Auto e trasformazione digitale: verso il phygital - Economyup

LO SCENARIO

La trasformazione digitale dell’auto: verso un paradigma phygital e condiviso



Quale futuro della filiera automotive nella crescente convergenza tra fisico e digitale? Il Gruppo Car Design & Engineering di ANFIA ha organizzato l’evento Phygital Worlds In Automotive: ecco cosa è emerso

06 Apr 2022

Nel vortice della trasformazione digitale, il nostro modo di intendere l’auto e la mobilità sta profondamente cambiando. Qual è il futuro della filiera automotive in questa crescente convergenza tra fisico e digitale?

Per cercare di rispondere a questa domanda, il Gruppo Car Design & Engineering di ANFIA ha organizzato l’evento Phygital Worlds In Automotive: un webinar di confronto tra esperti, professionisti e aziende sul futuro del comparto automotive.

A fianco del Presidente del Gruppo Car Design & Engineering Silvio Angori, hanno partecipato Flavio Manzoni, Chief Design Officer di Ferrari, il Vice Ministro dello Sviluppo Economico Alessandra Todde, e due ospiti internazionali: Thomas Fellger – Founding Partner e Managing Director di Icon Group e Harry West – Professore di Industrial Design alla Columbia University e CEO di Frog Inc.

Qui è possibile rivedere l’evento

L’auto in un mondo sempre più phygital

“Io che sono in questo settore da 30 anni non ho mai visto un cambiamento così radicale come quello di oggi” ha attaccato Angori, “Sono profondamente convinto che il design fisico continuerà ed esistere, ma vivremo sempre più in un mondo digitale. Il design deve quindi fiondarsi in questa transizione, senza perdere mai l’essenza delle proprie radici.”

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Sicurezza

Il nuovo paradigma vede uno spostamento del focus del design del mondo auto. Oggi molta attenzione è sui componenti del motore, che danno all’automobile un’impronta caratteristica. Tuttavia, i nuovi motori elettrici verso cui si sta indirizzando l’industria hanno meno componenti, meno possibilità di distinzione. A diventare caratterizzanti, quindi, dovranno essere piuttosto gli elementi digitali (e phygital) dell’auto.

“Questi mondi che diventano permeabili, fluidi tra reale e virtuale, sono la quotidianità che stiamo vivendo. Parliamo di veicoli e mobilità, ma anche di smart city.”

Non si tratterà naturalmente di un passaggio semplice.

“Non tutte le aziende automotive sono pronte ad accettare il nuovo, questo è un fatto” nota Angori, “L’ostacolo maggiore non è nel decision maker finale, ma nella fascia intermedia del management dell’azienda, che è molto difensiva della sua posizione: parliamo di esperti di precise componenti che non vogliono veder sparire ciò su cui lavorano e hanno sempre lavorato. È un problema di cultura aziendale, e rompere questo schema sarà la cosa più difficile”

Tuttavia, rimarca Angori, “Tra le persone più flessibili al mondo ci sono i designer e gli ingegneri: hanno imparato tante cose proprio per essere pronti ad abbandonarle ed abbracciare il nuovo. Hanno la capacità di unire la storia con modalità nuove di utilizzo delle loro competenze. È essenziale il reskilling: le persone hanno la capacità di imparare il nuovo, l’importante è saperlo -e volerlo- vedere.

Cosa serve per percorrere questa strada? “La creatività, prima di tutto, assieme al coraggio di assumere il rischio di cambiare.”

Lo scenario: l’auto come un vestito

A presentare lo scenario più dirompente sono i due ospiti internazionali, che immaginano un futuro dove l’auto di proprietà sarà sempre più sostituita dallo sharing. Uno sharing, tuttavia, “su misura” dell’utente, che grazie alla tecnologia si adatti alla sua identità.

“Il possesso della vettura è qualcosa che cambierà come nozione per molte persone” racconta Fellger, “Ci sarà sempre bisogno di un’automobile, ma sarà meno utilitaristica, più l’espressione di chi sono come persona. Se uso un veicolo condiviso, vorrei che in quel momento fosse veramente mio. È una doppia sfida: un veicolo in sharing che, però, nel momento in cui ci sei dentro ti deve corrispondere. Questo può essere reso possibile da tecnologie come API, che permettano di entrare in una macchina che subito si connetta e si configuri rispetto alle tue impostazioni e le tue preferenze.”

Sembra fantascienza, ma Fellger porta alcuni primi esempi di cosa potrebbe significare: “Vediamo spunti di questo futuro in come competono tra loro i servizi di car sharing in USA: entri in macchina e prendi controllo dell’illuminazione, della musica. Sono alcuni primi segnali.”

