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Antonio Deledda (CRIF): “Con il BNPL rateizzare è la nuova normalità”



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Deledda, Executive Director di CRIF, illustra il sorpasso del Buy Now Pay Later sul credito finalizzato tradizionale: “Il processo di finanziamento non è più percepito dal cliente come pratica burocratica separata, ma parte integrante e fluida dell’atto dell’acquisto”. Un cambio di paradigma

Pubblicato il 1 apr 2026



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Antonio Deledda, Executive Director di CRIF
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Punti chiave

  • Il Buy Now Pay Later è diventato pilastro strutturale con transazioni per 10 miliardi di euro, quota significativa nel credito al consumo (circa 70 miliardi di euro) e ambizione di scalare il mercato dei pagamenti da 500 miliardi di euro.
  • Il credito finalizzato è calato da 8 miliardi di euro a 5 miliardi di euro, mentre il Buy Now Pay Later è salito da 7 miliardi di euro a 10 miliardi di euro, estendendosi da abbigliamento a lusso e viaggi e favorendo soluzioni ibride di banche e fintech.
  • Secondo Antonio Deledda (CRIF), i presidi di controllo rendono il Buy Now Pay Later più sostenibile del finalizzato in Italia, consentendo l’espansione verso il mercato dei pagamenti digitali.
Riassunto generato con AI

Il panorama dei pagamenti digitali in Italia sta attraversando una fase di trasformazione senza precedenti, spinto da una crescita dei volumi che riscrive le gerarchie del credito al consumo. Durante il convegno del 12 marzo 2026 “Innovative Payments: nuovi orizzonti digitali”, organizzato dall’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, Antonio Deledda, Executive Director di CRIF, ha delineato i contorni di questo cambiamento.

Cos’è CRIF

CRIF è una società internazionale specializzata in informazioni creditizie, sistemi di scoring e soluzioni digitali per banche, assicurazioni e imprese. In pratica, raccoglie e analizza dati finanziari (come prestiti e pagamenti) per valutare l’affidabilità creditizia di persone e aziende, aiutando gli istituti a prendere decisioni su finanziamenti e servizi.

La scalata del Buy Now Pay Later nel mercato italiano

I numeri presentati durante l’Osservatorio confermano che il Buy Now Pay Later non rappresenta più una nicchia per acquisti impulsivi di piccolo taglio, ma è diventato un pilastro strutturale del sistema finanziario, capace di spostare equilibri consolidati da decenni.

I dati emersi nel corso dell’evento fotografano un’evoluzione di mercato definita “importantissima” dagli esperti del settore. Il valore complessivo delle transazioni effettuate tramite Buy Now Pay Later ha raggiunto i 10 miliardi di euro. Per comprendere l’impatto di questa cifra, è necessario contestualizzarla all’interno del mercato del credito al consumo, che complessivamente eroga circa 70 miliardi di euro l’anno. Il Buy Now Pay Later rappresenta quindi una fetta estremamente significativa dell’intero comparto.

Un confronto ancora più indicativo è quello con il mondo dei pagamenti digitali complessivi effettuati tramite carte e strumenti affini, che oggi vale circa 500 miliardi di euro. Sebbene il Buy Now Pay Later giochi attualmente nel “campionato” del credito al consumo, la sua traiettoria di crescita suggerisce l’ambizione di entrare direttamente nel settore dei payments su larga scala.

Il sorpasso storico sul credito finalizzato

Uno dei punti focali dell’analisi di Deledda riguarda il progressivo declino del credito finalizzato tradizionale a favore delle nuove soluzioni di pagamento dilazionato. I dati evidenziano un trend speculare: mentre il credito finalizzato (escludendo il comparto auto) è sceso da un valore di 8 miliardi di euro registrato l’anno scorso agli attuali 5 miliardi, il Buy Now Pay Later è passato da 7 a 10 miliardi di euro nello stesso periodo.

Questo spostamento di volumi segna una pietra miliare per gli operatori finanziari. Come dichiarato da Deledda durante l’incontro: “Poiché all’inizio vedo che voi sempre confrontate come il contante sia stato superato, ecco, il finalizzato per noi operatori del credito al consumo è stato superato dal Buy Now Pay Later”. Quella che era nata come una soluzione complementare sta quindi erodendo quote di mercato dirette agli strumenti di finanziamento classici.

