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Ortmans, GEC 2015: «Italiani, fate decollare le vostre startup»

16 Mar 2015

In occasione dell’apertura, a Milano, del Global Entrepreneurship Congress, il Chairman Jonathan Ortmans ha risposto alle domande di EconomyUp: «In Italia c’è spazio per l’ottimismo. Ci sono community di startup a Roma e Milano, ma bisogna fare in modo che i piccoli crescano e creino lavoro»

Jonathan Ortmans, presidente del GEC 2015
Per la situazione economica italiana “c’è spazio per l’ottimismo”, ci sono comunità di startup che stanno sbocciando e gli italiani sono avanti rispetto ad altri Paesi per innovazione e capacità di integrare le tecnologie internazionali più innovative nei propri prodotti e servizi. D’altra parte ci sono anche elementi meno positivi: oltre a un debito pubblico in continuo aumento, il Paese deve puntare di più sulle “imprese ad alto impatto”, cioè aiutare le piccole startup a decollare e diventare “adulte” (le cosiddette scale-up), quindi in grado di creare lavoro e generare ricavi. Inoltre, sembra un dettaglio ma non lo è, in Italia ci sono ancora troppe persone che non conoscono personalmente un imprenditore: questo significa che la mentalità imprenditoriale è da potenziare. Sono alcuni degli elementi messi in luce da Jonathan Ortmans, uno dei massimi esperti di strategia imprenditoriale a livello globale che, da consigliere della Kauffman Foundation, prestigiosa istituzione statunitense, si interfaccia con politici e imprenditori di tutto il mondo e gestisce la Global Entrepreneurship Week, evento annuale organizzato in diversi Paesi e pensato per aiutare gli under 30 di 115 Paesi ad esplorare le proprie potenzialità di business. Ortmans è stato intervistato da EconomyUp in qualità di Chairman del GEC 2015, il Global Entrepreneurship Congress (uno dei “figli” della Global Entrepreneurship Week) promosso sempre dalla Kauffman Foundation, che per la prima volta si svolge da noi e che apre oggi a Milano.

Perché l’Italia?
Perché, nonostante abbia di fronte a sé la sfida costante di un debito pubblico ancora in aumento, nel vostro Paese c’è spazio per l’ottimismo. Un recente report economico dell’Oecd sull’economia italiana prevede che crescerà, seppure in misura ridotta, nell’anno a venire. Ma forse ancora più importante è l’esistenza di comunità di startup a Milano e Roma: entrambe stanno lavorando in tandem con il governo per rendere più facile l’apertura e lo scale-up (il  passaggio a una fase più matura di imprenditorialità) di nuove imprese. Dal rapporto Restart Italia! prodotto da una task-force creata dal governo nel 2012 e dalla legislazione che ne è derivata, alle iniziative più recenti in tema di innovazione e investimenti, stiamo assistendo a un crescente impegno degli italiani per aiutare le imprese neonate o ancora giovani a partire e successivamente a “scalare”. Milano, in particolare, ha un ecosistema imprenditoriale che sta sbocciando e sta creando il giusto ambiente per incoraggiare la crescita imprenditoriale.

In generale cosa pensa del nostro ecosistema?
Abbiamo voluto organizzare il GEC in Italia perché, quando si guarda ai particolari punti di forza imprenditoriali di questa nazione, quello che emerge è l’alto tasso di innovazione di prodotto e processo che è in grado di produrre. Secondo il nostro Global Entrepreneurship Index prodotto dal GEDI Institute, che prende in esame gli ecosistemi in 130 diversi Paesi, l’Italia ha il punteggio più elevato nelle aree relative all’innovazione. Ed è anche leader nella capacità di incorporare le tecnologie internazionali più innovative nei propri prodotti e servizi. Questa è una base molto solida sulla quale costruire un’economia rigogliosa. Ma, come ho accennato prima, ci sono anche venti contrari ed elementi che rallentano il cammino.

Quali?
Un elemento ha a che fare con il networking: noi guardiamo all’effettivo numero di persone che conosce un imprenditore. Conoscere qualcuno che ‘ci è già passato’ è davvero importante per chi ha una grande idea e sta cercando di portarla sul mercato. In Italia il numero di persone che conosce un imprenditore è piuttosto basso. Eventi come il GEC intendono contribuire a incrementare questo tipo di conoscenze e connessioni. Un altro elemento su cui l’Italia deve ancora lavorare sono le aziende dette “ad alta crescita” o “ad alto impatto”. Su questo si concentra il Forum del GEC chiamato Start+Scale Forum. È un punto importante, perché sono le imprese giovani e in crescita che creano lavoro. Quando c’è domanda nazionale o internazionale per prodotti o servizi di una piccola impresa, quell’impresa improvvisamente ha bisogno di assumere personale per portare a termine il lavoro. In definitiva, dunque, contiamo che il GEC in Italia possa contribuire a spingere gli imprenditori a relazionarsi maggiormente con altre persone e a discutere i modi migliori per aiutare le piccole imprese a scalare.

In Italia in realtà abbiamo molte piccole e medie imprese e poche grandi industrie: problema o opportunità?
Certamente un’opportunità. Tutte le grandi aziende hanno iniziato in piccolo, alcune sono nate da una manciata di persone riunite in un garage o nella stanza di un college. Quello che conta veramente è se l’impresa ha intenzione di diventare più grande. Ma – e questa è una cosa che deve essere presa in considerazione dai policymakers – è importante che le pmi non siano disincentivate nella loro crescita. Se l’imprenditore si rende conto che verrà penalizzato nel caso in cui debba crescere oltre una determinata soglia, sarà tentato di restare dov’è, e non si creeranno nuovi posti di lavoro.

Secondo la SEP (Startup Europe Partnership), l’ecosistema di startup e scale-up italiano è al quarto posto dopo UK, Germania, Francia e Spagna. Come può l’Italia progredire in questa classifica?

Come ho detto, contiamo che il GEC possa aiutare il settore imprenditoriale italiano a puntare i riflettori su tutti i benefici che possono derivare dall’avere un ecosistema rigoglioso. Una delle aree che cerchiamo di valutare è la quantità di supporto culturale all’imprenditorialità: in poche parole cerchiamo di capire se, in un determinato Paese, i genitori sono contenti oppure no se i figli dicono loro che da grandi faranno gli imprenditori, e se anche i loro amici lo trovano fantastico. È importante, perché è un lavoro molto difficile prendere un’idea e trasformarla in qualcosa di concreto. E, se la persona che ha quell’idea non è sostenuta in modo adeguato, per lui o per lei sarà ancora più difficile farcela.

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