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SCENARI

Lo sai che Facebook ha un capo strategia automotive? Ecco perché…

12 Lug 2017

Si chiama Christoph Stadeler e sostiene che il social network non è solo digital marketing. Alle case automobilistiche dice: «La nostra azienda e le vostre sono società di ingegnerie, ed entrambi siamo leader in innovazione». I terreni di collaborazione? Per esempio l’intelligenza artificiale e la realtà virtuale

Che il settore dell’auto abbia imparato a sfruttare i social network per aumentare le vendite non è una novità (anche se, secondo un report dell’americana Netsertive, solo il 10% dei concessionari è presente con i propri annunci su Facebok), e non è una novità nemmeno che diverse startup, prima fra tutte l’italiana Hurry!, ne abbiano approfittato portando sul social i propri servizi automotive e un offerta di vendite di auto direttamente online.

Facebook, da parte sua, non è certo rimasto a guardare, e ha implementato diversi servizi pensati per il settore automotive con il chiaro intento di far sì “che gli acquirenti del settore passino dalla valutazione all’acquisto e molto altro, accelerando ogni fase del ciclo”.

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E se già i grandi produttori, fiutando l’affare, stanno iniziando a proporre auto “Facebook-ready” (è il caso di Citroën, con la nuova C3 dotata di una videocamera montata sul cruscotto per condividere video e foto mentre si viaggia), il social di Zuckerberg punta a una cooperazione ancora più stretta con l’industria dell’auto, considerandola un’opportunità di crescita per entrambe le parti in causa.

Christoph Stadeler, capo della strategia automotive di Facebook (e già il fatto che il social abbia un capo della strategia automotive dovrebbe dire qualcosa) ha detto chiaramente alla conferenza Frost & Sullivan’s Intelligent Mobility 2017, tenutasi a Londra, che il colosso di Menlo Park è in grado di sostenere il mondo dell’auto in diversi modi che non siano solo il mero marketing digitale. “La nostra azienda e le vostre – ha spiegato secondo quanto riporta Just Auto – sono società di ingegnerie, ed entrambi siamo leader in innovazione. Inoltre, abbiamo all’incirca la stessa missione: la nostra è quella di rendere il mondo un posto più piccolo (“Bringing the World Closer Together” è stato il titolo del discorso di Zuckerberg al primo Facebook Community Summit di giugno, ndr), e se torniamo indietro di un centinaio di anni questo è esattamente ciò che la vostra industria ha consentito all’umanità. Voi avete accorciato le distanze e riunito le persone, consentendo loro di connettersi e di fare meglio comunità”.

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Secondo Stadeler sono diversi gli ambiti in cui una collaborazione tra i due mondi, quello dei social e quello dell’auto, potrebbero portare benefici. Ad esempio l’intelligenza artificiale: “Noi siamo uno dei leader in questo campo, in particolare nel riconoscimento di immagini e di video. Lo siamo perché vogliamo dare il miglior servizio possibile ai nostri 2 miliardi di utenti, assicurandoci che ognuno riceva il contenuto adatto. E lo facciamo attraverso sistemi di intelligenza artificiale che sono fondamentali per il nostro business. Ma lo saranno anche per il vostro nei prossimi 10 anni, quando avrete sulle strade i vostri veicoli a guida autonoma”. E anche per quanto riguarda la realtà virtuale, ha sottolineato il capo della strategia automotive di Facebook, potrebbe aprire “molte possibilità, consentendo ad esempio agli ingegneri della catena di distribuzione di lavorare insieme anche senza essere nello stesso posto. E noi, come partner tecnologici, possiamo dare un valore aggiunto al vostro business”.

Facebook però guarda anche oltre, spiegando che in questo momento “si parla molto dei display digitali delle auto”, ma poco di ciò per cui possono essere utilizzati. E assicura che “nessuno vuol essere connesso a un’auto: la gente vuole essere connessa al guidatore o ai passeggeri. È su questo che il consumatore prende decisioni e spende soldi”. E ricorda come negli anni Settanta le compagnie aeree dotavano i loro velivoli di un grande schermo in modo che tutti potessero guardare lo stesso film durante il volo. Ma, avverte, “questo non è il futuro, questi sono gli anni Settanta. Il futuro è il BYOD (bring your own device, porta il tuo dispositivo, ndr), e per questo bisogna essere in grado di fornire a ognuno il giusto accesso e il giusto contenuto. Bisogna iniziare a pensare a soluzioni mobile-first, invece che car-first”.

Concetta Desando
Giornalista

Due menzioni speciali al premio di giornalismo M.G. Cutuli, vincitrice del Premio Giuseppe Sciacca 2009, collaboro con testate nazionali. Per EconomyUp mi occupo di startup, innovazione digitale, social network

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