Le banche e le assicurazioni stanno reagendo in modo diverso all’avvento dell’intelligenza artificiale e dei nuovi trend digitali del 2026. Nonostante una convergenza generale sui driver principali, le banche mostrano una maggiore prontezza operativa sugli strumenti di AI applicati agli insight strategici e sulla gestione della forza lavoro digitale. Al contrario, le compagnie assicurative, pur partendo da livelli di readiness leggermente inferiori su alcuni temi tecnologici, stanno accelerando in modo deciso sull’Agentic Automation e sulla Hyper-personalized Offering. Questa scelta riflette la volontà del settore assicurativo di evolvere verso un rapporto più consulenziale e personalizzato con l’assicurato.
L’analisi dettagliata di queste traiettorie emerge dall’edizione 2026 del report condotto da Cetif (Centro di Ricerca dell’Università Cattolica di Milano) Research, frutto di un impianto metodologico rigoroso e di un confronto diretto con i CxO delle principali realtà finanziarie italiane. Gli autori della ricerca hanno identificato le direttrici prioritarie che stanno ridefinendo il perimetro competitivo del mercato.
Indice degli argomenti
I pilastri della stabilità: evoluzione normativa e resilienza cyber
Al vertice delle priorità strategiche per il 2026 si confermano due fattori esterni che le istituzioni non possono controllare direttamente, ma che condizionano ogni piano di crescita: la Regulatory Evolution e la Cyber Resilience. Secondo i dati raccolti, l’evoluzione normativa ha raggiunto un indice di impatto estremamente elevato, pari a 0,98, a fronte di una prontezza del sistema (readiness) di 0,91. Questo scarto indica che, nonostante l’impegno, il mercato è chiamato a uno sforzo costante per allinearsi a requisiti sempre più stringenti. Come evidenziato nel documento, “la regolamentazione rappresenta un potente fattore abilitante per l’innovazione, spingendo le Organizzazioni a rivedere processi, modelli organizzativi e sistemi di controllo”.
Il panorama normativo è segnato da tappe fondamentali che portano verso il cosiddetto Single Currency Package, oltre alla pubblicazione di framework come il PSD3 e il PSR. In questo scenario, la compliance non è più vista come un semplice vincolo burocratico, ma come una leva per rafforzare la trasparenza e la tutela della clientela. Parallelamente, la sicurezza informatica non riguarda più solo la prevenzione, ma la capacità di assorbire e ripristinare rapidamente le operazioni in caso di incidente. La Cyber Resilience registra un impatto di 0,92 e una readiness di 0,88, posizionandosi stabilmente nel quadrante delle attività prioritarie definite “On Time”. La protezione di infrastrutture e dati è diventata imprescindibile per assicurare la fiducia degli stakeholder in un ecosistema dove le minacce sono sempre più sofisticate e frequenti.
L’intelligenza artificiale come motore endogeno della trasformazione
Mentre i fattori esterni dettano le regole del gioco, i trend endogeni rappresentano gli ambiti su cui le istituzioni possono costruire un vantaggio competitivo distintivo. L’intelligenza artificiale è il filo conduttore che attraversa queste dinamiche, evolvendo da semplice strumento di automazione a vero e proprio partner strategico. Un esempio significativo è il passaggio dal concetto di organizzazione data-centric a quello di AI-powered Strategic Insights. Questa transizione permette di utilizzare modelli predittivi evoluti per interpretare la complessità del contesto competitivo e supportare decisioni tempestive orientate al valore.
I dati mostrano che l’AI applicata agli insight strategici ha un impatto di 0,92 e una readiness di 0,77, segnalando un gap tecnologico e organizzativo che le istituzioni stanno cercando di colmare con investimenti crescenti. In stretta correlazione si muove l’Agentic Automation, dove sistemi di AI sempre più autonomi e “context-aware” collaborano attivamente con le persone nella gestione di flussi operativi complessi. Questi agenti intelligenti non si limitano a ripetere compiti standard, ma apprendono e si adattano, aumentando la scalabilità dei modelli di business.
