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Startup in Scandinavia: così deep tech e welfare fanno crescere l’ecosistema



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Le startup in Scandinavia vivono una fase di crescita accelerata, sostenuta da stabilità sociale, investimenti nel deep tech e un cambio culturale che premia l’audacia di una nuova generazione di fondatori

Pubblicato il 15 gen 2026



Veduta aerea di Stoccolma: così crescono le startup in Scandinavia
Veduta aerea di Stoccolma: così crescono le startup in Scandinavia

L’area geografica dei Paesi Nordici non è più soltanto il terreno di gioco di storici colossi industriali, ma si è trasformata in uno dei poli tecnologici a più rapida crescita su scala globale. In un dialogo approfondito con Dennis Green-Lieber, co-fondatore della piattaforma danese di consumer intelligence Propane, per il podcast Equity di TechCrunch, emerge come il dinamismo di questa regione sia il risultato di una combinazione unica tra infrastrutture pubbliche, capitali sovrani e una radicale trasformazione della propensione al rischio. Attraverso l’analisi delle tendenze emerse in contesti di rilievo come il Tech BBQ di Copenaghen e la conferenza Slush, si delinea un panorama dove l’Europa settentrionale non guarda più con soggezione alla Silicon Valley, ma accelera seguendo un proprio modello di sviluppo.

L’evoluzione culturale: dalla Legge di Jante all’ambizione globale

Storicamente, il panorama imprenditoriale scandinavo è stato dominato da marchi di consumo globali come Carlsberg, H&M e Volvo. Tuttavia, lo sviluppo di una scena tech propriamente detta ha subito per lungo tempo l’influenza della cosiddetta Legge di Jante (Janteloven), un codice di condotta culturale che scoraggia l’eccessiva esposizione individuale e l’ambizione ostentata. Dennis Green-Lieber ricorda come, in passato, dichiarare i propri obiettivi potesse risultare problematico: “Se io fossi andato in giro a dire ‘conquisterò il mondo’, mi avrebbero detto di calmarmi”. Questo approccio conservativo ha agito per decenni come un freno psicologico, impedendo a molti potenziali imprenditori di scalare le proprie idee su base internazionale per timore di rompere l’equilibrio sociale basato sull’umiltà e sull’uguaglianza.

Negli ultimi 15 anni, questo paradigma è radicalmente mutato. Una nuova generazione di fondatori ha iniziato a mostrare un’audacia senza precedenti, alimentata dai successi di realtà come Zendesk, Unity, Sana e Kahoot!. Questa trasformazione culturale ha agito da volano per gli investimenti: se un decennio fa raccogliere un milione di euro in un round seed era un evento da prima pagina per la stampa finanziaria danese, oggi il mercato ospita tra i 20 e i 30 fondi di venture capital attivi, affiancati da una solida rete di business angel.

Fare l’imprenditore a 25 anni è passato dall’essere considerato una scelta bizzarra a rappresentare un’aspirazione diffusa per molti giovani, segnando la fine dell’era in cui l’esposizione pubblica era vista come un difetto.

La rete di protezione sociale come acceleratore di rischio

Uno degli aspetti più controintuitivi per gli osservatori esterni, specialmente quelli statunitensi, è il ruolo del welfare state nella promozione dell’innovazione. Contrariamente all’idea che una forte rete di sicurezza sociale possa ammorbidire lo spirito imprenditoriale, nello sviluppo di una startup in Scandinavia essa funge da paracadute che permette di rischiare massicciamente. Green-Lieber sottolinea come la stabilità sociale crei una condizione privilegiata per chi decide di fare impresa: “Io posso correre questo rischio e i miei figli avranno comunque assistenza sanitaria e istruzione gratuita senza che io debba scommettere tutto il patrimonio familiare”.

Questo modello, che Green-Lieber definisce come un “capitalismo sociale”, ha creato una base di partenza (baseline) estremamente elevata per l’intero ecosistema. Sebbene i salari medi nei ruoli STEM possano apparire inferiori a quelli della Silicon Valley e la pressione fiscale sia notevolmente più alta, il reddito reale percepito e la qualità della vita sono influenzati positivamente dall’assenza di costi diretti per i servizi essenziali. Il sistema di protezione sociale, pur non essendo stato originariamente progettato dai socialdemocratici degli anni ’60 e ’70 per favorire le startup, si è rivelato un “effetto collaterale” decisivo per la stabilità e la propensione al rischio della nuova ondata imprenditoriale.

Il vantaggio della retention e la cultura del lavoro a lungo termine

Un ulteriore elemento di differenziazione risiede nella gestione del talento e nella capacità di costruire relazioni durature con i dipendenti. Durante un dibattito citato tra Victor di Synthesia e Anton di Lovable, è emerso che le persone tendono a rimanere nelle aziende nordiche molto più a lungo rispetto a quanto accade oltreoceano, dove una permanenza di un anno o un anno e mezzo è spesso considerata già un lungo periodo. “Si tratta di costruire relazioni con i dipendenti; investi nel trovare persone e loro rimangono”, afferma Green-Lieber, notando come questa lealtà permetta di accumulare una conoscenza istituzionale preziosa all’interno delle aziende.

Questa stabilità è favorita da una cultura che valorizza la trasparenza e il senso di responsabilità individuale (ownership). La struttura del lavoro nordica prevede benefici consolidati che altrove sono considerati eccezioni, come cinque settimane di ferie pagate e congedi di paternità estesi. Questi elementi contribuiscono a creare un ambiente in cui i dipendenti si sentono parte integrante del percorso aziendale e non semplici ingranaggi. Green-Lieber riporta l’esempio di un collaboratore della sua azienda, Propane, rimasto nella precedente realtà per sette anni: una durata che nel settore tech locale lo qualifica quasi come un veterano, permettendo alla startup di beneficiare di una solidità operativa difficilmente replicabile in mercati ad alto turnover.

Il dilemma della produttività e lo stigma dello straordinario

Nonostante esistano discussioni accese sulla necessità di orari di lavoro estremi per competere globalmente, imporre tali ritmi a interi team risulta complesso nel contesto nordico. Dennis Green-Lieber osserva che, sebbene negli Stati Uniti sia comune vantarsi di lavorare 20 ore al giorno, in Scandinavia esiste un certo “stigma sociale” riguardo a tali eccessi. Tuttavia, la dedizione dei fondatori rimane totale; l’imprenditore ammette di dedicare regolarmente ore della propria domenica a pensare al business, scrivere email e analizzare dati, sottolineando che la sfida attuale consiste nel bilanciare questa spinta individuale con le aspettative di una società che tutela rigorosamente il tempo privato e il benessere collettivo.

Deep Tech e investimenti sovrani: il caso del Quantum Computing

Il futuro tecnologico della regione si sta spostando con decisione verso il Deep Tech e il calcolo avanzato, supportato da un intervento statale diretto. In Danimarca, il governo ha effettuato uno dei più grandi investimenti da parte di uno Stato sovrano nel campo del calcolo quantistico. Questa iniziativa ha portato all’acquisizione di sistemi informatici d’avanguardia in collaborazione con Nvidia, lo Stato danese e il fondo Novo Nordisk.

Questa infrastruttura non è una risorsa chiusa, ma un volano per l’innovazione privata. Per un fondatore di una startup in Scandinavia, i vantaggi di questo ecosistema pubblico-privato sono molteplici:

  • Possibilità di richiedere potenza di calcolo gratuita per addestrare modelli di intelligenza artificiale complessi all’interno di infrastrutture di livello mondiale.
  • Opportunità di sviluppo aziendale garantite da risorse offerte al pubblico per scopi accademici o di crescita imprenditoriale, evitando la totale privatizzazione delle tecnologie di base.
  • Integrazione dell’IA in settori critici dove la regione eccelle storicamente, come quello sanitario e il software B2B ad alta specializzazione.

Oltre all’hardware, la sostenibilità è radicata profondamente nel DNA imprenditoriale. Green-Lieber osserva che la maggior parte dei cittadini nordici accetta volentieri il carico fiscale perché riconosce l’impatto positivo sulle prossime generazioni. L’idea di “restituire alla società” coesiste organicamente con l’obiettivo di generare profitto, creando un modello di business che non vede il successo economico e l’obbligo sociale come elementi in contrasto, ma come parti di un unico ecosistema sostenibile.

