Perché le startup servono alle banche? Ci sono almeno due motivi... - Economyup

L'ANALISI

Perché le startup servono alle banche? Ci sono almeno due motivi…



Le startup, quelle brave, sono efficaci nel risolvere un problema con una soluzione innovativa. E hanno un modo di lavorare diverso da quello delle aziende. Quindi più la relazione con le banche aumenta, più queste potranno rispondere alle domande che arrivano dal mercato con l’Open Finance

di Laura Grassi, Piergiorgio Grossi

15 Feb 2022


Immagine di Gajus da Shutterstock

Maggiore collaborazione e minore concorrenza. È questa la direzione che sta prendendo il rapporto tra startup fintech e altri attori, finanziari e non, confermando il superamento di un modello di aperta competizione che si era stabilito tra le parti. Negli ultimi anni abbiamo infatti assistito alla nascita di numerose partnership che stanno contribuendo alla creazione di un vero e proprio ecosistema finanziario, sia a livello globale – con il 54% delle startup che dichiara di avere partnership con attori non finanziari, il 32% con attori finanziari e il 30% con altre startup – che nel nostro Paese, ad esempio con le collaborazioni nate tra Enel X e Tink o tra illimity e Fabrick.

Banche e startup, la spinta alla collaborazione

Questa forte spinta alla collaborazione è frutto anche dei bisogni espressi direttamente dai consumatori, che ben si sposa con il concetto di Open Finance. Secondo quanto emerso dalla ricerca dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano, oggi i consumatori non si vogliono limitare alla consultazione del proprio saldo o dei movimenti bancari, ma chiedono di poter usufruire anche di servizi percepiti a maggiore valore aggiunto come quelli che facilitino la visualizzazione e il pagamento delle bollette delle utenze (47% dei consumatori italiani), o il legame con l’identità digitale (38%), la telefonia mobile (36%) e la mobilità (34%). Chiedono, in sostanza, un unico e funzionale spazio per poter usufruire di servizi finanziari e non.

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Le aziende, e così le banche, si sono esercitate per anni su paradigmi che avevano come obiettivo l’efficienza che il Vocabolario Treccani definisce come “la situazione di massima capacità produttiva, e cioè di costi minori possibili”. In un contesto che cambia, ma cambia non così velocemente, la capacità di essere ottimizzati, snelli, attenti ad un oculato uso delle risorse è una caratteristica che permette di avere un buon successo. Tante teorie di management da questo concetto di efficienza hanno questo alla loro radice, compresa la Lean.

Il passaggio dall’efficienza all’efficacia in azienda

Quando lo scenario è cambiato, quando sono arrivate prima la globalizzazione, poi Internet e i social media, ci siamo trovati in un contesto in cui non era più l’efficienza a farla da padrone ma l’efficacia, ossia la “capacità di produrre pienamente l’effetto voluto” (Treccani).

Quando il contesto si muove velocemente, è questa capacità di andare rapidamente sul mercato e trovare quelle soluzioni nuove che rispondono ai nuovi bisogni dei clienti.

Il problema aggiuntivo di questo periodo di grande instabilità è che “l’effetto voluto” non è particolarmente noto: quali sono i nuovi bisogni? Le nuove tecnologie e i nuovi paradigmi che ruolo possono avere nella nostra vita? E come deve cambiare la nostra azienda, la nostra strategia, la nuova gamma prodotti / servizi di conseguenza? Di quali nuovi strumenti organizzativi e di quali competenze ci dobbiamo dotare per competere?

Come le startup posso aiutare le aziende/banche

Ed è qui che entrano in gioco le startup. Come possono le startup aiutare le aziende in questo processo e perché le aziende sono così interessate al tema? Per un motivo più ovvio e per un motivo meno ovvio.

Il motivo più ovvio è lo sviluppo di nuove soluzioni innovative

Le startup quelle brave, per definizione, sono molto efficaci (e spesso efficienti) a risolvere un problema specifico, a farlo bene, in modo innovativo, velocemente. Che è esattamente quello che serve alle grandi aziende che amano soluzioni orizzontali, omnicomprensive, generiche, stabili. Che insomma amano “piacere a tutti e a rischio zero”.

Il motivo meno ovvio è che le startup lavorano in modo diverso

Le startup non sono piccole aziende che scimmiottano le grandi, ma adottano paradigmi che si basano su valori diversi. E questo vale dalla relazione che hanno con il cliente a come gestiscono il budget, passando per come fanno product management o rilasciano il software.

Il fatto di lavorare con loro permette alle banche di conoscere questo modo e, facendo esperienza diretta, di valutarne l’applicabilità all’interno dei propri processi. Certamente più questa relazione Azienda / Banca – Startup è forte, più questo potenziale passaggio di conoscenza e competenza è forte, da qui l’opportunità di valutare azioni di Corporate Venture Capital e cioè un Venture che non ha (solo) obiettivi finanziari ma industriali. Ma questa è un’altra storia…

 

Laura Grassi

Direttrice dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano dove è titolare del corso in Investment Banking e dove svolge attività di ricerca e formazione su temi Fintech e di…

Piergiorgio Grossi

Chief Innovation Officer di Credem Banca, è stato Chief Information and Digital Transformation di Ducati Motor ed Head of Information Systems del Team F1 Ferrari. È co-founder di Impact Hub…