L’evoluzione merceologica e l’erosione dei settori tradizionali

Inizialmente, il Buy Now Pay Later era strettamente legato al mondo dell’e-commerce di abbigliamento e di prodotti per la cura della persona. Il credito finalizzato tradizionale era invece lo strumento d’elezione per l’acquisto di beni durevoli, come l’elettronica di consumo o l’arredamento per la casa. Oggi, tuttavia, i confini tra queste categorie sono diventati labili.

L’offerta si sta estendendo a settori ad alto valore aggiunto, creando una sovrapposizione tra i due strumenti finanziari che tendono ormai a fondersi. “Il Buy Now Pay Later nasce per l’abbigliamento, sulla persona, e oggi si sta evolvendo sul mondo del lusso e sul mondo dei viaggi, ma c’è da dire che sta erodendo parte di quel mercato” ha spiegato Deledda. Questa espansione dimostra come il consumatore stia adottando il modello del pagamento dilazionato per una gamma sempre più vasta di esperienze d’acquisto.

La convergenza competitiva: banche e fintech a confronto

Il successo del Buy Now Pay Later ha trasformato il settore in un’arena affollata dove convivono player specializzati, giganti del tech e istituti bancari tradizionali. Si osserva una chiara convergenza nelle offerte: i grandi operatori nati con il digitale, come Klarna e PayPal, hanno iniziato ad affiancare al classico modello in tre rate prodotti più strutturati. Questi nuovi strumenti prevedono rateizzazioni che variano dai 6 ai 24 mesi, con importi che possono arrivare fino a 5.000 euro. Di fatto, si tratta di un’evoluzione verso il credito finalizzato a tutti gli effetti, pur mantenendo l’esperienza d’uso semplificata tipica del digitale.

Il debutto degli istituti di credito e le soluzioni ibride

Le banche tradizionali non sono rimaste a guardare mentre il mercato si trasformava, forti di una posizione di dominio in termini di base clienti già acquisita. Molti istituti hanno lanciato prodotti ibridi che integrano la dilazione di pagamento direttamente sulla carta di credito o sul conto corrente del cliente. Tra gli esempi citati da Antonio Deledda figurano:

  • Intesa Sanpaolo, che ha introdotto la soluzione “Spensierata” per offrire flessibilità nei pagamenti rateizzati.
  • BPER, con il servizio “PagaPoi”.
  • BBVA, che propone soluzioni analoghe integrate nella propria offerta digitale.

Anche le grandi società finanziarie hanno adottato strategie specifiche, spesso costituendo o acquisendo realtà specializzate. È il caso del gruppo BNP Paribas Personal Finance, che opera in Italia attraverso Floa. L’obiettivo di queste operazioni è intercettare il cliente non più solo nei punti vendita fisici tradizionali (come le grandi catene di elettronica), ma direttamente online attraverso l’integrazione del Buy Now Pay Later nel percorso d’acquisto. In questo contesto si inseriscono anche nuovi attori come Pledg, QC e Satispay, che ha recentemente lanciato la propria offerta in questo ambito.

Gestione del rischio e sostenibilità del modello italiano

Un tema critico a livello globale per il Buy Now Pay Later riguarda la sostenibilità finanziaria e il rischio di credito. In diversi Paesi, l’assenza di controlli rigorosi ha portato alla nascita di fenomeni definiti scherzosamente “Buy Now, Pay Never”, dove l’eccessiva facilità di accesso al credito ha generato alti tassi di insolvenza. Questo scenario, unito all’aumento dei tassi di funding iniziato nel 2022, ha causato un forte ridimensionamento delle quotazioni per alcuni dei più grandi operatori mondiali.

