futuro dei pagamenti

Massimiliano Gallo (Bancomat): “La sfida è il passaggio dalla carta al wallet digitale”



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Massimiliano Gallo, Responsabile Acceptance di BANCOMAT, delinea l’evoluzione dei pagamenti elettronici in Italia. Tra l’integrazione dei sistemi domestici europei e il nuovo wallet digitale, l’obiettivo è un ecosistema sicuro, economico e tecnologicamente avanzato

Pubblicato il 6 apr 2026



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Massimiliano Gallo, Responsabile Acceptance di BANCOMAT
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Punti chiave

  • Il circuito domestico resta centrale: secondo BANCOMAT oltre il 62% degli esercenti accetta carte di debito, favorendo convenienza economica e diffusione dei pagamenti digitali.
  • Transizione al wallet digitale e integrazione di BANCOMAT Pay per pagamenti contactless via NFC, supportando sia l’e-commerce sia i pagamenti POS.
  • Strategia europea e innovazione programmabile: integrazione con EPI e Vipps per interoperabilità paneuropea e sviluppo di EURBank come stablecoin infrastrutturale.
Riassunto generato con AI

Il panorama dei pagamenti elettronici in Italia sta attraversando una fase di profonda trasformazione, spinta dalla necessità di coniugare l’efficienza dei circuiti domestici con le nuove abitudini di consumo digitali. Durante il convegno del 12 marzo 2026 Innovative Payments: nuovi orizzonti digitali, organizzato dall’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, sono stati delineati i pilastri di questa evoluzione. Massimiliano Gallo, Responsabile Acceptance di BANCOMAT, ha illustrato come la digitalizzazione stia coinvolgendo non solo i consumatori ma anche, in misura crescente, gli esercenti, attraverso lo sviluppo di strumenti evoluti che puntano a semplificare l’esperienza d’acquisto sia nel mondo fisico che in quello online.

Il valore strategico del circuito domestico per l’economia italiana

L’accettazione dei pagamenti digitali da parte dei merchant rappresenta il primo indicatore di salute dell’ecosistema nazionale. Secondo i dati forniti da Massimiliano Gallo, l’Italia mostra una spiccata propensione per le soluzioni domestiche: oltre il 62% degli esercenti accetta transazioni con carte di debito, un dato che conferma come il debito sia l’asset trainante nel Paese. Questa preferenza non è casuale ma deriva da una precisa valutazione economica da parte degli operatori commerciali.

Gallo sottolinea come la capillarità del brand BANCOMAT sia sostenuta da una convenienza strutturale rispetto ai player globali. “Quando un prodotto è emesso a livello nazionale, ha un costo due o tre volte minore rispetto a un circuito internazionale; il che vuol dire che è preferito dai clienti ed è super preferito dagli esercenti”. Questa differenza di costi agisce come una leva fondamentale per incentivare la digitalizzazione dei punti vendita, permettendo al contempo agli istituti bancari di fornire uno strumento di accesso diretto al conto corrente che viene percepito come familiare e affidabile dalla popolazione.

La centralità del wallet digitale nelle strategie di sistema

Il passaggio dalla carta fisica al wallet digitale rappresenta la sfida più rilevante del biennio 2024-2025. BANCOMAT ha intrapreso un percorso di innovazione che mira a trasformare radicalmente il modo in cui i cittadini interagiscono con il proprio denaro. L’obiettivo è la creazione di un wallet digitale di sistema, una piattaforma tecnologica che consenta di dematerializzare completamente gli strumenti di pagamento tradizionali.

L’attività di sviluppo si è concentrata inizialmente sul rilascio di carte digitali su piattaforme terze, per poi evolvere verso una soluzione proprietaria legata a BANCOMAT Pay. Questo wallet digitale non è più concepito come un semplice contenitore di carte, ma come un centro di servizi integrato che le banche potranno adottare in due modalità distinte:

  • Integrando la tecnologia direttamente all’interno dei propri sistemi e applicazioni proprietarie.
  • Utilizzando l’infrastruttura di BANCOMAT come wallet di riferimento per i propri clienti.

L’aspetto tecnologico più rilevante di questa iniziativa riguarda la versatilità d’uso. Massimiliano Gallo ha confermato che la nuova architettura sarà abilitata alla tecnologia NFC (Near Field Communication), permettendo così pagamenti contactless non solo entro i confini nazionali, ma anche a livello europeo e internazionale. Questo posiziona il wallet digitale di BANCOMAT come uno strumento globale, capace di gestire con la stessa fluidità transazioni e-commerce e acquisti presso i terminali POS fisici.

L’espansione dell’e-commerce e il modello account-to-account

Parallelamente allo sviluppo del wallet digitale, si osserva una crescita costante delle transazioni nel commercio elettronico. In questo ambito, BANCOMAT Pay sta cambiando pelle, superando la sua natura originaria di servizio Peer-to-Peer (P2P) per affermarsi come metodo di pagamento strutturato per i grandi merchant e per la Pubblica Amministrazione.