Un altro pilastro fondamentale è la AI Digital Workforce, che ridisegna i modelli di collaborazione e leadership. La ricerca sottolinea come la combinazione tra competenze umane e capacità algoritmiche non solo incrementi la produttività, ma rafforzi anche l’attrattività delle istituzioni nei confronti dei nuovi talenti. Con un impatto di 0,91 e una readiness di 0,78, la gestione del capitale umano potenziato dall’AI emerge come una delle sfide più critiche per il 2026. Gli esperti rilevano che “lo sviluppo di competenze umane e capacità algoritmiche ridisegna i modelli di collaborazione, leadership e gestione del capitale umano”.
Strategie di iper-personalizzazione e il valore per il cliente
L’integrazione di queste tecnologie avanzate trova la sua massima espressione nell’evoluzione dell’esperienza offerta al cliente. Il mercato si sta spostando decisamente verso la Hyper-personalized Offering, un modello dinamico che utilizza l’analisi dei big data per adattare ogni interazione alle esigenze specifiche dell’individuo in tempo reale.
Tuttavia, esiste ancora una discrepanza tra le aspettative e la realtà operativa: secondo l’analisi del report, circa il 94% delle banche dichiara di non riuscire ancora a offrire il livello di iper-personalizzazione desiderato dai clienti, nonostante il 68% intenda aumentare gli investimenti in questa direzione. Il trend dell’Optichannel Experience cerca di rispondere a questa esigenza superando la logica tradizionale dell’omnicanalità. L’obiettivo è creare percorsi di interazione fluidi tra fisico e digitale, dove il cliente vede l’applicazione mobile e l’agente fisico come “due porte diverse dello stesso ufficio”. In questo contesto, l’agente assume un nuovo ruolo di “traduttore phygital” e “advisor esperienziale”, intervenendo soprattutto quando la complessità o il bisogno di rassicurazione lo richiedono.
Infrastrutture e nuovi ecosistemi: Cloud e Open Finance
Per sostenere questa mole di innovazioni, la modernizzazione delle infrastrutture IT diventa un prerequisito essenziale. Il Journey to Cloud è ormai una realtà consolidata, con un impatto di 0,87 e una readiness di 0,83. L’adozione di soluzioni cloud ibride permette alle istituzioni di bilanciare scalabilità e controllo, garantendo continuità operativa e una migliore gestione dei picchi di domanda. I dati indicano che settori come la Cybersecurity e gli Advanced Analytics sono i principali beneficiari di queste architetture, mentre aree come la gestione dei sinistri assicurativi (Digital Insurance Claims) mostrano ancora livelli di adozione più contenuti.
Allo stesso tempo, si assiste a una trasformazione verso un Open Finance Ecosystem sempre più collaborativo. Sebbene questo trend mostri un leggero rallentamento relativo rispetto alle tecnologie di frontiera, rimane una leva strategica di lungo periodo per favorire l’interoperabilità tra operatori e l’accesso equo ai servizi. Un passaggio cruciale in questa direzione è rappresentato dal regolamento europeo FIDA (Financial Data Access), che mira a garantire l’interscambio di dati su finanziamenti, risparmi, investimenti e assicurazioni per stimolare la concorrenza e proteggere i consumatori. Come specificato nel report, “FIDA abilita una visione completa sul cliente e quindi sul valore del cliente”.
Sostenibilità e finanza responsabile: una maturità consolidata
Un dato in controtendenza rispetto agli anni precedenti riguarda la Sustainable Finance. Sebbene rimanga un elemento strutturale imprescindibile per la reputazione e la compliance, il trend evidenzia una perdita di rilevanza strategica intesa come leva di innovazione emergente. La sostenibilità è ormai integrata come prassi ordinaria nelle strategie ESG. Le istituzioni mostrano livelli di impatto e readiness elevati (0,80 e 0,86), segno di un impegno consolidato nell’allineare la governance e l’offerta di prodotti agli standard di finanza responsabile. L’attenzione si sta spostando ora verso l’integrazione granulare dei dati ESG nel merito creditizio e nel monitoraggio della supply chain.
Banche e Assicurazioni: percorsi di adozione a confronto
Nonostante una convergenza generale sui driver principali, banche e compagnie di assicurazione sviluppano traiettorie differenti nell’adozione dei digital trends del 2026. Le banche mostrano una maggiore prontezza operativa sugli strumenti di AI applicati agli insight strategici e sulla gestione della forza lavoro digitale. Al contrario, le compagnie assicurative, pur partendo da livelli di readiness leggermente inferiori su alcuni temi tecnologici, stanno accelerando in modo deciso sull’Agentic Automation e sulla Hyper-personalized Offering. Questa scelta riflette la volontà del settore assicurativo di evolvere verso un rapporto più consulenziale e personalizzato con l’assicurato.
