C’è un divario tra l’attenzione che le startup dichiarano verso i temi della sostenibilità e la loro capacità di misurarne concretamente l’impatto. L’indicazione emerge chiaramente dal primo European Responsible Startup Practice Barometer.
La ricerca – promossa dalla coalizione accademica pan-europea INNOVA Europe, fondata nel 2023 da POLIMI Graduate School of Management insieme a ESMT Berlin ed EDHEC Business School – si inserisce in un’iniziativa più ampia che mette in rete alcune tra le principali università e business school europee con l’obiettivo di promuovere un modello di imprenditorialità orientato all’impatto. La coalizione, che riunisce Business School, incubatori e giovani innovatori, opera come piattaforma di ricerca, confronto e collaborazione tra ecosistemi dell’innovazione, favorendo lo sviluppo di startup capaci di coniugare crescita, sostenibilità e valore sociale.
In questo contesto, il Barometer – realizzato con il supporto degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano – ha coinvolto 433 startup europee con l’obiettivo di analizzare atteggiamenti, ostacoli e fattori abilitanti nell’adozione di pratiche responsabili.
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Startup e sostenibilità: c’è un paradosso
Il quadro che emerge presenta un paradosso evidente. Se il 93% delle startup dichiara di integrare pratiche responsabili nelle proprie attività, la quota scende all’81% quando si considerano iniziative effettivamente implementate. Ancora più marcato è il divario quando si guarda alla misurazione: solo il 28% delle startup utilizza indicatori di performance (KPI) per monitorare in modo sistematico l’impatto delle proprie azioni.
Questo scarto tra attenzione dichiarata e capacità di misurazione rappresenta uno degli elementi più significativi emersi dal Barometer e solleva una domanda cruciale: perché le startup, pur mostrando una crescente sensibilità verso la sostenibilità, faticano a tradurre questo interesse in sistemi strutturati di monitoraggio?
Il caso italiano: la sostenibilità non è una priorità
Dal confronto tra i diversi Paesi europei non emergono differenze particolarmente marcate in termini di sensibilità generale verso i temi ESG. Anche nel contesto italiano le startup mostrano livelli di attenzione alla sostenibilità sostanzialmente in linea con la media europea.
Alcuni elementi specifici meritano tuttavia attenzione. In primo luogo, le startup italiane mostrano una propensione leggermente maggiore alla misurazione delle pratiche responsabili rispetto alla media europea. Questo dato sembra essere collegato alla presenza di programmi di finanziamento e iniziative istituzionali che richiedono l’utilizzo di metriche di sostenibilità tra i criteri di valutazione.
Allo stesso tempo, però, il contesto italiano evidenzia con particolare forza una tensione tra sostenibilità e priorità operative. Molte startup indicano tra i principali ostacoli la competizione con attività direttamente legate allo sviluppo del business, come il lancio del prodotto, l’ingresso sul mercato o la raccolta di capitali.
In altre parole, la sostenibilità è percepita come un tema importante, ma spesso fatica a trovare spazio tra le urgenze tipiche delle prime fasi di crescita di una startup.
Perché la misurazione della sostenibilità resta limitata
Il fatto che solo una minoranza delle startup misuri in modo sistematico l’impatto delle proprie pratiche responsabili non implica necessariamente una mancanza di interesse verso questi temi. Piuttosto, riflette alcune caratteristiche strutturali tipiche delle startup.
La misurazione dell’impatto richiede tempo, competenze e strumenti specifici. Per organizzazioni di piccole dimensioni che operano in contesti altamente dinamici, investire risorse e tempo in attività di monitoraggio può risultare complesso. Questo è ancora più critico nelle fasi iniziali di sviluppo, quando fondatori e fondatrici sono spesso soli e devono fare – o imparare a fare – tutto all’interno della società.
Per questo motivo, molte startup tendono a adottare iniziative di sostenibilità senza dotarsi fin da subito di sistemi strutturati di misurazione. In molti casi, la raccolta di indicatori e metriche diventa una priorità soprattutto quando esiste una motivazione concreta: ad esempio per rispondere a richieste di investitori, programmi di finanziamento o iniziative istituzionali che richiedono metriche di sostenibilità.
Un ulteriore elemento riguarda le startup che nascono con una missione esplicitamente orientata alla sostenibilità. In questi casi la dimensione sostenibile è spesso già integrata nella proposta di valore e nel modello di business dell’impresa. Paradossalmente, proprio questa tipologia di startup è quella che sente meno la necessità di sviluppare sistemi formali di misurazione dell’impatto, almeno nelle prime fasi di sviluppo.
La sostenibilità serve per la reputazione e l’attrazione dei talenti
Se la misurazione rappresenta ancora una sfida, la ricerca evidenzia invece con chiarezza quali siano le principali motivazioni che spingono le startup ad adottare pratiche responsabili.
Il driver più citato riguarda la reputazione e la visibilità verso l’esterno. Le iniziative legate alla sostenibilità sono spesso percepite come uno strumento per rafforzare la credibilità dell’impresa nei confronti di investitori, clienti e partner industriali.
Accanto a questo elemento emerge però anche un fattore meno scontato: l’attrazione dei talenti. In un contesto in cui l’accesso a competenze qualificate rappresenta una delle principali sfide per molte startup europee, dimostrare attenzione ai temi ambientali e sociali può diventare un elemento distintivo nella competizione per i profili più qualificati.
Sostenibilità e business: il ruolo dell’ecosistema
Un ultimo elemento che emerge riguarda il ruolo dell’ecosistema dell’innovazione nel favorire una maggiore integrazione della sostenibilità nei modelli di business delle startup.
I dati del Barometer mostrano infatti che la probabilità che una startup monitori l’impatto delle proprie pratiche responsabili aumenta significativamente quando emergono richieste esplicite da parte di stakeholder come investitori, incubatori o partner industriali.
In questo senso, il contributo di università, business school e attori dell’ecosistema diventa fondamentale per diffondere strumenti e competenze utili a integrare la sostenibilità in modo più strutturato.
È proprio in questa prospettiva che si inseriscono le iniziative promosse da INNOVA Europe, che hanno l’obiettivo di promuovere l’imprenditoria responsabile tra studenti, ricercatori e giovani imprenditori attraverso attività di ricerca, iniziative formative e programmi dedicati alle startup.

















