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OPEN INNOVATION

Chi innova da sé, fa per tre? No! Ecco perché la buona innovazione è sempre collaborativa



Che cosa significa innovare assieme ad altri attori della propria catena di valore? Ridefinire le modalità di lavoro con fornitori, clienti e partner in generale. Per farlo un’azienda deve prima lavorare al proprio interno per definire valori, obiettivi, ruoli e mezzi necessari per potersi poi rivolgere all’esterno…

di Alessandro Agnoletti

28 Gen 2019


“Open innovation made in Italy” è il titolo di un volume collettivo pubblicato da Franco Angeli e curato da Giuseppe Iacobelli che raccoglie numerosi contributi sullo sviluppo dell’innovazione aperta nelle imprese italiane. Uno degli autori è Alessandro Agnoletti, cofondatore e chief operating officer di CDI_Labs, consorzio di innovazione nato a Torino per promuovere in Europa la collaborazione fra aziende multinazionali e startup, che firma il capitalo dedicato all’innovazione collaborativa.  Con questo articolo Agnoletti comincia a scrivere per EconomyUp, spiegando perché la buona innovazione non può che essere collaborativa. 

Le aziende sono sempre più spinte ad innovare per mantenere la velocità del mercato, ed è importante che lo facciano guardando oltre ai tempi del conto economico e soprattutto oltre ai propri confini aziendali. Come può un’azienda innovare in modo sostenibile nel tempo? Ovviamente non esiste una risposta valida sempre, anzi si …. “dipende”!

La collaborazione è una modalità a forte impatto, perché coinvolge l’azienda in modo totalizzante.

Per perseguirla, un’azienda deve infatti lavorare al proprio interno per definire valori, obiettivi, ruoli e mezzi necessari per potersi poi rivolgere all’esterno e decidere come e con chi realizzare che cosa.

Tanto più un’azienda si sperimenta e persevera nel farlo, tanto più queste due dimensioni si intersecano.

Molte aziende in altrettanti settori, dalla mobilità ai servizi finanziari, dalla salute all’energia, stanno infatti ricorrendo a questa modalità di lavoro per riposizionarsi, creando un’organizzazione adeguata ad abbracciare il cambiamento.

Perché un’azienda dovrebbe innovare attraverso la collaborazione?

Il concetto di collaborazione è un evergreen. Già Charles Darwin constatava che “in the long history of humankind, those who learned to collaborate and improvise most effectively have prevailed”.

Oggi, la velocità con cui tutto si trasforma, porta le aziende a relazionarsi con tutti gli attori che abitano il mercato, senza distinzione di dimensione, settore o geografia. Quest’ultimo aspetto è forse il più rilevante, non ci si può più permettere di discriminare.

Innovare attraverso la collaborazione significa creare fiducia e rapporti più duraturi, scambiare conoscenza ed esperienze valorizzando le reciproche eccellenze, velocizzare il time-to-market e focalizzare gli investimenti.

Ah, quasi dimenticavo … innovare in un sistema di attori illuminati, e qui bisogna essere bravi a sceglierselo (e a farsi scegliere), concede anche un senso di (percepito) maggiore controllo di ciò che accade attorno e di minore paura di rimanere indietro.

Come può un’azienda innovare attraverso la collaborazione?

Come ho raccontato nel contributo al libro “Open Innovation Made in Italy”, esistono diverse modalità di collaborazione che un’azienda può perseguire per innovare, dal rapporto diretto con altri attori della propria catena del valore, come per esempio Philips e Lego che coinvolgono fornitori e clienti, al posizionamento come azienda pivot di un proprio ecosistema, Daimler e Samsung sono casi interessanti in due settori ormai non più così lontani, piuttosto che alla partecipazione in ecosistemi più ampi, siano privati o pubblici, verticali o intersettoriali.

In un’azienda possono coesistere molteplici modalità di collaborazione, anzi la co-esistenza è una condizione normale per quelle con maggiore esperienza.

Cosa significa innovare assieme ad altri attori della propria catena di valore?

Significa ridefinire le modalità di lavoro con fornitori, clienti e partner in generale. Alcune aziende hanno evoluto il rapporto con i propri fornitori, coinvolgendoli dalla definizione degli ambiti di innovazione, al co-sviluppo di nuovi prodotti alla costruzione di nuovi modelli di business. Philips, per esempio, realizza sessioni di pitch e open round table con i fornitori, sia in sede che all’esterno.

Altre aziende estendono il concetto, investendo nella creazione di open source community, ovvero ambienti virtuali di scambio e co-generazione, che, per Mozilla (Firefox), significa disporre di R&D e network di persone qualificate.

Un’altra rivoluzione riguarda il rapporto con i trasportatori, tra cui UPS, DHL e Maersk, che stanno investendo sempre di più in innovazioni che spaziano dalla blockchain al voice assistance, dall’ e-forwarding al green delivery, per offrire sempre maggiore tracciabilità, capillarità ed ingaggio dei clienti, alle aziende in grado di stare al passo.

C’è poi chi si rivolge al cliente finale per raccogliere idee e progetti da realizzare. Lego, per esempio, lo fa sia attraverso la piattaforma on-line Lego Ideas che legittimando comunità off-line di simpatizzanti e clienti presenti in molte città del Mondo.

Un altro approccio è quello di Beiersdorf, che, dopo l’utilizzo della netnografia per identificare nuovi bisogni dai consumatori sui social media, ha coinvolto il popolo di internet in questionari on-line per definire le caratteristiche di un nuovo deodorante Nivea poi lanciato sul mercato con grande successo qualche anno fa.

Conclusioni: chi innova da sé non fa per tre

La risposta alla domanda iniziale è quindi NO! Chi innova da sé, non fa per tre.

Aziende coraggiose ci offrono molti modelli per innovare in modo collaborativo, ma è importate che ciascuno lo faccia partendo da sé e dal proprio contesto, magari anche improvvisando quando serve! come suggeriva sempre Charles Darwin nella sua riflessione.

Nei prossimi articoli verranno approfondite altre modalità di collaborazione attraverso cui generare innovazione, oltre al rapporto con i diversi attori della catena del valore … stay tuned !

 

Alessandro Agnoletti

Cofondatore e chief operating officer di CDI-Labs, consorzio di innovazione nato a Torino per promuovere in Europa la collaborazione fra aziende multinazionali e startup. Ha lavorato in Bain&Company e in…