L’Italia, tuttavia, sembra rappresentare un’eccezione positiva in termini di tenuta del sistema. Secondo l’analisi di Deledda, gli operatori italiani si sono strutturati con presidi di controllo molto solidi, simili a quelli previsti per il credito tradizionale. “In Italia devo dire che il livello di rischio del Buy Now Pay Later è molto contenuto, è sotto il finalizzato tradizionale” ha confermato l’Executive Director di CRIF. Questa stabilità è dovuta a un utilizzo consapevole dello strumento, che permette al Buy Now Pay Later di guadagnare quote di mercato senza compromettere la qualità del credito.

Il futuro del Buy Now Pay Later: verso i 500 miliardi dei pagamenti digitali

La vera forza del Buy Now Pay Later risiede nel radicale cambiamento di paradigma che ha imposto al mondo finanziario. Il processo di finanziamento non è più percepito dal cliente come una pratica burocratica separata, ma come parte integrante e fluida dell’atto dell’acquisto. L’esperienza d’uso è caratterizzata da pochi click e una documentazione minima, eliminando le frizioni che storicamente rallentavano il credito finalizzato.

Come sottolineato da Deledda: “Il processo di acquisto non è più un processo di rateizzo. È questo il paradigma che ovviamente il mondo tradizionale finanziario non aveva mai affrontato, ma che in realtà sta affrontando benissimo da tanti anni con tanti player”. Quello dei 10 miliardi di euro non è considerato un punto d’arrivo, bensì una base di partenza. La sfida futura per gli operatori di Buy Now Pay Later sarà quella di uscire dai confini del credito al consumo per competere direttamente nell’enorme mercato dei pagamenti digitali, puntando a intercettare una quota sempre maggiore di quei 500 miliardi di euro che ogni anno circolano attraverso transazioni elettroniche in Italia.

FAQ: Fintech – BankingUp

Il Fintech rappresenta la trasformazione digitale nell’industria del banking e dei servizi finanziari. È l’applicazione dell’innovazione tecnologica al settore finanziario che sta rivoluzionando il modo in cui vengono erogati i servizi bancari tradizionali. Questa trasformazione coinvolge diversi ambiti: dal retail banking alle criptovalute, dalla blockchain agli instant payments, dal mobile banking all’open banking. BankingUp è il primo canale dedicato al futuro delle banche e dei servizi finanziari, che monitora news, tendenze, scenari e startup del settore. La digitalizzazione sta permettendo lo sviluppo di nuovi modelli di business e l’ingresso di nuovi player nel mercato, creando un ecosistema finanziario più integrato e collaborativo dove clienti, banche tradizionali e nuovi operatori possono interagire per offrire soluzioni innovative e personalizzate.

Il mercato delle startup Fintech in Italia sta attraversando una fase di maturità e consolidamento. Secondo l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, a fine 2024 si contavano 596 startup fintech attive, in lieve calo rispetto alle 622 del 2023. Nonostante questa riduzione numerica, le startup esistenti hanno rafforzato la propria posizione attraverso sinergie con partner industriali e finanziari, dimostrando capacità di adattamento e resilienza. Tra le realtà italiane più affermate troviamo Satispay, Scalapay e Credimi. Altri esempi significativi includono Cardo AI, specializzata nello sviluppo di tecnologie avanzate per la finanza strutturata, che ha recentemente concluso un’exit totale con un round Series A da 15 milioni di dollari, e Volume, startup fintech fondata a Londra dall’italiano Simone Martinelli, specializzata in pagamenti account-to-account, che ha raccolto 6 milioni di dollari in un round di finanziamento. I finanziamenti complessivi sono aumentati del 44% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 250 milioni di euro, e anche i ricavi hanno registrato una crescita del 29%.

Le startup Fintech devono affrontare diverse sfide significative nel loro percorso di crescita. Una delle principali è l’accesso ai capitali: il 46% è impegnato nella ricerca fondi e solo il 12% ha identificato investitori adeguati al round pianificato. I round sono spesso destinati allo sviluppo del prodotto più che all’espansione in nuovi mercati, e l’ammontare dei fondi è generalmente contenuto (oltre il 50% delle richieste è inferiore a 2 milioni di euro). Un’altra sfida importante è il passaggio dalla sperimentazione all’industrializzazione di prodotti e servizi, in un mercato che sta entrando in una nuova fase di maturità. Inoltre, le startup devono affrontare la complessità normativa e la concorrenza sia delle banche tradizionali che stanno digitalizzando i loro servizi, sia di altre fintech. La capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e di costruire partnership strategiche con attori consolidati diventa quindi fondamentale per la sopravvivenza e il successo in questo settore.

