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Search fund: cosa sono e come stanno crescendo in Italia



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L’Osservatorio sui Search Fund in Italia, nato nel 2025, fa il punto su questa realtà emergente: un manager o un professionista cercano un’azienda e poi ne finanziano l’acquisizione con capitali esterni. I dati

Pubblicato il 30 apr 2026



Professore di Entrepreneurship and Digital Business Innovation al Politecnico di Milano e Co-Direttore dell’Osservatorio sui Search Fund in Italia
Professore di Entrepreneurship and Digital Business Innovation al Politecnico di Milano e Co-Direttore dell’Osservatorio sui Search Fund in Italia
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Cresce l’ecosistema italiano dei Search Fund, veicoli di investimento finalizzati a finanziare uno o più “Searcher”. Sono tipicamente rappresentati da un manager o da un professionista, intenzionato a diventare imprenditore, nella ricerca di un’azienda da rilevare e, una volta trovata, a finanziarne l’acquisizione. Nati negli Stati Uniti negli anni ’80, oggi si contano oltre 1.000 Search Fund attivi nel mondo, con un ruolo propulsivo svolto dalle Business School. Molto affermati sul mercato nordamericano, con un ruolo chiave tra le altre della Stanford Graduate School of Management, sono diffusi anche in alcuni paesi europei, in particolare la Spagna, con la IESE Business School, dove a fine 2025 sono state raggiunte 100 acquisizioni.

I search fund in Italia: quanti sono, quali sono

In Italia a fine del 2025 si contano 37 Search Fund, 11 in più rispetto al 2024, evidenziando una importante accelerazione della crescita. Tra questi, 20 Search Fund sono oggi in ricerca attiva di una target, mentre si contano già 17 acquisizioni concluse (6 nel solo 2025), di cui 15 in fase di gestione e 2 exit. Il tasso di successo delle ricerche è molto elevato, perché ben il 94% delle search concluse ha portato all’acquisizione di un’impresa, una percentuale ben superiore alla media internazionale (79%).

Search Fund: l’Osservatorio nato nel 2025, le iniziative future

Lo evidenzia l’edizione 2025 dell’Osservatorio sui Search Fund in Italia della School of Management del Politecnico di Milano, nato l’anno scorso per monitorare lo sviluppo di questo modello di investimento innovativo in collaborazione con Eureka! Venture SGR, società di investimento specializzata in fondi di investimento alternativi in Venture Capital e Private Equity, che nel 2025 ha avviato ETA Fund, il primo fondo di investimento istituzionale che investe nell’asset class dei search fund.

I dati dell’Osservatorio saranno presentati il prossimo 30 giugno in un evento dedicato ai Search Fund presso Palazzo Mezzanotte a Milano, ospiti di ELITE (l’ecosistema di Euronext nato in Borsa Italiana che aiuta le piccole e medie imprese a crescere e ad accedere ai mercati dei capitali privati e pubblici). ELITE ha avviato un’iniziativa strategica per promuovere l’Entrepreneurship Through Acquisition con l’obiettivo di rafforzare l’ecosistema dei Search Fund, stimolare una nuova generazione di imprenditori-acquisitori e supportare la continuità e la competitività del tessuto imprenditoriale italiano.

In parallelo alle attività di ricerca dell’Osservatorio, la Graduate School of Management del Politecnico di Milano (POLIMI GSoM), nel corso del 2025 ha rafforzato il proprio impegno nello sviluppo dell’ecosistema Search Fund tramite iniziative formative e di community building. A ottobre 2025 si è tenuto il primo corso Elective “Strategie per l’acquisizione e la crescita delle PMI tramite search funding” e in questi giorni parte il Corso Executive “Entrepreneurship Through Acquisition”, il primo programma executive in Italia dedicato al modello Search Fund, con l’obiettivo di formare nuovi Searcher, investitori e professionisti interessati a operazioni di acquisizione imprenditoriale.

Search Fund come “nuova linfa imprenditoriale”

“Il modello dei Search Fund presenta un’elevata coerenza con le caratteristiche strutturali del nostro tessuto economico-produttivo, caratterizzato dall’ampia presenza di PMI che spesso devono affrontare la sfida del ricambio generazionale e aumentare la capacità di scalare – dichiara Andrea Rangone, Professore di Entrepreneurship and Digital Business Innovation al Politecnico di Milano e Co-Direttore dell’Osservatorio -. I Search Fund possono svolgere un ruolo importante nel favorire l’introduzione di nuova linfa imprenditoriale e di competenze manageriali e professionali nelle nostre PMI, consentendone una maggiore crescita”.

Search per “operazioni di successione esterna”

“Il modello dei Search Fund rappresenta uno strumento particolarmente interessante dal punto di vista della finanza d’impresa, in quanto consente di allineare in modo efficace capitale, competenze manageriali e creazione di valore nel medio-lungo periodo – dichiara Giancarlo Giudici (nella foto sotto), Professore di Corporate Finance al Politecnico di Milano e Co-direttore dell’Osservatorio -. In un contesto come quello italiano, caratterizzato da imprese spesso sottocapitalizzate e con limitato accesso a competenze manageriali evolute, i Search Fund possono contribuire a facilitare operazioni di successione esterna”.

Un mercato con ampi margini di crescita

“I numeri del 2025 confermano una crescita importante, ma siamo ancora nelle fasi iniziali di sviluppo dei search fund in Italia – prosegue Stefano Peroncini, Amministratore Delegato di Eureka! Venture SGR -. È proprio questa fase che rende il modello particolarmente interessante: un mercato ancora poco penetrato, con ampio spazio per creare valore. In questo contesto, il nostro Fondo di investimento in searcher (ad oggi ancora l’unico in Italia) è pienamente coerente con la missione di Eureka!: investire nel talento imprenditoriale, supportando manager di qualità nel percorso di diventare imprenditori e guidare la crescita di PMI solide”.