Un ruolo cruciale in questa transizione è giocato dal modello account-to-account (A2A). Questa tipologia di pagamento, che permette il trasferimento diretto di fondi tra conti correnti senza l’intermediazione dei circuiti di carta tradizionali, sta guadagnando quote di mercato significative. Gallo prevede che l’impatto di queste transazioni sarà ancora più evidente nei dati del prossimo anno, grazie alla crescente integrazione con le istituzioni pubbliche e i grandi operatori del mercato. La combinazione tra la sicurezza del circuito domestico e la rapidità dell’account-to-account promette di offrire un’alternativa competitiva ai metodi di pagamento tradizionali, alimentando un segmento che continua a crescere con variabili positive costanti.

Verso un’Europa dei pagamenti: l’integrazione con EPI e Vipps

La visione di BANCOMAT non si esaurisce entro i confini italiani. La seconda grande sfida citata da Gallo riguarda l’integrazione dei sistemi domestici in un quadro europeo unitario. Attraverso la firma di un Memorandum of Understanding (MoU) con EPI (European Payments Initiative) e Vipps, l’azienda si pone alla guida di un processo di interconnessione tecnologica senza precedenti.

Il progetto prevede la creazione di una società tecnologica dedicata all’integrazione dei sistemi di 13 nazioni europee. Non si tratta della nascita di un nuovo circuito che si aggiunge a quelli esistenti, ma di una vera e propria infrastruttura di collegamento. Secondo le dichiarazioni di Gallo, l’obiettivo è “interconnettere i sistemi domestici per fare dell’Europa un ‘sistema Paese’ in questo senso, rilasciando ovviamente un prodotto che ha degli appealing economics diversi da quelli attuali”.

Questa operazione permetterà a circa 130 milioni di potenziali clienti di utilizzare i propri strumenti di pagamento domestici in modo trasparente e interoperabile in gran parte del continente. L’integrazione dell’account-to-account su scala europea rappresenta dunque la naturale prosecuzione della strategia del wallet digitale, estendendo i benefici di economicità e sicurezza tipici del circuito nazionale a un mercato molto più vasto.

L’innovazione programmabile: il progetto stablecoin EURBank

L’ultima frontiera dell’innovazione presentata da BANCOMAT riguarda il settore degli asset digitali e delle valute programmabili. È stato annunciato ufficialmente che, a partire da ottobre 2025, l’organizzazione è al lavoro sullo sviluppo di una stablecoin legata all’euro, denominata provvisoriamente EURBank.

In questa iniziativa, BANCOMAT non agirà come emittente diretto della moneta digitale, ma manterrà il suo ruolo istituzionale di infrastruttura tecnologica. La strategia delineata da Gallo prevede che la società diventi il circuito di interconnessione per le diverse stablecoin che le singole banche decideranno di lanciare sul mercato. Questo approccio permetterà di mantenere un controllo rigoroso e una piena interoperabilità tra gli istituti, garantendo che le nuove forme di denaro digitale possano circolare in modo sicuro ed efficiente all’interno del sistema bancario nazionale.

La combinazione di queste direttrici — il consolidamento del debito, l’evoluzione del wallet digitale, l’integrazione europea e l’apertura alle stablecoin — definisce una traiettoria chiara per il prossimo futuro dei pagamenti. L’obiettivo finale rimane quello di garantire agli italiani e agli esercenti strumenti che continuino a essere preferiti per la loro efficacia e, soprattutto, per la loro sostenibilità economica.

FAQ: Fintech – BankingUp

Il Fintech rappresenta la trasformazione digitale nell’industria del banking e dei servizi finanziari. È l’applicazione dell’innovazione tecnologica al settore finanziario che sta rivoluzionando il modo in cui vengono erogati i servizi bancari tradizionali. Questa trasformazione coinvolge diversi ambiti: dal retail banking alle criptovalute, dalla blockchain agli instant payments, dal mobile banking all’open banking. BankingUp è il primo canale dedicato al futuro delle banche e dei servizi finanziari, che monitora news, tendenze, scenari e startup del settore. La digitalizzazione sta permettendo lo sviluppo di nuovi modelli di business e l’ingresso di nuovi player nel mercato, creando un ecosistema finanziario più integrato e collaborativo dove clienti, banche tradizionali e nuovi operatori possono interagire per offrire soluzioni innovative e personalizzate.