Emerge inoltre una discrepanza interna alle organizzazioni tra le funzioni di Business e quelle di Operations. Le Operations presentano sistematicamente livelli più elevati di readiness e investimento, specialmente nei trend legati all’intelligenza artificiale, grazie alla loro maggiore prossimità ai dati core. Il Business, pur riconoscendo l’alto valore strategico dei trend, fatica a volte a tradurre questa visione in investimenti rapidi, creando un gap che le istituzioni dovranno colmare per assicurare una trasformazione omogenea.
In conclusione, lo scenario delineato per il 2026 dal report Cetif evidenzia un settore finanziario che non si limita a mantenere le iniziative avviate, ma accelera decisamente verso un modello più resiliente, automatizzato e centrato sul cliente. La capacità di convertire queste pressioni tecnologiche e normative in opportunità concrete dipenderà dalla visione e dalla capacità di esecuzione del management. La trasformazione digitale si conferma un equilibrio tra consolidamento dei pilastri strutturali, gestione della complessità e capacità di cogliere opportunità di innovazione.
FAQ: Fintech – BankingUp
Che cos’è il Fintech e come sta trasformando il settore bancario?
Il Fintech rappresenta la trasformazione digitale nell’industria del banking e dei servizi finanziari. È l’applicazione dell’innovazione tecnologica al settore finanziario che sta rivoluzionando il modo in cui vengono erogati i servizi bancari tradizionali. Questa trasformazione coinvolge diversi ambiti: dal retail banking alle criptovalute, dalla blockchain agli instant payments, dal mobile banking all’open banking. BankingUp è il primo canale dedicato al futuro delle banche e dei servizi finanziari, che monitora news, tendenze, scenari e startup del settore. La digitalizzazione sta permettendo lo sviluppo di nuovi modelli di business e l’ingresso di nuovi player nel mercato, creando un ecosistema finanziario più integrato e collaborativo dove clienti, banche tradizionali e nuovi operatori possono interagire per offrire soluzioni innovative e personalizzate.
Quali sono le principali startup Fintech in Italia e come sta evolvendo il loro mercato?
Il mercato delle startup Fintech in Italia sta attraversando una fase di maturità e consolidamento. Secondo l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, a fine 2024 si contavano 596 startup fintech attive, in lieve calo rispetto alle 622 del 2023. Nonostante questa riduzione numerica, le startup esistenti hanno rafforzato la propria posizione attraverso sinergie con partner industriali e finanziari, dimostrando capacità di adattamento e resilienza. Tra le realtà italiane più affermate troviamo Satispay, Scalapay e Credimi. Altri esempi significativi includono Cardo AI, specializzata nello sviluppo di tecnologie avanzate per la finanza strutturata, che ha recentemente concluso un’exit totale con un round Series A da 15 milioni di dollari, e Volume, startup fintech fondata a Londra dall’italiano Simone Martinelli, specializzata in pagamenti account-to-account, che ha raccolto 6 milioni di dollari in un round di finanziamento. I finanziamenti complessivi sono aumentati del 44% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 250 milioni di euro, e anche i ricavi hanno registrato una crescita del 29%.
Quali sono le principali sfide che affrontano le startup Fintech?
Le startup Fintech devono affrontare diverse sfide significative nel loro percorso di crescita. Una delle principali è l’accesso ai capitali: il 46% è impegnato nella ricerca fondi e solo il 12% ha identificato investitori adeguati al round pianificato. I round sono spesso destinati allo sviluppo del prodotto più che all’espansione in nuovi mercati, e l’ammontare dei fondi è generalmente contenuto (oltre il 50% delle richieste è inferiore a 2 milioni di euro). Un’altra sfida importante è il passaggio dalla sperimentazione all’industrializzazione di prodotti e servizi, in un mercato che sta entrando in una nuova fase di maturità. Inoltre, le startup devono affrontare la complessità normativa e la concorrenza sia delle banche tradizionali che stanno digitalizzando i loro servizi, sia di altre fintech. La capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e di costruire partnership strategiche con attori consolidati diventa quindi fondamentale per la sopravvivenza e il successo in questo settore.
