Agrifood, 8 startup per la trasformazione digitale delle PMI | Economyup

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Agrifood, 8 startup per la trasformazione digitale delle PMI



Il percorso di open innovation avviato da Var Group con Ibm, dopo l’investimento su Apio, punta alla creazione di un ecosistema di startup in grado di accelerare la trasformazione digitale dell’agrifood italiano. Ecco quali sono. Lunedì 29 su Clubhouse l’incontro con i founder per conoscere i progetti

di Veronica Balocco, Martina Messina

27 Mar 2021


Cloud, blockchain, IoT, AI: un’ondata di tecnologia “travolge” il mondo dell’agrifood, dalle attività agricole fino alla ristorazione nel segno del 4.0, trasformando processi, modelli di business e strategie. Dalla piattaforma che controlla da remoto le arnie sino alla app che consente di ordinare e pagare il conto del ristorante dallo smartphone in modalità Covid-free, il comparto sta vivendo la sua trasformazione digitale.

La trasformazione digitale dell’Agrifood, dal campo al ristorante

Sfruttare la tecnologia IoT per monitorare il processo di crescita delle piante nei vivai? O affidarsi a una piattaforma avanzata, connessa a sensori IoT, satelliti e parco macchine, per gestire un’azienda agricola da remoto? E perché non usare il Cloud per permette ai clienti di un ristorante, tramite il suo smartphone, di chiamare il cameriere, ordinare e pagare dal tavolo? O magari posizionare sensori nelle arnie e nei nidi degli insetti per raccogliere dati, analizzarli con algoritmi ed intelligenza artificiale e fornire analisi di dati in tempo reale?

Le tecnologie digitali stanno cambiando l’ l’Agrifood, disegnando un mondo completamente nuovo, aperto alle potenzialità delle tecnologie 4.0 e quindi anche alle soluzioni proposte dalle startup.

Open innovation, il percorso di Var Group e Ibm per l’agrifood italiano

L’Agrifood oggi si fa sempre più Agritech grazie alla linfa più giovane e innovativa che arriva dalle idee e dalle soluziooni delle startup. Sull’innovazione del settore agrifood stanno investendo Var Group e da IBM, con un percorso di open innovation che ha già visto una importante partnership con APIO  e adesso punta alla creazione di un ecosistema di startup in grado di rispondere ai nuovi bisogni del mercato del food in tutte le sue dimensioni, dal campo con soluzione di precision farming, all’industria di trasformazione con tracciabilità e certificazione sino a al retail e ai servizi ai consumatori finali.

Lunedì 29 marzo, h.12.30, su ClubHouse l’incontro con le 8 startup selezionate da Var Group e IBM

8 startup per la trasformazione digitale dell’agrifood italiano

Ecco le 8 startup che lavorano sul rispetto del territorio, la valorizzazione delle materie prime e l’innovazione della filiera agroalimentare.

1. BeeSecure: IoT a servizio dell’apicoltura

Roberto Pasi, 34 anni, laurea in filosofia e una lunga esperienza da coordinatore di Cesenalab, l’acceleratore dell’Università di Bologna, si è riscoperto innovatore tecnologico del mondo che, per passione ed eredità familiare, da sempre gli appartiene: l’apicoltura. E con un gruppo di giovani amici non proprio “alle prime armi” nel mondo della Digital transformation, ha dato vita a BeeSecure, soluzione per lo sviluppo di sensori IoT di monitoraggio in tempo reale degli insetti impollinatori quali api, bombi, e altri. “Grazie ai sensori posti nelle arnie e nei nidi degli insetti – spiega – siamo in grado di raccogliere dati, analizzarli con algoritmi ed intelligenza artificiale e fornire analisi di dati in tempo reale ad agricoltori, ricercatori, aziende, consumatori e apicoltori”.

L’idea, che oggi opera su Italia (50%), Europa (30%) e Usa (20%), porta benefici non solo al controllo costi, produzione e qualità, ma aiuta anche a migliorare le performance e a lavorare sulla protezione degli insetti e la certificazione di filiera.

