giunge al consumatore finale si presenta sotto forma di semplice QrCode, che l’utente può inquadrare per ottenere tutte le informazioni in grado di ripercorrere la filiera produttiva, ma anche per stringere contatti e ricevere informazioni di contorno da parte del produttore. Per l’azienda, invece, il risultato finale si esprime in vantaggi competitivi e miglioramenti produttivi di inestimabile valore.

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Sfuttare il digitale per valorizzare i “segreti” di filiera

Non è, tuttavia, l’applicazione delle tecnologie DLT blockchain a rappresentare la vera novità della soluzione: secondo i dati dell’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio Rise dell’Università degli Studi di Brescia, infatti, oggi questa tecnologia rappresenta ben il 43% delle soluzioni disponibili, seguita da Qr Code (41%), mobile app (36%), data analytics (34%) e l’Internet of Things (30%).

Il tratto davvero disruptive della piattaforma è rappresentato, piuttosto, dalla capacità di sfruttare il digitale e le tecnologie che fanno riferimento a DLT – Blockchain per favorire le politiche di trasparenza del comparto, sempre più essenziali nel rapporto con la clientela, favorendo la condivisione dei dati, in modo sicuro, diffuso e accessibile anche ad un pubblico più vasto.

Ma non solo. Trusty trova la sua forza anche in una robusta capacità di penetrazione del mercato, grazie all’iscrizione gratuita cui si accompagnano funzioni free che permettono di tracciare il prodotto (mentre resta a pagamento una serie di funzionalità per l’automatizzazione dell’inserimento dei dati). Inoltre, grazie alla piattaforma, le aziende hanno modo di allargare la loro prospettiva anche ad altre piattaforme tecnologiche. L’obiettivo è creare un sistema che adotti standard di tracciabilità (un esempio è rappresentata da GS1 EPCIS) allo scopo di favorire le potenzialità di integrazione su piattaforme diverse.

Primi casi applicativi di successo

Proponendosi a un comparto particolarmente aperto al mondo 4.0 e che da solo vale il 9% del Pil, per un valore di 133 miliardi di euro, con il coinvolgimento di 1,3 milioni di imprese lungo tutta la filiera, dall’agricoltura alla ristorazione, e 3,2 milioni di persone di forza lavoro (fonte Nomisma, 2018), Trusty ha già trovato terreno fertile su cui far germogliare i propri semi.

È, ad esempio, il caso di Colli del Garda Gourmet, azienda produttrice di prosciutti con sede tra le colline del Garda, che custodisce il percorso produttivo dalla nascita dell’animale al confezionamento di 150 prosciutti crudi e circa 700 kg di prodotti cotti (coppa cotta, prosciutto cotto e pancetta) al mese, rigorosamente DOP. Desiderosa di migliorare e accelerare i processi di rintracciabilità, visibilità e controllo dei processi, ma anche di portare sul mercato un messaggio di alta qualità, innovazione e slancio competitivo, l’azienda ha scelto di far ricorso a questa piattaforma per ottenere un registro digitale immutabile e condiviso in cui inserire tutte le informazioni relative all’operato di ogni attore della filiera.

La risposta a questa esigenza è giunta proprio da Var Group, che allo scopo ha sfruttato la piattaforma IBM Food Trust, che combina moduli per la gestione della supply chain con le funzionalità proprie delle DLT – blockchain, per metterle al servizio della valorizzazione dell’intero ecosistema agroalimentare. Grazie a questo strumento è stato possibile lavorare sulla tracciabilità continua ed in tempo reale di tutte le fasi di produzione degli ordini, per strutturare una supply chain più vantaggiosa e sostenibile, garantendo la sicurezza e la freschezza dei mangimi per gli animali, riducendo la contaminazione incrociata, la diffusione di malattie e ottimizzando la durata di stoccaggio per eliminare gli sprechi.

Integrata con la piattaforma IBM, l’applicazione Trusty si è inserita nell’offerta offrendo a Colli del Garda Gourmet uno strumento unico per raccontare la storia dei propri prodotti in ogni canale di vendita. Tra i metodi di racconto del prodotto, anche il QRCode apposto sulle etichette dei salumi: inquadrando il codice, si visualizzano le informazioni specifiche di ogni singolo articolo, la storia delle sue lavorazioni, i passaggi chiave che lo rendono unico, oltre a dati utili all’acquisto, ricette, curiosità e spazi per i commenti.

Un successo vissuto anche da Meracinque, azienda risicola del Mantovano condotta da cinque sorelle che, ereditando la passione del padre agronomo, si distinguono oggi per la produzione di un Carnaroli Classico di alta qualità (“il migliore”, tengono a precisare), l’unico micro-natural, grazie ad un’esclusiva tecnologia giapponese che permette di non trattare chimicamente le piante. L’azienda ha scelto di avvalersi quindi di processi di Agricoltura innovativa, combinando l’agricoltura di precisione con i principi dell’Internet of farming, da affiancare a innovative politiche di sostenibilità agricola grazie alla collaborazione con Var Group e Apio, tramite l’innovativa piattaforma Trusty.

Vantaggi competitivi e maggior fiducia dai consumatori

In entrambi i casi il ricorso al digitale tramite la nuova soluzione tecnologica si è rivelato redditizio. “Tracciare l’attività prima era complesso e laborioso – fa notare Benedetta Tovo, una delle cinque sorelle di Meracinque -: ora invece, grazie a questa soluzione, riusciamo a rendere tutti i nostri step pienamente trasparenti”. Colli del Garda Gourmet, invece, spiega che la soluzione ha consentito di ottenere maggiore fiducia da parte dei consumatori, riducendo al contempo i rischi legati alla contraffazione, permettendo un risparmio dei costi e ottimizzando la produzione.

 

Veronica Balocco