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Open innovation

Perché aziende e startup faticano (ancora) a lavorare insieme



Chi lo fa ne ha beneficio, ma il 70% delle imprese non ha rapporti con le nuove società innovative. Le ragioni? Non sono pronte ad accogliere le loro soluzioni, sia a livello organizzativo sia culturale. Per questo è importante che si creino unità organizzative per l’innovazione. Abbandonando ogni pregiudizio

di Alessandra Luksch

24 Gen 2017


Alessandra Luksch, Osservatorio Startup Intelligence
La gestione dell’Innovazione, non solo digitale, rimane la priorità per le imprese italiane e per la Pubblica Amministrazione, ma il processo di innovazione nelle imprese deve diventare sempre più agile e veloce con un impatto rilevante sui sistemi di governance e sui modelli di sourcing. Secondo una recente ricerca degli Osservatori Digital Innovation, nei prossimi 3 anni le fonti di innovazione “tradizionali” saranno quasi tutte in calo, alcune in modo significativo come vendor, sourcer e società di consulenza (rispettivamente -28% e -29%), mentre saranno in  crescita altre fonti di innovazione, che fino a oggi hanno avuto minor impatto: le unità interne di ricerca, le università e i centri di ricerca, i clienti, le aziende di altri settori e soprattutto le startup, che passano dal 4% al 16% nelle preferenze.

Le ragioni del maggiore interesse verso l’ecosistema startup sono molteplici, e due appaiono più evidenti. La prima va ricercata nella crescita di visibilità e credibilità dell’ecosistema startup nel nostro Paese. Nonostante le dimensioni in valore assoluto siano ancora ridotte, come evidenziato dalla ricerca dell’Osservatorio Startup Hi-tech, i finanziamenti da parte di istituzioni finanziarie e singoli investitori sono in crescita del 24% nel 2016, con una crescente attenzione anche da parte di aziende nelle startup per investimento in innovazione del modello di business.
La seconda ragione è legata all’incertezza ed alla limitatezza delle risorse disponibili alle imprese. Questo porta a considerare l’approccio lean, tipico delle startup come una chiave di lettura fondamentale per rivedere e snellire i processi interni di innovazione, spesso impaludati e resi costosi e inefficaci da burocrazia e contrapposizioni funzionali tipiche delle imprese consolidate.

Secondo i dati dell’Osservatorio Startup Intelligence, le imprese che hanno iniziato a lavorare con le startup come fornitori o in progetti congiunti di innovazione indicano benefici rilevanti da questa collaborazione: apertura culturale in azienda e contaminazione continua, innovazione per il lancio di nuovi prodotti/servizi, apertura di nuovi mercati, riduzione del time to market e accelerazione del processo di sviluppo, oltre a coordinamento semplice.  Nonostante queste promettenti premesse, il 70% delle imprese non ha collaborazioni attive con startup come fornitori, dato che sale al 78% per le imprese con dipendenti tra i 50 e i 1000.

Perche’ aziende e startup faticano a lavorare insieme? Secondo la ricerca, le principali criticità sono da ricondurre a cause interne nelle imprese. Molte non si sono ancora “poste il problema” di considerare le startup come un’alternativa per l’Innovazione, o addirittura non si sono accorte del fenomeno. Altre si ritengono impreparate per lavorare con le startup: la funzione ICT non è ancora pronta per integrare le proprie tecnologie e i propri sistemi con quelli della startup; la funzione Acquisti non può includere le startup all’interno dell’albo fornitori, in quanto sfuggono ai consueti parametri di qualifica; la funzione marketing non è ancora strutturata né pronta per includere nel portafoglio nuovi prodotti/servizi provenienti dalle startup; la funzione R&D non è ancora strutturata né pronta per accogliere Innovazione proveniente dall’esterno. Nelle imprese mancano spesso le competenze, e soprattutto la cultura aziendale non è ancora abbastanza aperta per lavorare con attori destrutturati come le startup.

Per questo un primo passo è definire ruoli o unità organizzative per l’innovazione che svolgano in prima battuta attività di evangelizzazione e sensibilizzazione. E’ questo un passaggio a livello di struttura organizzativa necessario per affrontare la complessità organizzativa e facilitare la gestione dell’innovazione digitale, soprattutto per le grandi imprese consolidate, in cui le gerarchie verticali e orizzontali condizionano moltissimo processi e comportamenti organizzativi. Dopo questo primo importante passaggio, l’osservazione delle modalità di funzionamento delle startup e delle organizzazioni più innovative, tuttavia, mostra che ad uno stadio più maturo le soluzioni a livello di struttura organizzativa lasciano naturalmente il passo a meccanismi più fluidi e informali che rendono l’innovazione digitale un fenomeno diffuso nell’intera organizzazione, non imbrigliato in specifiche strutture organizzative chiuse, ma fondato su una imprenditorialità diffusa a tutti i livelli dell’impresa. Per questo sforzo è necessario abbandonare i pregiudizi, vincere le resistenze culturali interne e le contrapposizioni funzionali per aprirsi all’innovazione, ma anche ricevere l’adeguato empowerment decisionale dai vertici aziendali, forse ancora troppo condizionati da sistemi di leadership basati puramente su efficienza e prestazioni.

* Alessandra Luksch è Direttore Osservatorio Startup Intelligence del Politecnico di Milano

 

 

Alessandra Luksch

Direttore dell'Osservatorio Startup Intelligence degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano