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Corporazioni e innovazione

Startup senza notai, perché il ricorso al Tar è «un danno alla reputazione dell’Italia»

25 Lug 2016

Dopo la reazione legale della categoria, scrive sul suo blog il deputato Stefano Quintarelli: «Gli ultimi governi hanno fatto molto per semplificare e farci assomigliare ad un Paese moderno. I professionisti avranno tutte le ragioni ‘in punta di diritto’ ma non si rendono conto di quello che stanno facendo al Paese»

Stefano Quintarelli, informatico esperto di web, deputato del Gruppo Misto
“Questi avranno tutte le ragioni del mondo, in punta di filologia del diritto, ma non si rendono nemmeno conto del danno reputazionale che fanno al paese”. “Questi” sono i notai, chi scrive è Stefano Quintarelli, deputato del Gruppo Misto, informatico e storico imprenditore nel settore delle telecomunicazioni e di Internet, che così ha commentato sul suo blog la notizia della decisione della categoria di ricorrere al Tar contro la norma che, dal 20 luglio, consente alle startup innovative di registrarsi come tali senza ricorrere alla loro prestazione professionale ma utilizzando una firma digitale. Il Consiglio nazionale del Notoriato ha infatti deliberato nei giorni scorsi di presentare ricorso al Tar Lazio contro il decreto ministeriale (dm) 17 febbraio 2016, quello che stabilisce le modalità di redazione degli atti costitutivi di società a responsabilità limitata startup innovative e, di conseguenza, contro il decreto direttoriale del primo luglio 2016 e la circolare 3691/C 2016, che sono strettamente connessi al dm di febbraio.

Startup e firma digitale, i notai ricorrono al Tar

“Proprio ieri – scrive Stefano Quintarelli – parlavo con un gestore di un piccolo fondo USA, che ha scelto di venire ad abitare in Italia per la qualità della vita, che sostanzialmente, in Europa, non prendeva nemmeno in esame le forme societarie italiane per la complicazione burocratica ed io l’ho pregato di guardarsi le normative attuali, chè gli ultimi governi hanno fatto molto per semplificare, per farci assomigliare ad un paese moderno”. Ma il parlamentare ritiene evidentemente che questa ultima mossa da parte dei notai vada nella direzione contraria.

Non è l’unico. Già nei mesi scorsi, quando ancora il cammino legislativo della normativa sulla firma digitale non si era concluso, Nicola Mattina, imprenditore di lungo corso e oggi Ceo di Stamplay, scriveva su Facebook: “La banale verità è che i notai sono del tutto inutili in fase di costituzione di una società. In Gran Bretagna, per aprire una Ltd è sufficiente fornire una copia di una bolletta pagata o di un estratto conto oltre alla copia di un documento. Dopo di che, in Italia, per operare come azienda devi aprire una partita Iva, quindi non vedo proprio dove sia il problema della costituzione di società anonime. Io non userei manco la firma digitale…”

Ma sul social network di Mark Zuckerberg non tutti sono d’accordo con queste tesi.“Se decontestualizzate questa vicenda dal quadro di insieme, non si comprende il motivo della protesta” scrive Salvatore Totino Longo, Ceo di Masserie Digitali Srls, società di consulenza aziendale di Lecce, e proprietario di Netec Research. “E’ da oltre un anno – prosegue – che la categoria dei notai è sotto attacco per ragioni differenti. Si sta cercando in tutti i modi di limitare il diritto alla proprietà in tutti i campi (da quella immobiliare a quella mobiliare) e maggiormente ai fini fiscali (il vero obiettivo è questo), delegando la possibilità allo Stato di intervenire in presenza di evasione fiscale presunta e non accertata. Mentre da un lato ci sono le categorie dei commercialisti e degli avvocati che sono pro queste operazioni per togliere una quota di mercato ai notai ed intervenire su questo, dall’altro i notai cercano di essere l’ultimo baluardo per evitare che si rottami la tutela del cliente/assistito.  Cosicchè, mentre da un lato assistiamo ad una ‘liberalizzazione’ legittima per adeguarsi al mercato – e che sostengo tra l’altro- dall’altro non esiste una tutela della proprietà privata di pari valore, con la differenza che altre categorie vogliono entrare per mere ragioni di convenienza in situazioni cui mancherebbe il diritto di farlo (il notaio è pubblico ufficiale) inserendo strumenti di protezione adeguati al processo innovativo che si vive e ancora non normato anche nelle linee generali o di quadro”.

Di parere diverso Roberto Scano, presidente della Commissione e-accessibility Uninfo e fondatore e presidente di IWA Italy (associazione professionale per la qualità del web): “I notai – scrive su Facebook – ricorrono norma che prevede di aprire aziende senza di loro. Mi chiedo perché per molte altre cose dobbiamo ancora pagargli pizzo”. E propone che la possibilità di sostituire al notaio un documento tipizzato con firma digitale venga estesa anche a tutti gli altri tipi di azienda. 

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

  • Luky49

    Cancellare questa possibilità significherebbe retrocedere di 10 anni nel “modus operandi”, falciando nuove iniziative.

  • Marco

    …possibile che sia ancora giustificabile un simile strapotere dei notai? Possibile che, nell’80% dei casi, non si possa farne senza?

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