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Venture capital e comunicazione, Masha Bucher (Day One Ventures): “Così va ripensato il ruolo del PR”



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“Non conta la storia, conta la solidità del business”. Masha Bucher spiega perché, quando si comunicano le attività di VC, non bisogna aver fretta di dare la notizia o raccontare la storia, come si devono muovere le agenzie di PR, a cosa deve puntare la società

Pubblicato il 15 gen 2026



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Negli ultimi anni il venture capital ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione. Accanto al capitale e alla selezione dei progetti, entrano in gioco competenze che incidono direttamente sulla capacità delle startup di posizionarsi, attrarre talenti e costruire fiducia. Il rapporto tra investimento e comunicazione è uno dei terreni su cui questo cambiamento appare più evidente. A offrire uno spaccato concreto di questa trasformazione è Masha Bucher, fondatrice e general partner di Day One Ventures, intervenuta in un’intervista a Equity, il podcast di TechCrunch.

Quando il venture capital mette in discussione il modello tradizionale del PR

Nel corso dell’intervista, Bucher descrive Day One Ventures come un fondo nato nel 2018 e cresciuto rapidamente fino a gestire asset per una cifra a nove zeri. Un dato che, nelle sue parole, non è il risultato di una strategia finanziaria isolata, ma di un’impostazione operativa precisa. Day One, infatti, è noto per un modello che integra attività di comunicazione senza applicare costi diretti di PR alle aziende in portafoglio.

La scelta nasce da una critica esplicita al funzionamento delle agenzie di pubbliche relazioni. “Il modello tradizionale delle agenzie di PR è disallineato rispetto alle startup”, afferma Bucher. “Le agenzie sono incentivate a rallentare per mantenere i contratti mensili, mentre le startup devono correre”. Questo squilibrio, secondo la fondatrice, porta spesso a forzare annunci quando non esistono notizie rilevanti, con l’effetto di “rischiare di infastidire i giornalisti”.

Nel venture capital, sostiene, la relazione è diversa per natura. “Come investitrice posso vedere la data room, fare controlli approfonditi e impegnarmi in una relazione decennale con il fondatore prima ancora di presentarlo alla stampa”. In questo schema, la comunicazione non è un servizio acquistato, ma una conseguenza dell’investimento.

Dal PR come servizio al PR come atto di responsabilità

Bucher chiarisce che l’elemento discriminante non è la capacità di raccontare una storia, ma la solidità del business. “La convinzione nasce dal business; una volta investito, presentare l’azienda ai giornalisti è un atto di integrità”, spiega. A suo avviso, non è sostenibile che una startup spenda “20 o 30 mila dollari al mese per mesi solo per ottenere un annuncio su TechCrunch”.

La differenza rispetto al modello agenzia viene esplicitata senza ambiguità: “Come agenzia di PR, finisci per accettare chiunque possa pagarti, anche se l’azienda è noiosa”. Come venture capitalist, invece, il tempo e il capitale vengono allocati solo su progetti ritenuti capaci di avere un impatto reale. La comunicazione diventa così una leva selettiva, non commerciale.

Un percorso operativo che anticipa il modello

Nel raccontare il proprio percorso, Bucher collega questa visione alle esperienze maturate prima di fondare Day One Ventures. Ricorda di aver avviato la sua prima società a 18 anni e di aver lavorato a stretto contatto con fondatori e team esecutivi in contesti complessi. In particolare, cita il periodo trascorso in Runa Capital e successivamente in Acronis, azienda di cyber-sicurezza con centinaia di milioni di dollari di ricavi.

“L’azienda aveva centinaia di milioni di ricavi ma nessun CMO”, racconta. “Mi occupavo di eventi e digital marketing con l’obiettivo di garantire quei ricavi”. A 23 anni, spiega, si è trovata a gestire manager senior provenienti da grandi multinazionali tecnologiche. “Ho dovuto imparare tutto sul campo”.

Questa esperienza ha influenzato il modo in cui oggi interpreta il ruolo del venture capital. “Analizziamo il mercato per ottenere la convinzione necessaria a investire, quindi siamo informati per design, non per preparazione a un’intervista”, afferma.

Venture capital come relazione di lungo periodo con i fondatori

Un tema ricorrente nell’intervista riguarda il rapporto con i founder. Bucher sottolinea di non utilizzare schemi predefiniti per valutarli. “Non ho una serie di domande predefinite. Mi piace studiare l’essere umano”, afferma, spiegando di concentrarsi sulla capacità dei fondatori di mantenere coerenza e valori mentre l’azienda cresce.

La comunicazione entra in gioco come strumento di verifica. “Spesso lavorando al primo annuncio di PR ci rendiamo conto che i soci non sono in sintonia o che serve un pivot”, racconta. Il momento della comunicazione pubblica diventa quindi un punto di emersione delle tensioni interne, utile per correggere la rotta prima che il mercato amplifichi le contraddizioni.

Fiducia, responsabilità e scelte di investimento

Nel corso dell’intervista, Bucher lega il tema del venture capital a una responsabilità più ampia. “Oggi sono i fondatori tecnologici, non i politici, a definire il futuro”, afferma. Per questo motivo, la scelta dei progetti da finanziare passa anche da una valutazione etica dei founder.

Cita investimenti in ambiti come l’energia nucleare, la salute e la longevità, spiegando: “Ho investito in Veler perché mi fido del fondatore su temi di vita o di morte”. Allo stesso tempo, chiarisce di aver evitato progetti puramente sensazionalistici. “Non ho finanziato e non finanzierei progetti puramente sensazionalistici”.

Visibilità come leva operativa, non come costo

Un esempio concreto riportato da Bucher riguarda Owner.com, startup supportata fin dal seed round. In occasione dell’annuncio di un round di Serie A, l’obiettivo non era solo finanziario. “Per il loro annuncio di Serie A, l’obiettivo era il reclutamento”, spiega. Il risultato è stato un articolo sul Wall Street Journal cartaceo che ha generato “oltre 700 candidature nelle prime 12 ore”.

Secondo Bucher, questo tipo di risultato dimostra che la comunicazione, se integrata nel venture capital, può avere effetti diretti sul business. L’esposizione mediatica ha contribuito anche alla chiusura anticipata di un round successivo, aumentando il valore per gli azionisti.

Costruire in pubblico e il ruolo dei nuovi media

Nella parte finale dell’intervista, Bucher affronta il tema della presenza diretta dei fondatori sui media. “È fondamentale costruire in pubblico”, afferma. “Se non sai spiegare ‘perché ora’, non attirerai né talenti né investitori”.

Secondo la fondatrice di Day One Ventures, ogni founder dovrà sviluppare una propria piattaforma online. “Ogni fondatore dovrà avere una propria piattaforma su X, LinkedIn e Instagram. È inevitabile”. La fiducia nel brand, aggiunge, è sempre più legata alla fiducia nella persona. “Molti scelgono tra servizi concorrenti basandosi su quale fondatore apprezzano di più”.

In questo scenario, il ruolo del venture capital non è sostituirsi ai founder, ma supportarli nel trovare una narrazione coerente con il loro percorso. “Aiutiamo i fondatori a trovare l’angolazione giusta”, conclude Bucher, sottolineando che la comunicazione resta uno strumento, non un fine.

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