Un portafoglio di investimenti in 20 search fund e 2 PMI

“Grazie all’interesse dimostrato da alcuni investitori istituzionali, tra cui diverse fondazioni bancarie, da sempre attente allo sviluppo del territorio, che riconoscono nei search fund uno strumento concreto per favorire continuità e crescita del tessuto imprenditoriale locale, siamo riusciti a costruire in pochi mesi un portafoglio di investimenti in oltre 20 search fund e 2 PMI, tutti inclusi nei dati dell’Osservatorio 2025” conclude Paolo Guida, Partner di ETA Fund.

Search Fund: tutti i dati della ricerca

Le fasi. Il Search Fund prevede quattro diverse fasi. Nella prima fase, quella di “search capital”, il promotore raccoglie dagli investitori un capitale iniziale: in Italia dura mediamente 3 mesi e mezzo. La seconda, di “acquisition capital”, è dedicata alla ricerca e acquisizione dell’azienda target, mediamente della durata di 21 mesi nel nostro paese. La terza fase è quella della gestione e crescita: il Searcher diventa l’amministratore delegato e l’imprenditore di riferimento della società, con il supporto degli investitori definisce il piano di crescita. L’ultima fase è l’Exit, con l’uscita dall’investimento per il Searcher e gli investitori: in Italia, in cui il fenomeno è recente, ad oggi se ne contano 2.


I Searcher Italiani. I Searcher italiani hanno un’età mediana di 34 anni (33 anni a livello internazionale). Nel dettaglio, il 55% ha meno di 35 anni, il 36% tra 35 e 45 anni, il 9% più di 45. La maggioranza (57%) opera da solo, il 40% in coppia, ma nel 2025 c’è stato anche il primo trio (3%). La presenza femminile è limitata (4%), evidenziando un’importante area di sviluppo per il futuro dell’ecosistema. Il background professionale prevalente è quello di general manager (37%), consulenza strategica (33%), investment banking e private equity (30%). Il 19% ha anche esperienze imprenditoriali precedenti. Il 66% dei Searcher italiani possiede un MBA, di cui, il 46% frequentato in Europa, l’11% in Italia, il 9% negli US. E quasi il 60% di questi ha scoperto il modello proprio tramite l’MBA, a conferma del ruolo centrale di questo percorso di studi nella diffusione dello strumento. Cresce la quota dei percorsi svolti in Italia (era il 3% nell’ultima rilevazione) evidenziando il ruolo crescente delle Business School anche nel nostro Paese.

Il fundraising. A investire nei Search Fund sono nella maggior parte dei casi investitori istituzionali (46%), soprattutto esteri, nel 32% individui, angel e holding personali, nel 22% family office (in crescita rispetto all’ultima rilevazione). Nel 28% dei casi gli investitori sono italiani, nel 57% provengono da altri paesi europei e nel 14% dalle Americhe. Il budget medio raccolto per la fase di ricerca (la fase 1) è di 562.000 euro, con una media di 18 investitori per fondo. Risorse che servono per finanziare in primis lo stipendio del Searcher (51% del budget), poi le spese di acquisizione dell’azienda (24%), i viaggi (12%) e il marketing (13%). Il salario medio del Searcher in 7 casi su 10 è tra 50.000 e 100.000 euro l’anno.

Il processo di ricerca. Per l’individuazione dei target, tutti i Searcher combinano una strategia di ricerca proprietaria con il ricorso a intermediari. Ma il processo di ricerca rimane altamente selettivo: in media ogni Search Fund contatta oltre 1.700 aziende, ma solo una quota minima si traduce in lettere di intenti (5 LOI in media per ricerca) e poi acquisizioni.

I searcher identificano i target sulla base di una serie di criteri finanziari e strategici. I principali criteri finanziari sono qualità dei ricavi, EBITDA, EBITDA margin, generazione di cassa, CAPEX e posizione finanziaria. Mentre dal punto di vista strategico si orientano soprattutto verso aziende con business difendibile, possibilità di crescita organica o tramite consolidamento settoriale, business in settori non ciclici e a basso rischio tecnologico o regolatorio. Una particolare attenzione viene riposta a venditori motivati da ragioni extra-business.

Le acquisizioni. Dei 37 Search Fund italiani analizzati (di cui 11 nati nel 2025), 17 hanno già effettuato acquisizioni italiane. Il 2025 in particolare si è contraddistinto per 6 acquisizioni e i settori interessati sono stati laundry services, waste managing, pet food e packaging. Le aziende acquisite hanno un fatturato medio di circa 10 milioni di euro ed un margine operativo lordo medio del 29%, sulla base dei dati finanziari resi disponibili da DeepTree, la piattaforma AI partner tecnico della ricerca. Circa metà delle operazioni si concentra in Lombardia (6), la regione con maggiore diffusione seguita da Veneto, Toscana e Emilia-Romagna (tutte con 2 acquisizioni).

Il finanziamento vero e proprio delle acquisizioni viene solitamente effettuato con un secondo round di fundraising per reperire l’acquisition capital, con una componente in equity e una in debito. Nel 50% dei casi il debito rappresenta tra il 40% e il 60% della capitalizzazione complessiva. Il vendor loan (da parte dell’imprenditore che vende) è utilizzato nel 75% delle operazioni.

Il board costituito a seguito dell’acquisizione è composto nel 64% dei casi da 5 membri, nel 29% da 4 membri e nel 7% da 6 membri. Nella composizione, nella grande maggioranza dei casi (86%) il board include Searcher e investitori del Search Fund, nel 7% dei casi anche il venditore, nel restante 7% anche membri indipendenti.

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