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La riforma

Perché la PA digitale “rinnovata” è un’opportunità anche per le (nuove) imprese

03 Ago 2016

Nel decreto legislativo sul CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale), che sta per essere approvato dal Consiglio dei ministri, ci sono novità utili per il business. Le racconta a EconomyUp il relatore alla Camera Paolo Coppola, che fa l’esempio della startup Le Cicogne…

Paolo Coppola, deputato Pd
Apertura ai privati del sistema pubblico di connettività, maggiore semplificazione, meno burocrazia: sono i principali vantaggi che le imprese dovrebbero poter ricavare dal decreto legislativo che modifica il codice dell’amministrazione digitale, a cui ieri ha dato via libera la commissione Affari costituzionali della Camera. Si potrebbe pensare che l’imprenditoria privata abbia poco a che fare con la PA digitale rinnovata che dovrebbe uscire da questo provvedimento. Non è così, come spiega a EconomyUp il suo relatore, Paolo Coppola (Pd), sottolineando che il decreto legislativo potrebbe essere approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri “anche la prossima settimana”. “Con le nuove norme aumenteranno le opportunità di business per aziende e startup – assicura il deputato – le procedure saranno più semplici e ci sarà meno burocrazia”.

Il decreto legislativo che modifica il Codice dell’amministrazione digitale (Cad) – la dicitura esatta è “Modifiche ed integrazioni al Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, ai sensi dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” – contiene 18 condizioni. Si va dalla richiesta di reintroduzione della definizione di “documento informatico”, armonizzandola con le disposizioni vigenti a livello europea, alla aggiunta delle definizioni di interoperabilità e cooperazione applicativa, per favorire “la effettiva realizzazione di cooperazione applicativa tra amministrazioni”. Si prevede che i gestori dei servizi pubblici siano obbligati ad accettare “i pagamenti spettanti a qualsiasi titolo attraverso i sistemi di pagamento elettronico” e si chiede che  “la riorganizzazione e l’aggiornamento dei servizi resi grazie all’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione” avvengano “sulla base di una preventiva analisi delle reali esigenze dei cittadini e delle imprese. Si richiede l’incentivazione dell’uso da parte dei lavoratori “di dispositivi elettronici personali, o personalizzabili di proprietà aziendale e concessi in comodato d’uso gratuito, sul posto di lavoro”, ma anche di garantire la terzietà, l’autonomia e l’imparzialità del difensore civico digitale e di istituire una “Consulta permanente dell’innovazione. Si definiscono alcuni parametri relativi alla nomina di un Commissario straordinario per l’attuazione dell’agenda digitale (senza citare ovviamente il candidato in pectore, Diego Piacentini, che dovrebbe essere operativo dal 17 agosto). Infine si chiede che venga realizzata una “Banca dati degli obiettivi e degli indicatori delle performance”. Qui altri dettagli

Quali ricadute su vecchie e nuove aziende, piccole imprese e startup? “Innanzitutto la possibilità per i privati di sviluppare servizi che si interfaccino direttamente con i sistemi digitali della pubblica amministrazione” spiega Coppola, facendo riferimento al punto due del decreto legislativo nel quale il relatore chiede che si aggiungano le definizioni di interoperabilità e cooperazione applicativa, per favorire “la effettiva realizzazione di cooperazione applicativa tra amministrazioni”.

Per chiarire il punto il deputato elenca qualche caso pratico. “Nella PA analogica succedeva che esistevano (e tuttora in molti casi esistono) alcuni intermediari ai quali ci si poteva rivolgere per rendere più semplice l’interazione tra cittadino ed ente pubblico, per esempio i Caf. Noi introduciamo l’analogo ‘intermediario digitale’: aprendo ai privati la cooperazione applicativa, tutti i privati potranno integrare il proprio software con un servizio della PA. Prima non si poteva fare”.  Coppola cita l’esempio della startup Le Cicogne, fornitrice di un’applicazione per chiamare e pagare baby-sitter da mobile. “Attualmente le founder hanno problemi con la gestione dei voucher erogati da alcuni enti pubblici. La app non si può agganciare ai sistemi della PA e l’utente è costretto a pagare la baby-sitter senza poter usufruire del voucher pubblico. Aprendo ai privati i servizi della PA, sarà possibile integrare in automatico e in trasparenza i reciproci servizi. Da una parte si creano modelli di business completamente nuovi, dall’altra si semplifica la vita ai cittadini”.

Un ulteriore aiuto alle imprese arriva da una delle osservazioni (in tutto una sessantina) espresse ieri dalla Commissione Affari costituzionali della Camera. Finora esisteva un obbligo “doppio” di conservazione dei documenti, ad esempio la fattura elettronica doveva essere conservata sia dall’ente pubblico sia dall’impresa o dal cittadino che l’avevano presentata. Con la nuova normativa l’obbligo sparisce e vale il principio che, se già il documento lo conserva la PA, l’utente non è obbligato a fare lo stesso: può scegliere di non conservarlo, oppure di conservarlo ma non a norma. Un adempimento burocratico in meno.

Più in generale, Coppola rileva che “avere leve che spingono verso una più efficace digitalizzazione della PA costituisce di fatto un aiuto indiretto all’impreditoria, perché la pubblica amministrazione che funziona contribuisce ad abbattere la burocrazia”.

Questo testo di riforma del Cad contiene anche, al punto 15, precise indicazioni su come dovrà essere e cosa dovrà fare il Commissario straordinario per l’attuazione dell’agenda digitale. La proposta è che sia “senza attribuzione di alcun compenso o indennità, con poteri di impulso e di coordinamento nei confronti delle pubbliche amministrazioni cui competono adempimenti connessi e strumentali all’attuazione dell’Agenda digitale italiana, e con attribuzione di potere sostitutivo in caso di inadempienze gestionali o amministrative di misure necessarie all’attuazione della Agenda medesima”.

È noto da tempo che il Commissario sarà Diego Piacentini e che non riceverà compenso per l’incarico. La parte del testo rilevante, perché finora in un certo senso “inedita”, è quella finale: in sostanza si chiede che il Commissario possa sostituirsi alla pubblica amministrazione inadempiente. “La governance proposta – spiega Coppola – è molto più operativa di tutti gli organismi collegiali che si sono succeduti in passato con lo scopo di colmare il divario digitale dell’Italia: stavolta avremo un commissario unico con poteri molto forti. Però serve una squadra. Dico una banalità ma qualunque commissario, se non ha un team efficace alle spalle, non può riuscire a svolgere il compito che gli è stato richiesto. Il ruolo è talmente ampio e difficile che una persona da sola non può farcela, sennò rischia di diventare un capro espiatorio sul quale far ricadere le colpe quando le cose non funzionano”. 

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