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Exit

La spagnola Glovo compra Foodinho. Matteo Pichi: «Ecco come ho venduto la mia startup»

31 Mar 2016

Si tratta della prima exit del 2016 nel settore del food delivery. Il founder, che diventa country manager, racconta: «La trattativa è durata un paio di mesi e si è conclusa molto rapidamente. Loro hanno un business simile al nostro ma sono più innovativi. Ho chiesto che la nostra struttura resti intatta»

Il team di Glovo
Foodinho, startup italiana della consegna di cibo a domicilio, è stata acquistata da Glovo azienda spagnola che opera nel business dell’anything delivered (consegna a domicilio di qualsiasi prodotto). Si tratta della prima exit del settore nel 2016 e arriva proprio nella settimana in cui ha dominato la notizia delle dimissioni di Cristian Sarcuni, ex amministratore delegato di Hello Food, dopo la vendita della società a Just Eat da parte di Rocket Internet.

A poche ore dalla notizia, diffusa dal sito di informazione tecnologia TechCrunch, EconomyUp ha intervistato Matteo Pichi, founder ed ex CEO di Foodinho, ora Country Manager Italia di Glovo. «Glovo ha scelto di portare il suo business model in Italia partendo da una solida realtà come Foodinho» racconta Pichi «sono molto felice di questa operazione, anche perché d’ora in avanti le nostre opportunità commerciali si moltiplicano andando a lavorare su un modello che non è ristretto solo alla consegna di cibo a domicilio». Insomma Foodinho è ora parte di Glovo (la cifra dell’operazione è ancora segreta) e consegnerà qualsiasi prodotto, negozio o ristorante a casa in pochi minuti.

Matteo ci racconti come si è svolta l’operazione?
Un paio di mesi fa abbiamo iniziato questa trattativa, che si è conclusa molto rapidamente, nella quale ho venduto Foodinho a Glovo. Si tratta di un gruppo spagnolo che fa un business molto simile a quello di Foodinho, ma un po’più innovativo. Per questo ho deciso di vendere a loro. Ci hanno contattato mentre avevo già delle trattative importanti, ma le loro condizioni erano ottime. Per scelta aziendale però preferiamo non diffondere le cifre dell’operazione.

Quale sarà il nuovo modello di business?
Glovo aveva l’opportunità di entrare in maniera organica in Italia costruendosi un team da zero, ma ha preferito farlo comprando gli asset di Foodinho. Dai ristoranti ai bikers, fino anche al team. Partendo da qui si lavorerà a quello che ritengo sia il business del futuro in questo settore, cioè la consegna a domicilio di qualsiasi tipo di prodotto locale in 45 minuti. Per ora siamo a Milano prossimamente andremo anche a Roma. Glovo porta il suo business model – anything delivered – partendo dalla struttura già consolidata di Foodinho.

Non più Foodinho ma Glovo d’ora in poi?
Esatto. Il team di Foodinho passerà sotto la guida di Glovo, continuerà a lavorare a Milano e verrà ampliato da altre persone. Il marchio in sostanza sparirà e già da oggi diventerà Glovo. Il nostro prodotto di punta sarà l’app mobile Glovo nella quale si possono trovare tutti i nostri prodotti, ristoranti e partnership. In altre parole cambia il modello di business ma non cambiano le persone.

Tu sarai il Country Manager per l’Italia, giusto?
Sì. Il mio lavoro, devo essere sincero, sarà molto più stimolante di quanto non lo fosse in precedenza. Adesso ho infiniti sbocchi di business in cui poter rintracciare nuovi accordi commerciali. Le strategie da poter applicare ad una società del genere sono molto più stimolanti rispetto ad un modello basato solo sul food delivery.

Negli ultimi tempi si parlava di una Foodinho in crisi per via della concorrenza di giganti come Deliveroo e Foodora. Questa exit calza a pennello?
In tutta onestà devo dirti che abbiamo venduto nel momento in cui eravamo più forti. Detto ciò la competizione ovviamente riduce la torta in tre competitor. In ogni caso nonostante i competitor grazie alla selezione di ristoranti e alla nostra flotta molto veloce siamo riusciti ad avere ottimi risultati. Penso sia stato soprattutto questo il motivo per cui Glovo ha scelto proprio noi.

Tornando all’acquisizione, avete chiesto qualche tipo di garanzia?
Ho chiesto che il team e tutta la nostra struttura potesse rimanere intatta, con la possibilità di crescere e investire anche in termini di comunicazione e marketing.

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