Il mercato delle startup Fintech in Italia sta attraversando una fase di maturità e consolidamento. Secondo l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, a fine 2024 si contavano 596 startup fintech attive, in lieve calo rispetto alle 622 del 2023. Nonostante questa riduzione numerica, le startup esistenti hanno rafforzato la propria posizione attraverso sinergie con partner industriali e finanziari, dimostrando capacità di adattamento e resilienza. Tra le realtà italiane più affermate troviamo Satispay, Scalapay e Credimi. Altri esempi significativi includono Cardo AI, specializzata nello sviluppo di tecnologie avanzate per la finanza strutturata, che ha recentemente concluso un’exit totale con un round Series A da 15 milioni di dollari, e Volume, startup fintech fondata a Londra dall’italiano Simone Martinelli, specializzata in pagamenti account-to-account, che ha raccolto 6 milioni di dollari in un round di finanziamento. I finanziamenti complessivi sono aumentati del 44% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 250 milioni di euro, e anche i ricavi hanno registrato una crescita del 29%.

Le startup Fintech devono affrontare diverse sfide significative nel loro percorso di crescita. Una delle principali è l’accesso ai capitali: il 46% è impegnato nella ricerca fondi e solo il 12% ha identificato investitori adeguati al round pianificato. I round sono spesso destinati allo sviluppo del prodotto più che all’espansione in nuovi mercati, e l’ammontare dei fondi è generalmente contenuto (oltre il 50% delle richieste è inferiore a 2 milioni di euro). Un’altra sfida importante è il passaggio dalla sperimentazione all’industrializzazione di prodotti e servizi, in un mercato che sta entrando in una nuova fase di maturità. Inoltre, le startup devono affrontare la complessità normativa e la concorrenza sia delle banche tradizionali che stanno digitalizzando i loro servizi, sia di altre fintech. La capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e di costruire partnership strategiche con attori consolidati diventa quindi fondamentale per la sopravvivenza e il successo in questo settore.

Nel 2024, le tecnologie sono il fulcro dell’offerta delle startup fintech, che puntano soprattutto su quelle più consolidate, come API (adottate dal 70%) e Artificial Intelligence (43%). Tra le tecnologie emergenti, si distingue la crescita significativa della Generative AI, adottata dal 26% delle startup, principalmente per ottimizzare processi di back-office. Altre tecnologie rilevanti includono la blockchain, utilizzata per garantire maggiore sicurezza e trasparenza nelle transazioni finanziarie, e l’Internet of Things (IoT), che sta collegando dispositivi fisici alla rete per consentire una gestione più intelligente delle risorse finanziarie. Queste innovazioni tecnologiche permettono di analizzare i rischi in tempo reale, prevedere insolvenze e migliorare la precisione delle decisioni strategiche. L’adozione di queste tecnologie sta trasformando radicalmente il modo in cui vengono erogati i servizi finanziari, rendendo possibili nuovi modelli di business e migliorando l’esperienza utente.

L’Open Banking è una condivisione dei dati tra i diversi attori dell’ecosistema bancario, autorizzata dai clienti, scaturita dalla PSD2 (Payment Services Directive 2), direttiva europea sui pagamenti digitali emanata nel 2018. Questa innovazione ha portato una vera disruption nel mondo bancario, obbligando per la prima volta le banche europee ad aprire le proprie API (Application Program Interface) a società fintech e altre aziende che si occupano di prodotti e servizi finanziari. Grazie all’Open Banking, la capacità di servire direttamente i clienti non è più una prerogativa esclusiva delle banche tradizionali, ma viene condivisa con società fintech e tech retailer. La fiducia degli italiani nell’Open Banking continua a crescere: nel primo semestre 2024 quasi la metà degli utenti (49,2%) ha almeno un conto connesso. A partire dal 2025, con l’introduzione della versione finale del Regolamento europeo FIDA (Financial Data Access), si entrerà nell’epoca dell’Open Finance, che estenderà il concetto di Open Banking prevedendo la condivisione e l’accesso a una gamma ancora più ampia di dati e prodotti bancari tramite API.

Il settore dei pagamenti digitali nelle assicurazioni sta vivendo una profonda trasformazione. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2024 il valore transato tramite strumenti di pagamento digitali ha raggiunto 481 miliardi di euro, pari al 43% del totale delle transazioni, segnando per la prima volta il sorpasso sul contante. Nei punti vendita fisici, il valore incassato con strumenti digitali è stato di 385 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto al 2023. Nuovi modelli per incassi e rimborsi, tokenizzazione, wallet, approcci mobile-first e formule in abbonamento stanno ridefinendo la relazione tra compagnie e assicurati. Secondo un recente report di Adyen ed EY, oltre la metà dei clienti insurance online desidera acquistare polizze tramite canali mobile-first, mentre per le generazioni più giovani (Gen Z e Millennial) la semplicità del pagamento rientra tra i primi cinque fattori decisionali nella scelta di un’assicurazione. Le soluzioni mobile-first stanno diventando lo standard per la sottoscrizione di polizze temporanee, on-demand o basate sull’utilizzo, mentre i modelli in abbonamento, particolarmente apprezzati dai clienti tra i 25 e i 34 anni, aprono la strada a logiche di pagamento più vicine ai servizi digitali.