Non solo adattare l’automobile alle proprie preferenze, ma anche scegliere l’automobile da guidare in base alla situazione del momento. “Potremmo pensare a concepire le auto come i vestiti, a seconda del momento e del mood. Non dovendo più scegliere una solo auto da possedere per 6-12 anni, potrò essere meno conservatore nelle mie scelte, seguire di più la moda, i miei sfizi. Un po’ come già si fa in USA con il noleggio di vestiti eleganti”.

Dal vendere un’automobile al vendere un’esperienza

“Penso sia importante comprendere che i brand automobilistici sono cambiati” spiega West, “I produttori dovranno capire che vendere l’automobile non sarà più il loro scopo principale: sarà vendere un’esperienza coerente al marchio. Ad esempio, un marchio sportivo che offra assieme all’auto accesso a un fitness club, a un evento sportivo.”

“Si tratta di progettare un’auto in ottica di ecosistema” aggiunge Fellger, “Bisogna pensare a quali possano essere le applicazioni adatte al proprio utente, sia all’interno dell’auto che fuori, quando la lascia. Esperienze che si ottengono assieme all’auto tramite convenzioni con altri attori. Questo a mio parare è il futuro. Ora i produttori devono prendere una decisione: se continuare a fornire solo hardware, o se andare oltre.”

“Credo nel futuro ci saranno tre elementi davvero importanti” conclude West, “Il trasporto sarà un’esperienza condivisa, l’esperienza nella vettura sarà personale, su misura per me, e l’esperienza sarà più eclettica, permettendomi di scegliere diverse auto”.

Non perdere l’emozionalità della guida nella trasformazione digitale

Una delle obiezioni spesso portate all’avvento del phygital nel mondo automotive è il rischio di perdere la componente di emozionalità e piacere della guida.

“La standardizzazione del veicolo non è necessariamente la banalizzazione” risponde Manzoni, CDO di Ferrari, “In Italia c’è un approccio particolare al design dell’automobile, una mentalità che pure con strumenti diversi è possibile portare avanti. Come designer, mi porrei l’obiettivo di dare caratterizzazione in nuovi modi: stiamo lavorando molto, per esempio sulla realtà aumentata. Possiamo davvero cambiare l’esperienza di guida con le nuove tecnologie, senza contare i vantaggi per la sicurezza.”

Manzoni cita anche il metaverso su cui, anticipa, Ferrari ha progetti in corso.

Auto e trasformazione digitale: l’Italia deve fare sistema

Quali sono le prospettive concrete di questa trasformazione nel tessuto industriale italiano?

“Storicamente, l’Italia è l’Italia dei campanili” nota Angori, “Ma ci si prospetta un’opportunità unica: fare sistema come Paese mettendo insieme tutte le competenze profonde e radicate in una casa comune del made in Italy e del design italiano. Dalla diversità nasce il futuro: dobbiamo abbandonare il campanilismo perchè dal fare sistema nascono le opportunità economiche.”

“Sarà importante sfruttare le nostre capacità anche per fare sistema con altri settori industriali, per raggiungere massa critica ed essere più rispondenti” aggiunge il Vice Ministro Todde, “Germania e Francia hanno grandi società di ingenieria e design, penso che anche per l’Italia sia un passo importante”.

L’innovazione per l’Italia, sottolinea Angione, non deve però chiudersi ai soli talenti italiani.

“C’è un talento incredibile nel mondo in design e ingegneria, che vogliamo attirare in Italia proprio perchè come Paese possiamo offrire qualcosa di distintivo. Qualcosa che non rimanga solo alle nostre persone, ma si apra al mondo. Con questo spirito, come ANFIA quest’anno abbiamo lanciato un hackaton (Anfia Next Mobility Hackaton), che rifaremo l’anno prossimo.”

Cosa può fare il governo in Italia?

Secondo il Vice Ministro Todde, digital skills e infrastrutture saranno le leve più importanti in questa trasformazione del settore, su cui il governo dovrà intervenire a sostegno dell’industria del Paese.

“Compito del governo è rendere questa transizione seamless” spiega. “La sfida sarà lo skill shortage: dobbiamo lavorare per rendere più accessibili le nuove competenze necessarie, investire non sulle competenze manuali ma su quelle digitali, a partire da istituti tecnici superiori e materie STEM. Altro discorso essenziale è quello delle infrastrutture: ricarica elettrica, stradale, 5G. Stiamo lavorando su come rendere le città sensoriali, basate sulla raccolta dati.”

Tutto questo senza aver paura di perdere valore nel digitale.

“Vogliamo interpretare questa trasformazione digitale come un fattore di accelerazione e non di distruzione di valore. Dobbiamo sfruttare la trasformazione usando le nostre leve differenzianti: il made in Italy, che ha fatto conoscere la nostra tecnologia e il nostro design in tutto il mondo. Il concetto di auto verrà trasformato completamente, il che dà mille spunti per mettere a fattor comune quelle competenze di design ingegneristico che sono il nostro fattore differenziante. Credo che questo possa permettere all’industria italiana di conservare il valore che ha.”

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