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Patamu, sfidiamo la SIAE dall’Italia (anche a costo di finire in tribunale)

31 Mag 2016

Nella guerra dei diritti d’autore entra un’altra startup. «Cominciamo dai live», dice il fondatore Adriano Bonforti. «Avremmo potuto farlo dall’estero come Soundreef, ma il nostro obiettivo è l’abolizione del monopolio. Se serve una causa, siamo pronti ad affrontarla…»

Adriano Bonforti, fondatore di Patamu
La Siae che manda una lettera ai propri iscritti come chiamata alle armi per difendere la posizione sul mercato; Soundreef che risponde annunciando l’entrata in “scuderia” di Gigi D’Alessio dopo Fedez: la guerra del diritto d’autore è in pieno svolgimento e in campo scendono nuovi contendenti. Come Patamu, piattaforma web interamente italiana che sfida la Siae sul suo terreno, geograficamente parlando: “Finora abbiamo tutelato gli artisti dai plagi e abbiamo offerto un servizio di autoriscossione dei diritti. Adesso ci poniamo anche come società di collecting, cominciando dai live” annuncia il fondatore Adriano Bonforti

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La startup innovativa, nata nel dicembre 2012 al culmine di una battaglia politica e culturale dei fondatori contro il monopolio Siae, offre un servizio online di “certificazione” della paternità delle opere. Grazie ad un algoritmo creato ad hoc, gli artisti iscritti a Patamu possono certificare con una marcatura temporale di essere i creatori dell’opera che stanno registrando nel database di Patamu: “È sufficiente dichiarare la paternità di un’opera e, in assenza di controprove contrastanti e precedenti, la marcatura temporale diventa a tutti gli effetti una tutela del diritto d’autore” spiega Bonforti.

Il giovane startupper conosce bene il mondo della produzione culturale, essendo stato egli stesso un artista: “Ero iscritto alla Siae, ma ero scontento. Quando ho capito che avrei dovuto pagare anche per mettere la mia musica sul mio sito ho cominciato a pensare a un modello alternativo. Dopo tre anni all’estero ho scritto il progetto Patamu che ha vinto due bandi ed è stato subito riconosciuto come startup innovativa. Anzi – ricorda Bonforti – siamo una delle poche srl a fini di lucro a cui è stata attribuita anche la vocazione sociale, perché offriamo tutela e assistenza legale agli artisti a difesa del diritto d’autore”.

Dopo la fondazione, Patamu cresce fino ad avere 10mila iscritti e 25mila opere registrate. Parallelamente cresce la “voglia di lavorare sul tema della gestione dei diritti d’autore, cosa che ci è impedita dalla famosa legge del 1941 che attribuisce alla Siae il monopolio” continua Bonforti. Parte così la battaglia politica di Bonforti: una petizione con oltre 20mila firme su change.org per chiedere l’abolizione del monopolio Siae; una lettera dello stesso tenore, caduta nel vuoto, diretta al ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini, e un esposto, che non ha mai ricevuto risposta, all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) per sottolineare l’abuso di autorità dominante e la violazione delle norme sul libero mercato. Allora Patamu rompe gli indugi e sfida la Siae con i fatti, diventando intermediatore per la riscossione delle royalties sui concerti degli artisti.

“La direttiva europea Barnier – non ancora recepita in Italia – ha concesso la possibilità a società indipendenti di collecting di fare intermediazione sui diritti d’autore in Europa. Ma la stessa direttiva non cita esplicitamente il divieto di monopolizzare il mercato, perché è una situazione che esiste solo in Italia e, parzialmente, in Austria. Quindi viviamo in un paradosso perché ci basiamo su una legge di 70 anni fa che non ha niente a che vedere con il mondo di oggi. Ed è proprio questo paradosso che vogliamo superare”. Anche a costo di finire in un tribunale, visto che ad oggi la legge vieta ad un’altra società italiana di fare intermediazione sul diritto d’autore? “Sappiamo che c’è questa possibilità e che paradossalmente potrebbe citarci in giudizio la stessa Agcm che non risponde alle nostre sollecitazioni. Però – ammette Bonforti – se dovesse servire una causa per rompere il muro del monopolio Siae, beh, noi saremmo pronti ad affrontarla”.

Fra Patamu e Siae c’è poi Soundreef che sta più o meno a metà: sfrutta appieno la direttiva Barnier, ha un fondatore italiano, Davide d’Atri, sfida il monopolio della Siae però lo fa fuori dai confini italiani, in Inghilterra: “Anche noi avremmo potuto andare in un altro Paese europeo, anzi io dall’estero sono rientrato. Ma il mio obiettivo è l’abolizione del monopolio una volta per tutte. – attacca Bonforti – In realtà i primi autori live iscritti a Soundreef erano artisti di Patamu che abbiamo indirizzato noi perché non facevamo intermediazione e speravamo che Soundreef potesse essere un’altra arma contro il monopolio in Italia. Invece stare all’estero rischia addirittura di rafforzare questa situazione ibrida che garantisce la permanenza in vita del monopolio. È quello che si chiama unfair advantage. Noi di Patamu abbiamo scelto l’Italia, rimettendoci anche economicamente, e adesso non abbiamo nomi come Fedez o Gigi d’Alessio da spendere con i media. Ma io sono convinto che l’Italia non possa lasciarsi perdere l’occasione di avere due startup innovative che operino su un mercato così importante come quello dei diritti d’autore”.

La direttiva Barnier ha tolto il tappo a un pentolone in ebollizione da troppi decenni. I piedi del colosso Siae sembrano sempre più d’argilla, tanto che si aspetta di capire chi sarà a dare la spallata finale: “Se il paradosso legislativo non si scioglie, si rischia che il mercato della Siae venga mangiato da una società straniera. Per quanto riguarda Patamu – conclude Bonforti – o saremo costretti a chiudere e trasferirci all’estero, chiarendo che l’Italia non fa parte dell’Europa, oppure riusciremo a far cadere davvero e per tutti il monopolio Siae”.

 

  • VanaLuna

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