L’esempio concreto? “Quel nostro cliente che un mattino è andato a controllare le sue 120 arnie e non si è trovato più nulla – racconta Pasi -: un danno da 120mila euro che grazie alle nostre soluzioni, che comprendono anche Gps antifurto per apicoltori, abbiamo risolto nel giro di tre ore. Riportando le api al legittimo proprietario”. Ma vantaggi diretti sono sperimentabili, ad esempio, anche dagli apicoltori dediti al nomadismo, al costante inseguimento delle fioriture, che con l’app BeeSecure posso monitorare costantemente da remoto salute delle api e produzione di miele.

E perché non guardare anche oltre? BeeSecure, nata grazie a due seed investor (totale raccolto 185mila €), a un bando europeo (Por.Fesr e ClimateKic) da 90mila euro e a partnership con varie università e centri di ricerca europei e americani per lo studio delle api, si sta già muovendo per lavorare su altri tipi di impollinatori, anche come partner di realtà che studiano gli impatti delle attività sul climate change.

2. Wenda: sostenibilità nella food chain

Sostenibilità, d’altro canto, è fra le parole d’ordine più diffuse di questi tempi. Wenda, nata come startup in ambito foodtech supportata da investitori internazionali e oggi azienda che collabora con i maggiori player del settore Food & Beverage a livello globale, è il perfetto esempio di chi lo sa bene.

Realtà fondata sul connubio fra tecnologia ed elemento umano, e frutto degli investimenti di Maersk e di Cdp Venture capital attraverso il Fondo nazionale innovazione, Wenda oggi è composta da un team di innovatori giovani ed esperti impegnato nel contribuire a creare una food chain più sostenibile, attraverso la creazione di tecnologie in grado di cambiare il mercato.

In che modo? Attraverso una piattaforma all-in-one fondata sul Cloud e in grado di offrire insight data-driven in una piattaforma singola. “Nel dettaglio – chiarisce Mattia Nannetti, che ha partorito il progetto tra i banchi del dipartimento di Agraria dell’Università di Bologna grazie anche agli spunti del co-founder Antonio Catapano, conosciuto come docente di un seminario sull’innovazione tecnologica nell’agroalimentare – si tratta di una soluzione collaborativa che raccoglie, analizza e condivide in automatico i dati della supply chain, integrandosi automaticamente con strumenti di misura, data logger e software gestionali, di logistica e di qualità già in uso”.

La soluzione, specificamente immaginata per Gdo e Do, ristorazione collettiva e commerciale, distribuzione e ingrosso alimentare e dettaglio alimentare, nasconde in realtà  – sotto gli evidenti benefici in termini di creazione di fiducia col cliente, efficienza operativa, mitigazione dei rischi e semplificazione dei processi – una mission di stampo etico: ridurre gli sprechi alimentari, offrire una maggior sicurezza al consumatore e favorire la trasparenza della filiera.

3. BitGood: restituire dignità ai prodotti per ridurre gli sprechi

Ridurre gli sprechi è il “pallino” anche di un’altra delle start-up germogliate di recente nel mondo Agrifood, anche se questa volta il campo d’azione va anche oltre. Il progetto, chiamato BitGood, è frutto del lavoro di Deeplab, start-up innovativa nata dalla collaborazione fra un’azienda di esperienza decennale in innovazione It e un’organizzazione di rappresentanza delle piccole e medie imprese: una realtà che deve la sua nascita all’interesse dei founder per la blockchain e per un approccio che concepisca “la tecnologia come strumento a supporto della società, e non più come unico mezzo speculativo”. Quel che ne è emerso è una nuova esperienza imprenditoriale dedicata al rapporto tra società e impresa, che oggi si propone al mercato attraverso una piattaforma tecnologica che mette in relazione chi possiede eccedenze (produttori, distributori, ristoratori, privati) con gli enti del terzo settore.

“Il nostro obiettivo? Ridurre gli sprechi tramite soluzioni e applicazioni differenti, dando un forte impatto in termini di circular economy e restituendo dignità ai prodotti introducendoli in nuovo ciclo vitale”, fa notare il founder Marco Cosentino, la cui idea ha goduto del supporto di Confesercenti, Protezione civile, ANCI (Associazione nazionale Comuni italiani) e Banco alimentare. Nel dettaglio, attraverso il ricorso ad IBM Cloud e alla tecnologia blockchain, BitGood consente di certificare in maniera trasparente il corretto utilizzo della donazione (lato beneficiari) e assicurare che i prodotti offerti arrivino all’effettiva destinazione (lato donatori), rilasciando automaticamente l’atto notorio o la certificazione trimestrale dell’ente/comune, in modo da rendere più veloci le pratiche burocratiche.