Quali tecnologie stanno guidando l’innovazione nel settore Fintech?
Nel 2024, le tecnologie sono il fulcro dell’offerta delle startup fintech, che puntano soprattutto su quelle più consolidate, come API (adottate dal 70%) e Artificial Intelligence (43%). Tra le tecnologie emergenti, si distingue la crescita significativa della Generative AI, adottata dal 26% delle startup, principalmente per ottimizzare processi di back-office. Altre tecnologie rilevanti includono la blockchain, utilizzata per garantire maggiore sicurezza e trasparenza nelle transazioni finanziarie, e l’Internet of Things (IoT), che sta collegando dispositivi fisici alla rete per consentire una gestione più intelligente delle risorse finanziarie. Queste innovazioni tecnologiche permettono di analizzare i rischi in tempo reale, prevedere insolvenze e migliorare la precisione delle decisioni strategiche. L’adozione di queste tecnologie sta trasformando radicalmente il modo in cui vengono erogati i servizi finanziari, rendendo possibili nuovi modelli di business e migliorando l’esperienza utente.
Cos’è l’Open Banking e come sta cambiando il settore finanziario?
L’Open Banking è una condivisione dei dati tra i diversi attori dell’ecosistema bancario, autorizzata dai clienti, scaturita dalla PSD2 (Payment Services Directive 2), direttiva europea sui pagamenti digitali emanata nel 2018. Questa innovazione ha portato una vera disruption nel mondo bancario, obbligando per la prima volta le banche europee ad aprire le proprie API (Application Program Interface) a società fintech e altre aziende che si occupano di prodotti e servizi finanziari. Grazie all’Open Banking, la capacità di servire direttamente i clienti non è più una prerogativa esclusiva delle banche tradizionali, ma viene condivisa con società fintech e tech retailer. La fiducia degli italiani nell’Open Banking continua a crescere: nel primo semestre 2024 quasi la metà degli utenti (49,2%) ha almeno un conto connesso. A partire dal 2025, con l’introduzione della versione finale del Regolamento europeo FIDA (Financial Data Access), si entrerà nell’epoca dell’Open Finance, che estenderà il concetto di Open Banking prevedendo la condivisione e l’accesso a una gamma ancora più ampia di dati e prodotti bancari tramite API.
Come sta evolvendo il settore dei pagamenti digitali nelle assicurazioni?
Il settore dei pagamenti digitali nelle assicurazioni sta vivendo una profonda trasformazione. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2024 il valore transato tramite strumenti di pagamento digitali ha raggiunto 481 miliardi di euro, pari al 43% del totale delle transazioni, segnando per la prima volta il sorpasso sul contante. Nei punti vendita fisici, il valore incassato con strumenti digitali è stato di 385 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto al 2023. Nuovi modelli per incassi e rimborsi, tokenizzazione, wallet, approcci mobile-first e formule in abbonamento stanno ridefinendo la relazione tra compagnie e assicurati. Secondo un recente report di Adyen ed EY, oltre la metà dei clienti insurance online desidera acquistare polizze tramite canali mobile-first, mentre per le generazioni più giovani (Gen Z e Millennial) la semplicità del pagamento rientra tra i primi cinque fattori decisionali nella scelta di un’assicurazione. Le soluzioni mobile-first stanno diventando lo standard per la sottoscrizione di polizze temporanee, on-demand o basate sull’utilizzo, mentre i modelli in abbonamento, particolarmente apprezzati dai clienti tra i 25 e i 34 anni, aprono la strada a logiche di pagamento più vicine ai servizi digitali.
Quali sono le principali sfide assicurative del futuro e come il settore si sta adattando?