Nel 2024, le tecnologie sono il fulcro dell’offerta delle startup fintech, che puntano soprattutto su quelle più consolidate, come API (adottate dal 70%) e Artificial Intelligence (43%). Tra le tecnologie emergenti, si distingue la crescita significativa della Generative AI, adottata dal 26% delle startup, principalmente per ottimizzare processi di back-office. Altre tecnologie rilevanti includono la blockchain, utilizzata per garantire maggiore sicurezza e trasparenza nelle transazioni finanziarie, e l’Internet of Things (IoT), che sta collegando dispositivi fisici alla rete per consentire una gestione più intelligente delle risorse finanziarie. Queste innovazioni tecnologiche permettono di analizzare i rischi in tempo reale, prevedere insolvenze e migliorare la precisione delle decisioni strategiche. L’adozione di queste tecnologie sta trasformando radicalmente il modo in cui vengono erogati i servizi finanziari, rendendo possibili nuovi modelli di business e migliorando l’esperienza utente.

L’Open Banking è una condivisione dei dati tra i diversi attori dell’ecosistema bancario, autorizzata dai clienti, scaturita dalla PSD2 (Payment Services Directive 2), direttiva europea sui pagamenti digitali emanata nel 2018. Questa innovazione ha portato una vera disruption nel mondo bancario, obbligando per la prima volta le banche europee ad aprire le proprie API (Application Program Interface) a società fintech e altre aziende che si occupano di prodotti e servizi finanziari. Grazie all’Open Banking, la capacità di servire direttamente i clienti non è più una prerogativa esclusiva delle banche tradizionali, ma viene condivisa con società fintech e tech retailer. La fiducia degli italiani nell’Open Banking continua a crescere: nel primo semestre 2024 quasi la metà degli utenti (49,2%) ha almeno un conto connesso. A partire dal 2025, con l’introduzione della versione finale del Regolamento europeo FIDA (Financial Data Access), si entrerà nell’epoca dell’Open Finance, che estenderà il concetto di Open Banking prevedendo la condivisione e l’accesso a una gamma ancora più ampia di dati e prodotti bancari tramite API.

Il settore dei pagamenti digitali nelle assicurazioni sta vivendo una profonda trasformazione. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2024 il valore transato tramite strumenti di pagamento digitali ha raggiunto 481 miliardi di euro, pari al 43% del totale delle transazioni, segnando per la prima volta il sorpasso sul contante. Nei punti vendita fisici, il valore incassato con strumenti digitali è stato di 385 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto al 2023. Nuovi modelli per incassi e rimborsi, tokenizzazione, wallet, approcci mobile-first e formule in abbonamento stanno ridefinendo la relazione tra compagnie e assicurati. Secondo un recente report di Adyen ed EY, oltre la metà dei clienti insurance online desidera acquistare polizze tramite canali mobile-first, mentre per le generazioni più giovani (Gen Z e Millennial) la semplicità del pagamento rientra tra i primi cinque fattori decisionali nella scelta di un’assicurazione. Le soluzioni mobile-first stanno diventando lo standard per la sottoscrizione di polizze temporanee, on-demand o basate sull’utilizzo, mentre i modelli in abbonamento, particolarmente apprezzati dai clienti tra i 25 e i 34 anni, aprono la strada a logiche di pagamento più vicine ai servizi digitali.