Il proposito ora è quello di coinvolgere tutte le amministrazioni comunali d’Italia, trovando appiglio normativo nella Legge Gadda (n 166 del 19/08/2016) che, regolando la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi, ha introdotto incentivi ai donatori in termini di detrazioni fiscali e riduzione della Tari. E nel futuro, data l’importanza di un’attività sociale che, come questa, lavora attivamente per il sostegno alla povertà, la prospettiva è quella di allargare lo sguardo anche al resto d’Europa.

4. ChainPlug: “insinuare” la blockchain nei processi di lavoro

Blockchain come strumento di business, in grado di insinuarsi all’interno dei processi lavorativi e di fornire applicazioni decentralizzate modulari sui suoi principali campi di applicazione: dalla certificazione ed automazione dei dati, alla certificazione della tracciatura nella supply-chain, siano agli smart contracts e alla notarizzazione di documenti. Il tutto proponendo un business model Blockchain-as-a-Service, direttamente testabile, componibile ed integrabile online. È la proposta di Chainplug, start-up che si rivolge alle Pmi (ma non solo) del campo Agrifood e delle aree di business contigue e necessarie alla produzione di un bene o servizio: “Dai responsabili delle aziende agricole agli eventuali responsabili delle tecnologie adottate, sino ai responsabili di produzione e logistica e comunque a tutte quelle aree aziendali coinvolte all’interno di un flusso di lavoro predefinito”, puntualizza il co-founder Donato Russo.

A motivare l’idea di Russo e un team di ingegneri e sviluppatori informatici è stata un’intuizione: sfruttare le potenzialità della blockchain, dell’IoT e dell’AI per creare uno strumento ready-to-go che consenta alle Pmi dell’Agrifood di innovare il loro rapporto con il grande patrimonio del mondo 4.0, ovvero i dati. “Grazie alla nostra tecnologia – spiega Russo – le Pmi del comparto hanno porte aperte verso numerose opportunità: la certificazione di identità e prodotto nonché degli strumenti IoT utilizzati per la raccolta e trasmissione dei dati rilevati; la certificazione ed automazione dei dati generati; la certificazione ed automazione dei dati relativi alla tracciabilitá della provenienza e supply-chain; la notarizzazione di documenti e dati, anche allo scopo di Auditing”.

E mentre Chainplug, lato azienda, consente di effettuare innovazione sul campo e riconoscimento della provenienza e qualità dei prodotti o delle materie prime, oltre a una rapida creazione di ecosistemi collaboranti, essa permette anche ai vari stakeholders, inclusi i consumatori, di essere informati sugli aspetti relativi ai loro interessi.

5. Ubico: promuovere prodotti e territori grazie all’intelligenza artificiale

Improntato all’innovazione spinta è anche l’approccio proposto da Ubico, start-up che propone un avanzato sistema di comunicazione e marketing multicanale 4.0 basato sull’intelligenza artificiale. Obiettivo: permettere ad aziende, enti ed associazioni di condividere con gli utenti in maniera semplice ed estremamente efficace qualsiasi tipo di informazione, creando e mantenendo relazioni.

La struttura di Ubico, molto simile a quella delle reti neurali, permette di connettere tra loro soggetti di varia natura, consentendo di riprodurre nel sistema qualsiasi tipo di organizzazione gerarchica, rendendolo particolarmente efficace in molti contesti. “La soluzione – spiega il co-fouder Marco Ciofetta – si concretizza in una piattaforma di marketing e comunicazione digitale integrata con l’AI, in grado di proporre ai residenti e ai visitatori delle aree di interesse una vasta offerta di occasioni di fruizione del territorio, dall’attrazione cultural alla gastronomia. A questo si affianca un’app in via di sviluppo, con cui l’utente avrà la possibilità di esprimere delle preferenze per personalizzare la schermata”. I vantaggi per il cliente? Immediati in termini di marketing: dall’acquisizione di visibilità alla possibilità di accedere all’e-commerce e alle varie potenzialità tecnologiche, con opportunità di connessione fra le varie realtà.

