Fintech Hub, 7 modelli di crescita dalla Lituania a Toronto | Economyup
Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

SCENARI

Fintech Hub, 7 modelli di crescita dalla Lituania a Toronto



Non solo Silicon Valley, New York e Londra. Nuove aree di riferimento stanno emergendo con forza nel panorama fintech internazionale: in Medio Oriente, per esempio, il regno del Bahrein punta su acceleratori locali e sandbox; in Europa invece la Lituania prevede molte facilitazioni per i nuovi operatori finanziari

12 Giu 2019


Fintech Hub, tra blockchain, criptovalute, open banking e insurtech il mondo del fintech, in continua e velocissima espansione, è alla ricerca di punti di riferimento. I quattro tradizionali hub della Silicon Valley, di New York, di Londra e delle metropoli cinesi finora hanno dettato legge e controllato di fatto l’evoluzione.

Ma ora nuove aree stanno emergendo con grande successo sul sempre più competitivo mercato fintech, sfidando i giganti a suon di incentivi e politiche innovative. Ecco, secondo PaymentSource, quali sono i 7 trend che stanno dando filo da torcere a Sansone.

Lituania, facilitazioni per le autorizzazioni

La Lituania sta facendo di tutto per accreditarsi come hub fintech. I governanti del Paese hanno abilitato per le società di pagamento un percorso più rapido ed economico per acquisire una licenza EMI (Electronic Money Institution), e la Banca centrale lituana garantisce l’operatività a startup finanziarie con capitali fino a cinque volte inferiori a quelli previsti per l’avvio di normali attività bancarie. L’anno scorso, inoltre, il Paese ha istituito una sandbox per fintech per sviluppare e testare prodotti sotto la supervisione della banca centrale: ora sul sito della Banca di Lituania sono indicate 97 società abilitate contro le 81 dell’ottobre 2018.

Europa, più licenze per gli istituti di moneta elettronici

Diversi Paesi europei stanno concedendo sempre più licenze EMI (che consentono sia alle banche digitali sia a istituzioni finanziarie non bancarie di operare con transazioni elettroniche) man mano che nel continente cresce l’attività fintech. Fino ad aprile le licenze concesse erano 145 in Gran Bretagna, 45 in Lituania, 15 a Malta, 13 a Cipro, 11 in Francia, 8 in Germania, 6 ciascuno in Lussemburgo, Norvegia e Irlanda, e 5 ciascuno in Spagna, Bulgaria e Belgio.

Bahrein, sandbox e acceleratori locali

Il Bahrein, finora competitivo solo per il petrolio, sta ora cercando di diversificare la propria economia puntando sul fintech: il regno l’anno scorso ha così riorganizzato la propria struttura legale per poter supportare l’Open Banking con leggi aggiornate che renderanno più facile l’operatività delle compagnie interessate. Il Bahrein dispone anche di una sandbox e di acceleratori locali  (tra cui Bahrain Bay, gestito dal londinese FinTech Consortium) che hanno portato 35 aziende nel Paese nell’ultimo anno. E i governanti del Bahrain stanno cercando di attrarre ancor più aziende del settore sottolineando come il Paese, essendo molto piccolo, sia un mercato di test ideale sia perché è facile da gestire, sia perché è alle porte di molti Paesi del Golfo che stanno iniziando a esplorare le opportunità dei servizi finanziari tecnologici.

Gran Bretagna, il dominio nonostante la Brexit

Nonostante la Brexit e tutti i rischi che il divorzio di Londra dall’Ue comporta, la Gran Bretagna continua a dominare il panorama europeo del fintech. Anche in quanto a finanziamenti: gli investimenti venture capital in società britanniche nel corso del 2018 sono state solo leggermente inferiori a quelle di tutti gli altri maggiori Paesi europei messi insieme. la Gran Bretagna ha infatti attratto investimenti per 3,3 miliardi di dollari, la Germania per 1,8, la Francia per 1,4, la Svizzera per 700 milioni, la Spagna per 360 milioni e la Svezia per 340 milioni.

Londra, il centro del venture capital

Se la Gran Bretagna vince a mani basse in Europa, per quanto riguarda la situazione interna le società britanniche finanziate da VC sono quasi tutte con sede a Londra: un trend che prosegue senza variazioni fin dal 2013, e che consente alla capitale britannica di rimanere saldamente in quarta posizione tra i più importanti hub fintech mondiali dopo Pechino, San Francisco e New York.

Per compensare gli effetti della Brexit, London & Partners (agenzia di sviluppo economico gestita dal sindaco di Londra) ha aperto un ufficio a Monaco, in Germania, per promuovere il commercio e gli investimenti in entrambe le regioni.

USA, non solo Silicon Valley

Negli Usa, benché la California e New York continuino a dominare la scena fintech, diverse città stanno crescendo rapidamente. Tra queste Boston, che ha portato il Massachusetts a essere la terza regione Usa per finanziamenti, con il New Jersey, il Texas e il Midwest. Complessivamente, comunque, il totale dei finanziamenti fintech negli Stati Uniti è rimasto invariato a 3,3 miliardi di dollari nel primo trimestre dell’anno, secondo PwC | CB Insights.

Il modello Toronto

Toronto, in Canada, è un’altra realtà nordamericana che cresce rapidamente (soprattutto nel segmento fintech dei pagamenti), oltre a essere il maggiore hub canadese grazie alla concentrazione in Ontario di società finanziarie e tecnologiche. Lo scorso anno la città ha attratto investimenti  fintech per 165 milioni di dollari, posizionandosi al nono posto della classifica globale degli hub fintech. Attualmente la regione conta su 190 società fintech e su 20 tra acceleratori e incubatori nel settore.

Concetta Desando

Due menzioni speciali al premio di giornalismo M.G. Cutuli, vincitrice del Premio Giuseppe Sciacca 2009, collaboro con testate nazionali. Per EconomyUp mi occupo di startup, innovazione digitale, social network