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Reddito di cittadinanza, se fosse stato usato per portare l’innovazione nelle PMI…



17 miliardi: è l’investimento per il sussidio contro la povertà. Abbiamo provato a simulare che cosa succederebbe se la stessa cifra fosse a disposizione per il voucher manager, il provvedimento che finanzia l’innovation manager nelle PMI: oltre mezzo milione di imprese coinvolte invece di 800. Una vera rivoluzione digitale

di Ivan Ortenzi

21 Gen 2019


Miliardo più miliardo meno il Reddito di cittadinanza richiede investimenti per questi primi anni di attivazione di circa 15 miliardi di Euro. Come ben sapete il sussidio è destinato ai cittadini italiani o europei o extracomunitari (in regola con permesso di lungo soggiorno  e residenti da almeno dieci anni), che si trovano al di sotto della soglia di povertà. Sarà erogato dal primo aprile 2019. Si potrà far domanda per il Reddito di cittadinanza dal primo marzo 2019.

Per il 2019 sono stanziati 6,1 miliardi di euro, gli individui coinvolti, nonché i potenziali beneficiari, dovrebbero essere circa 4,9 milioni. L’Istat nel 2017 ha stimano in povertà assoluta 1,78 milioni di famiglie residenti in cui vivono poco più di 5 milioni di individui, compresi 1,2 milioni di ragazzi minorenni.

Non voglio entrare nel merito e nelle discussioni sulla convenienza economica e/o politica di tale misura, lascio ad altre occasioni la condivisione del mio pensiero.

Volevo però provare a fare una simulazione sul tema che mi compete direttamente, ovvero il “voucher manager” o “Innovation/Digital Manager” per le PMI per il quale stiamo ancora attendendo le indicazioni del funzionamento e del perimetro d’azione di dettaglio.

Reddito di cittadinanza, un investimento da 17 miliardi

In un precedente articolo ho provato a fare una banale simulazione degli impatti dell’investimento della misura a supporto dell’assunzione del “temporary manager” dell’innovazione digitale per le PMI: sono poco più di 800 aziende su una base costituita di circa 760mila PMI .

Per spirito di confronto e di provocazione, volevo ripetere la stessa simulazione includendo e utilizzando tutti i numeri degli investimenti per il reddito di cittadinanza. In particolare, ipotizzare anche questa volta che l’importo sia ripartito in 50% piccole e 50% medie imprese, che i progetti richiedano la somma massima prevista (40k euro per le piccole e 25k per le medie) ma utilizzando tutti i numeri dell’introduzione del reddito di cittadinanza iniziando dallo stanziamento diretto previsto: prima i 6,1mld sino ai famigerati 15 mld di euro.

Aggiungiamo anche i due miliardi di euro stanziati (uno per il 2019 e uno per il 2020) destinati al potenziamento dei centri per l’impiego e anche i 10 mln di euro destinati al finanziamento del contributo per il funzionamento dell’Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro). Sommiamo anche  120 milioni per il 2019 e 160 milioni per il 2020 per cercare e selezionare i “Navigator”. E infine i 25 mln per ciascuno dei prossimi due anni della misura del “voucher manager.

Spero di non aver dimenticato qualche milione strada facendo, il totale dell’investimento sarebbe di oltre 17 mld di Euro.

Innovation manager per oltre mezzo milione di PMI

Con questi ipotetici investimenti in manovra, il numero di PMI che potrebbero accedere al “Innovation/Digital manager” portatore di progetti digitali con impatto sul business model o sulle dinamiche di presidio e di crescita del mercato sarebbe di circa 565.000 aziende!

Non voglio rischiare di incorrere in mania di protagonismo, preferisco sostenere che con questo investimento si potrebbe dare vita a un piano strutturato di evoluzione digitale delle PMI italiane vero asse portante dell’economia manifatturiera.

Un asse e un asset che spesso sconta difficoltà d’accesso e di confronto con i soggetti che negli ultimi anni anno supportato la crescita digitale delle aziende più grandi siano essi professionisti o società di consulenza. Un contesto che culturalmente ed economicamente sta compiendo passi sensibili verso la cosiddetta trasformazione digitale.

L’elenco degli innovation manager certificati

Con questi “numeri” il tema dell’ “elenco” dei soggetti certificati per portare avanti questo grande piano strategico digitale avrebbe avuto una rilevanza decisamente superiore. Avrebbe anche comportato un confronto e una discussione nell’ecosistema delle società di consulenza, dei professionisti e free lance digitali su quali siano veramente le competenze necessarie e i progetti più significativi per fare un passo avanti. Una vista strutturale che travalica le visioni verticali e competitive. So già che molte e molti di voi stanno pensando ai temi di governance e di indirizzo dell’iniziativa. Ma ci state già pensando e questo è un ottimo indizio!

L’impatto dell’innovazione sul lavoro

mpatto dell’ipotetica manovra Un’altra interessante conseguenza di questa strategia sarebbe valutare il suo impatto reale sulla stabilizzazione delle dinamiche del lavoro, sulla creazione di posti di lavoro qualificati e non, sulle possibili integrazioni con le altre misure Istituzionali e private che risiedono nell’area dell’Industria 4.0, sulle sinergie con i piani di Alternanza Scuola Lavoro o con le Istituzioni formative, sulla capitalizzazione delle nuove competenze e sul segnale di spinta verso il progresso e le nuove tecnologie che il nostro Paese avrebbe dimostrato.

E pensare una tale manovra per la Pubblica Amministrazione?

Ma questa è solo una simulazione, che cosa ne pensate?

Ivan Ortenzi

Chief Innovation Evangelist di Bip Group. Già Managing Director di Ars et Inventio, è autore del libro "Innovation Manager" (FrancoAngeli). Docente, TEDxSpeaker e relatore in eventi aziendali e istituzionali sul…