Per Ciofetta si tratta della realizzazione di un sogno maturato quattro anni fa negli Stati Uniti, quando per caso, un giorno, si perse all’interno di un centro commerciale mentre era alla ricerca di un negozio Bose. “Quel giorno mi sono posto una domanda – racconta -: perché non creare un sistema di orientamento all’interno del centro commerciale basato su tecnologie di intelligenza artificiale applicate al proximity marketing? Quell’idea è pian piano diventata realtà grazie al lavoro portato avanti con l’ingegnere elettronico Nicola Cesaroni. E si è poi estesa ad una frontiera ancor più ampia: non limitarne l’utilizzo agli spazi chiusi”. Sulla base di questo input, ha così preso vita un progetto come Soul of Italy, allo scopo di connettere i player di un determinato territorio e favorire la nascita di nuove sinergie”.

6. Zerynth: come il bruco si fa farfalla, così il “vecchio” diventa connesso e innovativo

Ma perché non pensare alla tecnologia, e in particolare le soluzioni IoT, come uno strumento per favorire non solo il business, ma anche la gestione diretta e concreta delle colture? La risposta della start-up Zerynth è una piattaforma che monitora il processo di crescita delle piante nei vivai attraverso dei sensori inseriti nei vasi. La soluzione, che comprende hardware e software, permette di monitorare  costantemente i parametri fondamentali per controllare in real time lo stato di salute della pianta, oltre ai livelli di consumo di acqua e di energia e allo stato di funzionamento degli impianti.

Per una Pmi Agrifood si tratta di un’opportunità non da poco. I benefici che derivano dall’uso di uno strumento di questo genere, infatti, si estendono su tutte le fasi del processo produttivo: dall’ottimizzazione del mix più corretto di concimi alla riduzione dei costi (-30% della necessità di interventi onsite da parte degli agronomi e riduzione della manodopera), sino alla digitalizzazione della documentazione relativa alla pianta, alla possibilità di ricevere una reportistica e notifiche in real time, nonché di generare nuove forme di ricavo innovando il modello di business. Per non parlare, poi, dei benefici indiretti che si riversano anche sull’ambiente, con un risparmio medio di acqua del 20% nei vivai.

Supportata da un team di circa 30 persone esperte in IoT e forte di numerosi progetti di successo realizzati in diversi settori industriali, Zerynth ha goduto dell’appoggio finanziario di Vertis venture capital, oltre alla collaborazione con partner tecnologici e system integrator, e oggi rappresenta un interlocutore di fiducia per il mondo dell’Industrial IoT e del B2B di comparto.

“Siamo nati nel 2015 tra le aule dell’Università di Pisa, dall’idea dei quattro co-founder Gabriele Montelisciani, Giacomo Baldi, Gualtiero Fantoni e Daniele Mazzei di voler connettere un  sistema che connesso non è – spiegano i promotori della start-up -. Il nostro nome? Così come il bruco che si trasforma in farfalla Zerynthia, l’idea che ci muove è quella di trasformare vecchi sistemi in prodotti connessi e altamente innovativi grazie alla tecnologia IoT”.

7. xFarm: digitalizzare le aziende agricole per aiutarle a concentrarsi sul core business

Non lontana da questa vision è anche l’idea che si nasconde dietro xFarm, start-up che rinnova il mondo Agrifood con la creazione di un ecosistema digitale fondato su un mix di Internet of Things, Cloud Precision Farming, Modellistica previsionale, AI e Machine learning.

“La nostra mission – spiega il co-founder ed Head of Product Matteo Vanotti, con cui collabora un team di 15 persone con un range di età che va dai 20 ai 45 anni circa – è sviluppare una piattaforma avanzata per la gestione delle aziende agricole, il cosiddetto Farm management information system, connessa a sensori IoT xFarm, satelliti e parco macchine. In altri termini, il nostro obiettivo è creare uno strumento unico che accompagni l’agricoltore in ogni lavorazione, in modo semplice e visuale. Crediamo infatti che la tecnologia debba aiutare le aziende agricole, facendo risparmiare tempo e lasciandole concentrare su ciò che è davvero importante: riempire i piatti di miliardi di persone!”.

