L'INTERVISTA

Il CEO di Reinova: “Così portiamo innovazione nella mobilità elettrica”



Giuseppe Corcione di Reinova, polo di sviluppo, test e validazione di componenti per i powertrain ibrido ed elettrico situato nella Motor Valley emiliana spiega come ha fatto ad acquisire clienti come Ferrari, Lamborghini, Iveco. E perché intende stringere collaborazioni e partnership internazionali

di Emanuele Villa

Pubblicato il 30 Nov 2022


Giuseppe Corcione, CEO Reinova

“Le case automobilistiche oggi hanno bisogno di idee. Ma se porti l’idea senza il partner che la possa produrre o certificarne la sostenibilità, questa non serve. Perciò ci siamo noi: in due anni siamo diventati fornitori e facciamo sviluppo, testing e validazione per Ferrari, Lamborghini, Iveco, creando un grande polo di competenza, un centro in cui viene stimolata l’innovazione e lo sviluppo nell’ambito dell’elettrificazione”. Così dice a EconomyUp Giuseppe Corcione, CEO e fondatore di Reinova, società costituita nel 2021 nella Motor Valley emiliana per essere un polo tecnologico specializzato nello sviluppo, test e validazione di componenti per i powertrain ibrido ed elettrico. Noto anche con il nome di gruppo propulsore, il powertrain è un insieme di componenti meccaniche essenziali per il corretto funzionamento di un veicolo green, dato che è formato dal motore vero e proprio, dalla trasmissione e dall’albero relativo a quest’ultima.

Non c’è dubbio che l’innovazione si stia concentrando, e si debba concentrare sempre di più, sul concetto di elettrificazione della mobilità. Lo sviluppo di nuovi componenti, il testing e la validazione di tecnologie innovative e, soprattutto, la capacità di osservare il fenomeno in modo olistico integrando software, connettività e sicurezza crea uno scenario interessante. Tuttavia, quando si parla di innovazione, l’Italia sembra aver perso smalto rispetto al suo glorioso passato.

Da una chiacchierata con il CEO e fondatore, Ing. Giuseppe Corcione, scopriamo che l’ambizioso obiettivo dell’azienda non si esaurisce nel fornire ai produttori soluzioni innovative che aumentano la competitività e riducono il time to market, ma anche di creare – tramite partnership – un ampio ecosistema di competenze per diventare il punto di riferimento dei più grandi carmaker del mondo. E non solo.

Stabilimento Reinova
Lo stabilimento di Reinova

Quale intuizione l’ha portata a immaginare e realizzare un polo di innovazione nella mobilità elettrica?

Opero nel settore da anni e, tempo addietro, ho sentito la necessità di rispondere a una domanda: se è vero che i principali brand mondiali sono nati da competenze italiane così come gran parte dell’innovazione del powertrain, perché oggi i nuovi player non hanno avuto la spinta tecnologica per nascere qui? Perché Elon Musk è “nato” in America e non da noi?

Domanda complessa.

E poi c’era poi un’altra cosa cui faticavo a dare risposta. Il motorsport è sempre stato una culla di innovazione. Questo però non stava succedendo nell’elettrificazione, cioè il motorsport era indietro rispetto alla passenger car. Non a caso il nuovo record del Nürburgring non l’ha fatto una Ferrari ma una Tesla. C’era spazio per intervenire.

Come?

Creando un grande polo di competenza, un centro in cui venisse stimolata l’innovazione e lo sviluppo nell’ambito dell’elettrificazione.

Non è stato tardi partire nel 2021?

Il nostro problema è che inseguiamo altri Paesi, come la Cina. Ma è sbagliato. Come Italia, dovremmo creare un tech lab che ci permetta di realizzare un salto tecnologico. Se invece di investire 4mld in Gigafactory dessimo i fondi a chi fa ricerca, alle Università, al CNR o alle aziende, svilupperemmo una tecnologia di cui diventeremmo proprietari, e quindi tra 10 anni non solo avremmo colmato il gap, ma saremmo di nuovo protagonisti.

Qual è la missione della sua azienda?

Reinova significa Reinventing Innovation e propone un modo nuovo di fare innovazione, mettendo a fattor comune competenze trasversali che vengono anche da settori diversi presenti nel territorio italiano. Inoltre, l’azienda nasce per essere un grande centro di sviluppo di innovazione, ma poi bisogna anche dimostrare che questa funzioni: era quindi necessario mettere a terra un investimento importante di natura hardware e tecnologica per far sì che le case automobilistiche, i tier 1 e i fornitori potessero utilizzare le nostre infrastrutture per dimostrare l’efficacia delle loro scelte.

