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Bilanci

#2015up, Marco Gay (Confindustria): i segnali della ripartenza

11 Dic 2015

L’anno si chiude con un segno + che fa ben sperare, scrive il presidente dei Giovani imprenditori. Che assegna il titolo di Pmi del 2015 a Luisaviaroma e di migliore startup a King di Zacconi. Nota dolente: l’equity crowdfunding che non riesce a decollare

Marco Gay, presidente dei Giovani di Confindustria
Nel 2015 le previsioni sul Pil, anziché essere riviste al ribasso come negli anni scorsi, sono state finalmente riviste al rialzo. A fine anno, stando alle stime, la crescita si aggirerà sullo 0,8%. E sono stati positivi anche i numeri sulla produzione industriale. Ecco perché possiamo pensare a quello che sta per finire come a un anno di ripartenza. Certo, non è abbastanza. Ma da imprenditore, vedere il ritorno del segno più fa ben sperare. Il 2015 lo ricorderemo sicuramente come l’anno dell’Expo, una vetrina straordinaria non solo per l’agroalimentare ma per tutta l’industria e per il nostro patrimonio culturale turistico: abbiamo avuto tutto il mondo qui. Non è un caso che l’anno potrebbe chiudersi con un valore da primato per le esportazioni del made in Italy: 419 miliardi di euro, una performance migliore anche del periodo pre-crisi.

Se guardiamo al mondo delle innovazioni, ce ne sono state alcune particolarmente importanti per la vita delle imprese. Penso per esempio alla fatturazione elettronica, un risultato importante anche per la Pa, che finalmente può modernizzarsi e digitalizzarsi. Ci abbiamo messo cinque anni perché la norma diventasse realtà. Le aziende stanno iniziando ad adeguarsi: tra fine anno e inizio 2016, con la chiusura dei bilanci, ci auspichiamo che la novità vada a regime. Oltre alle innovazioni digitali, nel 2015 c’è stata un’altra novità di rilievo: la nascita dell’alternanza scuola-lavoro, una svolta perché permette ai ragazzi di avvicinarsi all’azienda come luogo di cultura e alle aziende di ricevere energia e spunti innovativi dai consumatori di domani.

Dovessi dare a un’azienda il titolo di Pmi italiana dell’anno, senza fare torto a nessuno sceglierei Luisaviaroma, la boutique toscana del lusso che vende offline e online e che può essere presa come dimostrazione dei benefici che la digital transformation può avere sui processi aziendali vecchio stile, sull’internazionalizzazione del made in Italy e in genere sulla competitività in un settore in cui l’Italia è al top: il sito fa quasi 5 milioni di visite, il fatturato, che era intorno ai 98 milioni di euro nel 2014, è cresciuto di circa il 15%, quasi tutte le vendite vengono ormai fatte via internet, in negozio è venduto solo il 10% circa della merce.

Quanto alle startup, invece, il mio “premio” va certamente al nostro secondo unicorno dopo Yoox, la King di Riccardo Zacconi: una società giovanissima che ha realizzato un videogame totalmente digitale come Candy Crush, ha battuto la rivale californiana Zynga e ha messo a segno una exit importante. Zacconi è la prova che di talenti digitali, in Italia, ce ne sono. E se avessimo avuto un ecosistema più evoluto – obiettivo a cui tanti di noi vogliono contribuire – non avrebbe avuto bisogno di cercare capitali all’estero e il suo successo forse sarebbe stato made in Italy al 100%.

Altre startup che ho piacere a menzionare sono quelle che abbiamo favorito, come Giovani di Confindustria

nei nostri startup contest. A Capri per esempio abbiamo premiato Photocert, che offre la certificazione delle fotografie e che può essere una forte innovazione nel mercato delle immagini. Un altro riconoscimento lo do a tutto l’ecosistema delle startup: sono quasi 5000, crescono velocemente, danno lavoro a circa 22 mila persone, è un’economia che sta crescendo e che abbiamo il dovere di raccontare non come un fenomeno di costume ma come una realtà di successo, da incoraggiare e aiutare. Questo mondo andrà di pari passo anche con quello delle Pmi innovative: naturalmente, moltissime Pmi sono già protagoniste dell’innovazione ma questo strumento introdotto quest’anno consentirà sempre di più di certificarne il potenziale innovativo e di farle crescere.

Il fatto più importante dell’anno per l’ecosistema è secondo me un’iniziativa a cui ha contribuito anche Confindustria Giovani, ovvero il lancio insieme a Ministero dello Sviluppo economico e Unioncamere di #Italyfrontiers, la vetrina per le startup che servirà come piattaforma per certificare le nuove imprese e favorire investimenti e progetti di open innovation.

L’operazione che probabilmente ricorderemo come la più significativa del 2015 è probabilmente la cessione di Grom, l’esempio di come un progetto ambizioso di made in Italy nato letteralmente in un garage possa dare vita a un’exit redditizia anche se non è legato al digital.

Anche per affetto, non posso non indicare Enrico Gasperini come il personaggio del 2015. Un caro amico, con cui ho passato gli ultimi nove mesi a realizzare un progetto di innovazione e modernizzazione digitale delle imprese che mi vede coinvolto personalmente. Enrico ha dato una spinta importantissima per portare il mondo dell’innovazione digitale anche al di fuori del recinto, verso le istituzioni e verso l’industria “tradizionale”. Una persona che mancherà molto a tutto l’ecosistema e di cui porteremo avanti le intuizioni e gli obiettivi.

Chiudo con una nota dolente: l’equity crowdfunding. Anche se abbiamo una normativa all’avanguardia, e siamo stati tra i primi ad adottarla in Europa, non riusciamo a far decollare questo strumento. C’è ancora difficoltà a comprenderne il modello di business e le startup lo considerano come ultima ratio per trovare capitali. Probabilmente si tratta soprattutto di un problema culturale. Dobbiamo tentare di risolverlo.

* Marco Gay, imprenditore attivo nel settore digitale, è presidente dei Giovani di Confindustria

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