L’Intelligenza Artificiale e la sfida della velocità di esecuzione

La velocità di accelerazione dell’ecosistema scandinavo è attualmente superiore a quella statunitense, pur partendo da una posizione di ritardo temporale stimata in circa dieci anni. Un esempio eclatante di questa rapidità è rappresentato da Lovable, una startup che in soli dodici mesi dal lancio — avvenuto durante un piccolo hackathon allo Slush — è riuscita a raggiungere i 200 milioni di dollari di ricavi. Questo traguardo straordinario ha generato un’ondata di entusiasmo, dimostrando che è possibile costruire leader di mercato globali restando in Europa, come confermato dai successi di 11-Labs o Synthesia.

Rispetto ai modelli della Silicon Valley, spesso caratterizzati da valutazioni gonfiate e ingenti capitali spesi in uffici lussuosi, le startup nordiche tendono a mantenere un approccio più snello e focalizzato sull’efficienza. Dennis Green-Lieber evidenzia come, sebbene oggi chiunque possa lanciare un prodotto grazie a strumenti che automatizzano la scrittura del codice, la vera sfida competitiva si sia spostata sulla capacità di comprendere il mercato: “la nuova sfida è conoscere il cliente meglio e più velocemente dei concorrenti per creare prodotti e messaggi migliori”. In un mercato saturo di prodotti facilmente replicabili, la differenziazione risiede nella velocità di apprendimento dai clienti piuttosto che nella sola produzione di software.

Il verdetto sulla bolla dell’IA

Sulla questione se l’IA stia attraversando una fase di bolla speculativa, Green-Lieber mantiene una posizione pragmatica. Sebbene esista una sovraesposizione mediatica per chi opera nel settore, i problemi reali che l’IA può risolvere sono ancora innumerevoli e in gran parte inesplorati. Nel mercato si assisterà inevitabilmente a una selezione naturale; molti strumenti attuali, definiti “one-trick ponies” (soluzioni a funzione singola), saranno probabilmente assorbiti da piattaforme integrate dove “farai tutto in un unico posto”. L’investimento in tecnologie che potrebbero fallire è considerato una parte fisiologica del rischio del Venture Capital, necessario per individuare i pochi vincitori che guideranno il mercato tra qualche anno.

Il ruolo delle istituzioni e il futuro dell’ecosistema nordico

Il supporto governativo contemporaneo si manifesta anche attraverso una burocrazia estremamente snella e l’intervento diretto dei fondi sovrani. Green-Lieber racconta che per aprire la propria società e il relativo conto bancario a Copenaghen ha impiegato solo una settimana e mezza. Inoltre, circa la metà del round di finanziamento iniziale di Propane è stata garantita da EIFO, il fondo sovrano danese, a dimostrazione di una sinergia pubblico-privata che riduce le barriere all’entrata per le nuove imprese.

Un dato demografico significativo per il futuro è la capacità di attrazione del talento internazionale: a Copenaghen, circa il 20% dei votanti alle elezioni locali è composto da espatriati, segno di una popolazione di lavoratori qualificati che ha scelto la regione per la sua qualità della vita e le opportunità professionali. Mentre la Svezia affronta alcune sfide economiche interne, l’economia danese appare particolarmente solida, favorendo un ambiente in cui anche giovani tra i 18 e i 20 anni possono iniziare a fare scommesse ambiziose su tecnologie emergenti.

La visione tecnologica di Green-Lieber per i prossimi anni punta sull’evoluzione degli agenti autonomi e sulla condivisione dell’intelligenza collettiva all’interno dei team attraverso protocolli come l’MCP (Model Context Protocol). L’obiettivo è superare l’attuale modalità di interazione limitata a una casella di testo, auspicando che “l’interfaccia utente tradizionale torni un po’” per facilitare una collaborazione professionale più fluida e meno legata esclusivamente al linguaggio naturale. Questo mix di pragmatismo tecnologico, stabilità sociale e ambizione rinnovata posiziona la Scandinavia come uno dei laboratori più interessanti per il futuro del tech mondiale.

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