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La calda estate di Uber&Co: che cosa succede tra le car-hailing app

07 Set 2016

C’è gran fermento attorno ai servizi di auto con autista: il Fondo Sovrano dell’Arabia Saudita ha investito 3,5 miliardi sulla startup americana. Che in Cina si è alleata con il suo principale concorrente. E non è solo: i fondi Usa investono in Indonesia e Citigroup “sale” su GrabTaxi. In ballo c’è il ricco mercato della mobilità (non solo delle persone)

Franco Quillico, Managing Partner Andromeda Consulting,Docente di Strategia e Finanza al MIP Politecnico di Milano
Nell’estate che si avvia a conclusione il settore delle cosiddette car-hailing apps (le app per avere un servizio di auto con autista) è stato in grande fermento. Basta mettere in fila quanto accaduto a livello globale per farsi un’idea di come l’innovazione stia investendo un’industria (quella automobilistica) ma anche un settore importante come quello della mobilità urbana.

All’inizio di giugno il Fondo Sovrano dell’Arabia Saudita ha investito 3,5 miliardi di dollari in Uber, che rappresenta il più grosso investimento in una start-up della storia, e che ha portato il totale raccolto da Uber a $12,9 miliardi su una valutazione di $68 miliardi. Pochi giorni dopo Walmart, il colosso della grande distribuzione, ha annunciato un accordo con Uber e con il suo concorrente Lyft per la consegna a domicilio della spesa, scegliendo le città di Denver e Phoenix per il lancio del nuovo servizio.

CHE COSA FANNO I PRODUTTORI DI AUTO
Il 25 luglio Daimler, che nel 2014 aveva acquisito MyTaxi, ha annunciato che fonderà MyTaxi con il concorrente Hailo, con l’obiettivo di creare un singolo brand e di fare concorrenza a Uber. Daimler manterrà il controllo della società allargata e inietterà centinaia di milioni di euro nella crescita del business. Il business model di MyTaxi è molto diverso da quello di Uber. Infatti, MyTaxi permette ai suoi utenti di prenotare i classici taxi e quindi non ha incontrato alcuna ostilità da parte dei tassisti e dei regulator. Daimler non è l’unico produttore di automobili ad aver capito il valore potenziale delle car-hailing apps. Infatti, General Motors ha investito $500 milioni in Lyft, Volkswagen ha preso una quota da $300 milioni in Gett (Israele) e Toyota ha effettuato un investimento non precisato in Uber.

I SEGNALI DI PACE DAL MERCATO CINESE
Nel mercato Cinese si sono verificati due eventi di grande importanza. Il 28 luglio il governo Cinese ha formalmente legalizzato il servizio di car-hailing che fino ad allora aveva operato in una zona “grigia”. In quel momento i principali concorrenti erano Uber e la cinese Didi Chuxing, leader di mercato con una quota intorno all’80%.  Entrambi hanno ovviamente espresso la loro soddisfazione all’annuncio governativo. 
Il colpo di scena avviene pochi giorni dopo, il 31 luglio per l’esattezza, quando Uber annuncia di aver ceduto la sua attività in Cina a Didi Chuxing in cambio di una quota del 20% in Didi. Questa mossa mette fine a una guerra durata tre anni e costata, a ciascuno dei due concorrenti, diversi miliardi di dollari dovuti a una politica estremamente aggressiva di sconti. (Uber aveva dichiarato apertamente di perdere $1 miliardo all’anno in Cina, e questo dato è stato confermato dal risultato del primo semestre 2016 che Uber ha chiuso con un “rosso” di $1,3 miliardi). Tra l’altro a metà maggio Apple aveva investito un miliardo di dollari in Didi Chuxing e qualcuno ha interpretato questa decisione come una sorta di segno premonitore sostenendo che Apple aveva già individuato il vincitore e scommesso di conseguenza.

Questa “pace” inaspettata tra Uber e Didi ha creato anche una situazione assai insolita. Infatti, negli ultimi anni Didi Chuxing si è messa a capo di una sorta di “santa alleanza” in chiave anti-Uber. Questa alleanza include Lyft (U.S.), Ola (india) e GrabTaxi (South East Asia). Il paradosso è che Uber si ritrova ad essere azionista, sebbene di minoranza, in questo gruppo ad essa ostile. 

Contemporaneamente alla sua “exit” dal mercato cinese Uber ha annunciato la decisione di investire 500 milioni di dollari in un progetto ambizioso di “global mapping” con l’obiettivo di rendersi indipendente da Google Maps.

All’inizio di agosto un gruppo di investitori, tra cui i fondi di private equity KKR e Warburg Pincus, hanno investito $550 milioni in una società di car-hailing indonesiana, chiamata Go-Jek, con l’obiettivo di farne la piattaforma mobile leader, incluso il “mobile payment”, in South East Asia.

IL SELF DRIVING TAXI CON VOLVO
Il 18 agosto Uber ha annunciato un’alleanza con Volvo – la quale, sebbene svedese, è stata acquistata dalla cinese Geely nel 2010 – con l’obiettivo di introdurre dei self-driving taxi. Le due aziende faranno un investimento congiunto di $300 milioni e la città prescelta è Pittsburgh negli Stati Uniti. Durante il periodo di prova gli autisti saranno comunque presenti, per ragioni di sicurezza, e il servizio sarà gratuito per i clienti. Tuttavia, con una mossa a sorpresa, una start-up americana, nuTonomy, ha annunciato che, a partire dal 25 agosto, ha introdotto sulle strade di Singapore, dei self-driving taxis (robo-taxis). Un tecnico sarà comunque presente sulla vettura e potrà prenderne il controllo, se necessario.

Infine il 21 agosto Citigroup ha annunciato una partnership con GrabTaxi, che abbiamo citato prima e che è presente in sei Paesi in SE Asia, che permette ai detentori di carte di credito emesse da Citi, di utilizzare i punti per il pagamento delle corse. Per Citi questa è la prima mossa in questa direzione.

* Franco Quillico è Managing Partner di Andromeda Consulting e Docente di Strategia e Finanza, MIP Politecnico di Milano  www.food4brains.com

 

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