Secondo una ricerca di EY per Italian Insurtech Association, clima, invecchiamento demografico e cybersecurity sono le nuove priorità per l’industria assicurativa. Il rischio climatico si conferma la minaccia più urgente e trasversale, con il 79% delle compagnie che dichiara di avere già a catalogo coperture contro le catastrofi naturali (NatCat). L’offerta attuale include polizze property con estensione agli eventi catastrofali (80%), soluzioni stand-alone per terremoti, alluvioni e grandinate (73%), prodotti dedicati al settore agricolo e soluzioni multirischio (entrambi al 40%). Per quanto riguarda il cyber risk, il 53% degli operatori ha già soluzioni a catalogo, ma la domanda resta debole: il 59% degli operatori la considera bassa. Le coperture più diffuse riguardano malware, ransomware e cyber estorsioni (100%), violazione dei dati (78%) e interruzione dell’attività (56%). Infine, la Long Term Care si afferma come risposta strategica all’invecchiamento demografico, con il 65% delle compagnie che ha già prodotti dedicati. Per aumentare il valore percepito di queste coperture, le compagnie puntano su servizi integrativi come l’assistenza domiciliare certificata (70%), il care management personalizzato (50%) e le convenzioni con RSA e strutture sanitarie (45%).

Il Banking-as-a-Service (BaaS) è la messa a disposizione da parte delle banche dei propri servizi finanziari al di fuori dei rami tradizionali. Ciò avviene attraverso il cloud e le API (Application Programming Interface), a vantaggio di società esterne, come fintech o altre aziende digitali. Queste ultime sono così in grado di offrire ai loro clienti servizi bancari tradizionali, come conti bancari online, carte di debito, prestiti e soluzioni di pagamento, senza aver bisogno della licenza bancaria. Grazie al BaaS, qualunque azienda può fornire servizi bancari ai suoi clienti. Affinché il BaaS abbia successo, è cruciale che si instauri una collaborazione tra gli istituti di credito e le società fintech. Le banche possono utilizzare strumenti già testati dalle fintech, riducendo i tempi di go-to-market, mentre grazie al digitale possono raggiungere più facilmente i clienti delle Generazioni Y e Z. Il BaaS non va confuso con l’open banking: nel BaaS la società che si appoggia alla piattaforma non entra mai veramente in possesso dei soldi o dei dati del cliente, agisce semplicemente come un intermediario e non è soggetta agli obblighi normativi e di compliance che una banca si trova quotidianamente a dover adempiere.

Secondo un rapporto realizzato da Cb Insights, dal 2013 al 2017 le principali banche mondiali hanno investito complessivamente 118 miliardi di dollari nel settore del fintech. A guidare la classifica degli istituti di credito più “innovativi” è Goldman Sachs con 37 miliardi di dollari, seguita da Citi Banks (25 miliardi) e J.P. Morgan (14 miliardi). Ogni banca ha una preferenza di investimento specifica: J.P. Morgan si è focalizzata sul settore dei pagamenti, Citi Banks ha puntato sulla sicurezza e l’ecommerce, mentre Goldman Sachs ha scommesso sul settore dei prestiti e sul regtech. Le banche italiane, invece, sembrano essere ancora in affanno rispetto al processo di trasformazione digitale. Secondo un censimento realizzato da ABI, il 70% delle banche italiane analizzate sta lavorando per sviluppare relazioni con le startup fintech, con spese in tecnologia che hanno raggiunto quota 4,5 miliardi di euro. Tuttavia, gli investimenti sono ancora limitati rispetto ai colossi internazionali.

Le startup fintech operano in una vasta gamma di settori emergenti. Tra i principali troviamo i pagamenti digitali, la gestione patrimoniale, i prestiti peer-to-peer, le assicurazioni digitali (insurtech), la blockchain e le criptovalute. Altri settori in crescita includono le regtech (tecnologie regolamentari) e le soluzioni di cybersecurity finanziaria. In particolare, nel panorama italiano, circa 86 startup sono attive nell’insurtech, il settore che applica la tecnologia al mondo delle assicurazioni. Il settore dei pagamenti digitali sta vivendo una forte crescita, con il valore transato che ha raggiunto 481 miliardi di euro nel 2024, pari al 43% del totale delle transazioni. Anche l’Open Banking sta guadagnando terreno, con quasi la metà degli utenti italiani (49,2%) che ha almeno un conto connesso nel primo semestre 2024. Questa diversificazione permette di affrontare e risolvere problemi specifici attraverso soluzioni tecnologiche mirate, contribuendo alla trasformazione digitale dell’intero settore finanziario.

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