Una scommessa, insomma…

La mia, in particolare, era che l’Unione Europea mettesse al bando i motori endotermici. A ottobre 2020 era l’anello mancante. Ho scommesso sul fatto che questo potesse avvenire, per cui chiunque, che sia Ferrari, Lamborghini o Stellantis, avrebbe dovuto investire nel settore dell’elettrificazione.

Elettrificazione è un concetto ampio: lei come lo circoscriverebbe?

Bisogna collegare diversi pilastri. In primis, quello della gestione dell’elettrificazione, che significa concentrarsi sul software, sulla connettività e sullo sharing. Inoltre, aumentando i gradi di libertà, in termini di upgrade software, di componentistica e di layout, aumentano i rischi per la sicurezza. In un mondo di comunicazioni Vehicle-to-Vehicle, Vehicle-to-Grid e Vehicle-to-Human, la cybersecurity è un pillar.

Tra motore tradizionale ed elettrico ci sono differenze a livello di sviluppo?

Naturalmente sì. Il principio che cambia tra elettrificazione e motore tradizionale è che oggi occorre ridurre i tempi. Non c’è più la possibilità di sviluppare in 5 anni, perché il ciclo di vita di un componente elettrificato è inferiore. Occorre lavorare in uno sviluppo tra i 18 e i 24 mesi, cosa che porta con sé una serie di sfide.

Come si pone Reinova rispetto ai grandi brand?

Siamo una società di sviluppo, testing e validazione concentrata su settori e sistemi hi-end. Per noi Ferrari, Maserati, Lamborghini e altri sono il riferimento.

E la strategia nel a lungo periodo?

Diventare un player mondiale, il N.1 dei servizi in ambito mobilità. Vorrei creare un grande hub di servizi di sviluppo e di componentistica che serva trasversalmente l’intero veicolo.

Come state portando avanti questo obiettivo?

Con un processo di economia circolare: ho stretto partnership internazionali e cooperazioni per far sì che Reinova non sia solo il player che sviluppa e testa, ma che propone ai grandi player un range di fornitori basati sui principi del design-to-cost e del design-to-manufacturing. A lungo termine l’idea è diventare un grande player che faccia da collegamento di varie tecnologie e metta insieme competenze trasversali. Reinova non produce: ci occupiamo direttamente fino alla prototipazione e poi proponiamo i partner. Ma ci poniamo al centro di un ecosistema di partner che porta innovazione ai grandi player.  Infatti, abbiamo realizzato il programma Mobilità Italia con l’idea di creare un portale in cui i partner si uniscono per essere competitivi fuori Italia. Non ci presentiamo da soli ai grandi carmaker internazionali ma come network di competenze trasversali che può prendere per mano qualsiasi progetto.

Di cosa hanno bisogno, oggi, le case automobilistiche?

Di idee. Ma se porti l’idea senza il partner che la possa produrre o certificarne la sostenibilità, l’idea non serve. Bisogna dimostrare queste cose portando player forti al tavolo. Un primo risultato è lo scooter elettrico Fantic, che è fatto da player italiani e il cui TCO, alla fine, è risultato inferiore rispetto alle proposte estere.

Cosa ha ottenuto Reinova in questo primo periodo?

Abbiamo reso la struttura funzionante, cosa non scontata in tempi brevi e in pieno Covid, siamo diventati fornitore diretto di grandi brand. In due anni siamo diventati fornitori e facciamo sviluppo, testing e validazione per Ferrari, Lamborghini, Iveco e molti altri. Inoltre, testiamo e validiamo per Daimler e per Audi.

Perché i carmaker tedeschi vengono da voi?

Perché quello che facciamo è praticamente unico, non ci sono altri player che possano seguirli a 360 gradi. Il limite, semmai, è la crescita interna, perché in un anno e mezzo abbiamo assunto 53 persone e ci vuole tempo per diffondere la conoscenza.

Progetti per il 2023?

Portare avanti anche lo sviluppo dell’innovazione. È ovvio che questo richiede tanti investimenti e persone, per cui ho dovuto rallentare e sto valutando la possibilità di trovare ulteriori partner finanziari che vogliano sposare l’evoluzione dell’azienda.

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