Secondo una ricerca di EY per Italian Insurtech Association, clima, invecchiamento demografico e cybersecurity sono le nuove priorità per l’industria assicurativa. Il rischio climatico si conferma la minaccia più urgente e trasversale, con il 79% delle compagnie che dichiara di avere già a catalogo coperture contro le catastrofi naturali (NatCat). L’offerta attuale include polizze property con estensione agli eventi catastrofali (80%), soluzioni stand-alone per terremoti, alluvioni e grandinate (73%), prodotti dedicati al settore agricolo e soluzioni multirischio (entrambi al 40%). Per quanto riguarda il cyber risk, il 53% degli operatori ha già soluzioni a catalogo, ma la domanda resta debole: il 59% degli operatori la considera bassa. Le coperture più diffuse riguardano malware, ransomware e cyber estorsioni (100%), violazione dei dati (78%) e interruzione dell’attività (56%). Infine, la Long Term Care si afferma come risposta strategica all’invecchiamento demografico, con il 65% delle compagnie che ha già prodotti dedicati. Per aumentare il valore percepito di queste coperture, le compagnie puntano su servizi integrativi come l’assistenza domiciliare certificata (70%), il care management personalizzato (50%) e le convenzioni con RSA e strutture sanitarie (45%).
Cos’è il Banking-as-a-Service e quali vantaggi offre?
Il Banking-as-a-Service (BaaS) è la messa a disposizione da parte delle banche dei propri servizi finanziari al di fuori dei rami tradizionali. Ciò avviene attraverso il cloud e le API (Application Programming Interface), a vantaggio di società esterne, come fintech o altre aziende digitali. Queste ultime sono così in grado di offrire ai loro clienti servizi bancari tradizionali, come conti bancari online, carte di debito, prestiti e soluzioni di pagamento, senza aver bisogno della licenza bancaria. Grazie al BaaS, qualunque azienda può fornire servizi bancari ai suoi clienti. Affinché il BaaS abbia successo, è cruciale che si instauri una collaborazione tra gli istituti di credito e le società fintech. Le banche possono utilizzare strumenti già testati dalle fintech, riducendo i tempi di go-to-market, mentre grazie al digitale possono raggiungere più facilmente i clienti delle Generazioni Y e Z. Il BaaS non va confuso con l’open banking: nel BaaS la società che si appoggia alla piattaforma non entra mai veramente in possesso dei soldi o dei dati del cliente, agisce semplicemente come un intermediario e non è soggetta agli obblighi normativi e di compliance che una banca si trova quotidianamente a dover adempiere.
Quali sono le banche che investono di più nel Fintech a livello mondiale?
Secondo un rapporto realizzato da Cb Insights, dal 2013 al 2017 le principali banche mondiali hanno investito complessivamente 118 miliardi di dollari nel settore del fintech. A guidare la classifica degli istituti di credito più “innovativi” è Goldman Sachs con 37 miliardi di dollari, seguita da Citi Banks (25 miliardi) e J.P. Morgan (14 miliardi). Ogni banca ha una preferenza di investimento specifica: J.P. Morgan si è focalizzata sul settore dei pagamenti, Citi Banks ha puntato sulla sicurezza e l’ecommerce, mentre Goldman Sachs ha scommesso sul settore dei prestiti e sul regtech. Le banche italiane, invece, sembrano essere ancora in affanno rispetto al processo di trasformazione digitale. Secondo un censimento realizzato da ABI, il 70% delle banche italiane analizzate sta lavorando per sviluppare relazioni con le startup fintech, con spese in tecnologia che hanno raggiunto quota 4,5 miliardi di euro. Tuttavia, gli investimenti sono ancora limitati rispetto ai colossi internazionali.
Quali sono i settori emergenti nel Fintech?
Le startup fintech operano in una vasta gamma di settori emergenti. Tra i principali troviamo i pagamenti digitali, la gestione patrimoniale, i prestiti peer-to-peer, le assicurazioni digitali (insurtech), la blockchain e le criptovalute. Altri settori in crescita includono le regtech (tecnologie regolamentari) e le soluzioni di cybersecurity finanziaria. In particolare, nel panorama italiano, circa 86 startup sono attive nell’insurtech, il settore che applica la tecnologia al mondo delle assicurazioni. Il settore dei pagamenti digitali sta vivendo una forte crescita, con il valore transato che ha raggiunto 481 miliardi di euro nel 2024, pari al 43% del totale delle transazioni. Anche l’Open Banking sta guadagnando terreno, con quasi la metà degli utenti italiani (49,2%) che ha almeno un conto connesso nel primo semestre 2024. Questa diversificazione permette di affrontare e risolvere problemi specifici attraverso soluzioni tecnologiche mirate, contribuendo alla trasformazione digitale dell’intero settore finanziario.



