Secondo una ricerca di EY per Italian Insurtech Association, clima, invecchiamento demografico e cybersecurity sono le nuove priorità per l’industria assicurativa. Il rischio climatico si conferma la minaccia più urgente e trasversale, con il 79% delle compagnie che dichiara di avere già a catalogo coperture contro le catastrofi naturali (NatCat). L’offerta attuale include polizze property con estensione agli eventi catastrofali (80%), soluzioni stand-alone per terremoti, alluvioni e grandinate (73%), prodotti dedicati al settore agricolo e soluzioni multirischio (entrambi al 40%). Per quanto riguarda il cyber risk, il 53% degli operatori ha già soluzioni a catalogo, ma la domanda resta debole: il 59% degli operatori la considera bassa. Le coperture più diffuse riguardano malware, ransomware e cyber estorsioni (100%), violazione dei dati (78%) e interruzione dell’attività (56%). Infine, la Long Term Care si afferma come risposta strategica all’invecchiamento demografico, con il 65% delle compagnie che ha già prodotti dedicati. Per aumentare il valore percepito di queste coperture, le compagnie puntano su servizi integrativi come l’assistenza domiciliare certificata (70%), il care management personalizzato (50%) e le convenzioni con RSA e strutture sanitarie (45%).

Il Banking-as-a-Service (BaaS) è la messa a disposizione da parte delle banche dei propri servizi finanziari al di fuori dei rami tradizionali. Ciò avviene attraverso il cloud e le API (Application Programming Interface), a vantaggio di società esterne, come fintech o altre aziende digitali. Queste ultime sono così in grado di offrire ai loro clienti servizi bancari tradizionali, come conti bancari online, carte di debito, prestiti e soluzioni di pagamento, senza aver bisogno della licenza bancaria. Grazie al BaaS, qualunque azienda può fornire servizi bancari ai suoi clienti. Affinché il BaaS abbia successo, è cruciale che si instauri una collaborazione tra gli istituti di credito e le società fintech. Le banche possono utilizzare strumenti già testati dalle fintech, riducendo i tempi di go-to-market, mentre grazie al digitale possono raggiungere più facilmente i clienti delle Generazioni Y e Z. Il BaaS non va confuso con l’open banking: nel BaaS la società che si appoggia alla piattaforma non entra mai veramente in possesso dei soldi o dei dati del cliente, agisce semplicemente come un intermediario e non è soggetta agli obblighi normativi e di compliance che una banca si trova quotidianamente a dover adempiere.

Secondo un rapporto realizzato da Cb Insights, dal 2013 al 2017 le principali banche mondiali hanno investito complessivamente 118 miliardi di dollari nel settore del fintech. A guidare la classifica degli istituti di credito più “innovativi” è Goldman Sachs con 37 miliardi di dollari, seguita da Citi Banks (25 miliardi) e J.P. Morgan (14 miliardi). Ogni banca ha una preferenza di investimento specifica: J.P. Morgan si è focalizzata sul settore dei pagamenti, Citi Banks ha puntato sulla sicurezza e l’ecommerce, mentre Goldman Sachs ha scommesso sul settore dei prestiti e sul regtech. Le banche italiane, invece, sembrano essere ancora in affanno rispetto al processo di trasformazione digitale. Secondo un censimento realizzato da ABI, il 70% delle banche italiane analizzate sta lavorando per sviluppare relazioni con le startup fintech, con spese in tecnologia che hanno raggiunto quota 4,5 miliardi di euro. Tuttavia, gli investimenti sono ancora limitati rispetto ai colossi internazionali.

Le startup fintech operano in una vasta gamma di settori emergenti. Tra i principali troviamo i pagamenti digitali, la gestione patrimoniale, i prestiti peer-to-peer, le assicurazioni digitali (insurtech), la blockchain e le criptovalute. Altri settori in crescita includono le regtech (tecnologie regolamentari) e le soluzioni di cybersecurity finanziaria. In particolare, nel panorama italiano, circa 86 startup sono attive nell’insurtech, il settore che applica la tecnologia al mondo delle assicurazioni. Il settore dei pagamenti digitali sta vivendo una forte crescita, con il valore transato che ha raggiunto 481 miliardi di euro nel 2024, pari al 43% del totale delle transazioni. Anche l’Open Banking sta guadagnando terreno, con quasi la metà degli utenti italiani (49,2%) che ha almeno un conto connesso nel primo semestre 2024. Questa diversificazione permette di affrontare e risolvere problemi specifici attraverso soluzioni tecnologiche mirate, contribuendo alla trasformazione digitale dell’intero settore finanziario.

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