Supportata da un round da 3 milioni di euro con United Ventures e con la partecipazione del fondo svizzero TiVenture, la start-up collabora oggi con decine di partner “al fine di integrare nuovi servizi nel nostro ecosistema e di aprirci a nuovi mercati”, chiarisce Vanotti.

Il risultato vanta ormai un parterre di ben 45.000 agricoltori “connessi” (la formula va dall’abbonamento alla modalità freemium, con versione gratuita dell’app espandibile con abbonamenti, sino al servizio SaaS per gli stakeholder), per un totale di oltre 500.000 ettari digitalizzati.

Ma con quali vantaggi concreti? La risposta del mercato, secondo quanto fa notare il co-founder, è positiva: “I benefici – spiega – vanno dalla gestione ottimizzata dell’azienda, con risparmio di tempo, denaro e miglioramento della produzione in termini di rese e qualità”, sino all’attuazione di una policy di “tracciabilità di campo ad alto valore aggiunto, con aumento della sostenibilità delle produzioni”.

8. Leonard: la tecnologia a servizio della ristorazione (e dei suoi clienti)

Leonard è la startup a cui si deve uno dei più avanzati software destinati al mondo della ristorazione: finalizzata a rendere l’esperienza di prenotazione e ordinazione dei clienti semplice e fluida, la soluzione punta in particolare ad incrementare il fatturato e migliorare la qualità della vita degli imprenditori.

In che modo? “Da un lato permette al consumatore, tramite il suo smartphone, di chiamare il cameriere, ordinare e pagare dal tavolo, oppure prenotare un tavolo, ordinare a distanza con ritiro o con consegna a domicilio – spiega il co-founder Marco Ottolini -. Dall’altro, consente al ristoratore di ottimizzare il flusso di informazioni tra la cucina e i camerieri, con un servizio più veloce e una rotazione dei tavoli più veloce. I dati raccolti consentono infatti a Leonard di fornire statistiche e suggerire miglioramenti al flusso di lavoro tra cucina e camerieri”.

La start-up, lanciata all’inizio del 2020, ha raggiunto in pochissimo tempo ben 60 clienti sulla piazza di Roma, poi si è scontrata con le restrizioni dovute alla pandemia, che hanno colpito al cuore il mondo della ristorazione imponendone, di fatto, un pesante rallentamento. Home delivery e asporto restano comunque ambiti facilmente gestibili con Leonard, che ora ha messo in lavorazione anche un sistema di integrazione con i fornitori per gestire in automatico il riordino di  prodotti e materie prime. “Tenendo presente – puntualizza Ottolini, che è al lavoro sulla soluzione con il collega Michele Pavone – che la soluzione è in grado anche di mettere in relazione chi possiede delle eccedenze (produttori, distributori, ristoratori, privati) con gli enti del terzo settore”.

Al momento Leonard vende il servizio con un abbonamento annuale prepagato flat, ma, in corrispondenza con l’auspicata crescita dei numeri (e quindi con un’altrettanto auspicata uscita dall’emergenza), è in programma l’implementazione di un sistema di pagamento mensile, calibrato sulla quantità di servizi usufruiti con possibilità di interrompere in ogni momento.La sensazione, comunque, è che anche davanti alle difficoltà del momento la soluzione sia già pronta ad afferrare le leve del New Normal. Che tutte le funzionalità offerte siano Covid-free non è infatti dettaglio secondario, nello scenario che attende il mondo della ristorazione post-pandemia. Ma i benefici si estendono anche agli aspetti di stampo più prettamente competitivo: “Uno dei nostri clienti, che era solito gestire le domande con iPad collocati sui tavoli e direttamente manovrati dai clienti, ha risolto ogni problema di sicurezza sanitaria e di gestione dell’hardware con la piattaforma Leonard – conclude infatti Ottolini -: ora non deve più disinfettare i laptop ad ogni uso, né occuparsi della loro manutenzione, con relativi costi. Tutto è gestito direttamente dagli smartphone dei clienti”.

Veronica Balocco

Martina Messina

Laureata in Economia e gestione delle aziende in Bocconi, ha frequentato il master Media/multimedia e comunicazione digitale dell'Università Cattolica.