Se programmi di accelerazione startup sono un esercizio di marketing

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Quando i programmi di accelerazione per startup sono un puro esercizio di marketing



I programmi di accelerazione dei fondi di venture capital sono solo marketing, ha sparato su Twitter il VC israeliano Gil Dibner, rilanciato dall’americano Michael Jackson. Una provocazione utile a comprendere le attuali dimensioni e le modalità operative dell’industria

di Alberto Onetti

07 Giu 2022


Photo by Nicolas Hoizey on Unsplash

Accelerator programs at platform funds are primarily marketing exercises”. La bomba è stata lanciata con un Twitter thread dall’israeliano Gil Dibner, General Partner & Founder di Angular Venture, ed è stata ripresa – facendola deflagrare – da Michael Jackson, VC americano ora trasferitosi a Parigi che ha un grande seguito nel Vecchio Continente (persona assolutamente da seguire per chi si occupa di Venture Capital).

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Gil Dibner ha messo in dubbio il valore portato dagli acceleratori in genere e in particolare di quelli lanciati di recente da alcuni grandi VC (quali Andreessen Horowitz con a16z START e Sequoia).

Inizio dalla conclusione, che sa di provocazione.

  • I programmi di accelerazione lanciati dai grandi VC sono un puro esercizio di marketing. Sulle startup buone i grandi VC investono direttamente con soldi veri (“The really good ones will get $10M checks off the bat”).
  • Tutte le altre startup – quelle che passano dal programma di accelerazione – sono puro marketing (“The rest are marketing fodder”).
  • Paradossalmente per una startup essere ammessa a questi programmi comporta un signalling negativo.

Di seguito i punti del suo ragionamento:

  • I grandi fondi sono nel business “of making risky early-stage bets” da sempre.
  • Ora annunciano batch di startup scelte per il loro programma di accelerazione cui dare un minimo funding – microscopico in confronto alla dimensione di questi fondi e al loro taglio minimo di intervento.
  • Usano il programma di accelerazione per comprarsi delle opzioni su queste startup? Doubtful, visto che per loro gli “option checks” sono in genere molto più grandi.
  • Paradossalmente il fatto che non abbiamo investito direttamente mette un serio dubbio sulla qualità delle startup che sono ammesse nel programma di accelerazione (“Do they realize the damage they are doing to the company?”).

Provocazione o meno, sono spunti interessanti anche per comprendere le attuali dimensioni e modalità operative dell’industria del venture capital che è dominata da platform funds e investitori con portafogli di miliardi di dollari.

In questo contesto fondi da decine ma anche centinaia di milioni non sono competitivi perché non sono nelle condizioni di seguire i deal più importanti (quei pochi che determinano il ritorno del fondo) fino alla exit. E, come ricordavo nel lontano 2015 in una mia presentazione (qui le slides): l’obiettivo ultimo (e condizione per fare soldi) è “crossing the finish line”. Chi si ferma prima porta a casa poco o spesso nulla.

Alberto Onetti

Chairman (di Mind the Bridge), Professore (di Entrepreneurship all’Università dell’Insubria) e imprenditore seriale (Funambol la mia ultima avventura). Geneticamente curioso e affascinato dalle cose complicate.