Strategie

Open innovation, Zucchetti: «Così scegliamo le nostre startup»

Dopo EasyStaff nel 2013 e Macnil nel 2014, l’azienda di software acquisisce la maggioranza di FABtotum, specializzata in stampanti 3D. «Cerchiamo società già strutturate e in grado di farci integrare e diversificare l’offerta» dice a EconomyUp il presidente Alessandro Zucchetti. Che spiega i criteri di selezione

Pubblicato il 30 Mag 2016

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Alessandro Zucchetti, presidente di Zucchetti

Acquisire startup che abbiano già intrapreso un cammino imprenditoriale e che consentano di diversificare e ampliare l’offerta, lasciando però ampia autonomia ai fondatori della società acquisita: sono alcuni dei punti cardine sui quali si basa la strategia di open innovation di Zucchetti, grande azienda italiana di software che di recente ha sottoscritto un accordo per acquisire la maggioranza di FABtotum, startup milanese specializzata in stampanti 3D. “Il nostro obiettivo finale – dice a EconomyUp Alessandro Zucchetti – è diventare fornitore unico del cliente per tutto ciò che riguarda la tecnologia”. Nel 2013 Zucchetti aveva acquisito EasyStaff (software per turnazioni) e nel 2014 Macnil (Gps per flotte aziendali). FABtotum è un’ulteriore tappa nel percorso che vede l’azienda continuare a produrre internamente, ma allo stesso tempo perseguire un disegno di open innovation, ricercando al di fuori dei propri uffici e delle proprie strutture le soluzioni più innovative che meglio si adattino al suo mercato di riferimento. Vediamo innanzitutto i dettagli dell’ultima operazione.

Cosa è FABtotum – Lo scorso 18 maggio Zucchetti, che nel 2015 vantava oltre 386 milioni di euro di

La stampante 3D di FABtotum

fatturato e oltre 105.000 clienti attivi, ha annunciato l’accordo con FABtotum “per ampliare i propri mercati di riferimento”. Le cifre ufficiali dell’operazione non sono state diffuse, ma l’ordine di grandezza per rilevare il 51% della società è stimato in 1,5 milioni di euro. FABtotum è una startup nata nel 2013 all’interno di PoliHub, l’incubatore del Politecnico gestito dalla Fondazione Politecnico di Milano. “L’azienda è stata selezionata tramite la competizione interna Switch2Product di PoliHub e fin da subito è stato possibile riconoscere nei fondatori quelle capacità fondamentali per diventare una startup di successo” dice ora Stefano Mainetti, Ceo di Polihub. FABtotum è una sorta di star del crowdfunding, la raccolta fondi online. È riuscita a ottenere quasi 600.000 dollari sulla piattaforma americana di crowdfunding Indiegogo, cifra fino al 2013 mai raccolta da alcuna startup europea. Un traguardo che ha permesso alla giovane impresa di iniziare l’attività e potersi concentrare su progetti e idee a lungo termine. L’incontro e l’accordo col Gruppo Zucchetti è stato facilitato da EIT Digital, la comunità digitale dell’Istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia che opera in Italia coi centri di Trento e Milano che ha accelerato FABtotum.

VIDEO – L’INTERVISTA A MARCO RIZZUTO, FOUNDER DI FABTOTUM

Perché l’acquisizione da parte di Zucchetti – Il presidente Alessandro Zucchetti vede nell’accordo ampi margini di sviluppo: “Con questo investimento, l’obiettivo è continuare la nostra crescita internazionale: FABtotum, infatti, ha clienti già in ben 64 Paesi. La stampa 3D è sicuramente un settore emergente e con FABtotum incrementiamo la nostra offerta per il mercato estero. Infine mi preme sottolineare il valore che ci accomuna a questa new entry nel nostro gruppo e che è alla base della filosofia di impresa di Zucchetti: la continua innovazione tecnologica”. In particolare, spiegano da Zucchetti, la stampante 3D prodotta da FABtotum è altamente specializzata ed è in grado di fresare, incidere e lavorare materiali di vario tipo, dal legno all’alluminio. Se per esempio un’azienda metalmeccanica deve testare un determinato progetto, grazie alla stampante 3D di FABtotum può arrivare a un livello di prototipazione migliore e con meno scarti rispetto alla simulazione fatta da computer, che è meno accurata. Ma cosa c’entra un’azienda fornitrice di software con le stampanti 3D? “Al cliente che utilizza già il nostro software per la gestione della produzione, consentiamo di integrare anche la parte relativa alla prototipazione. L’obiettivo è diventare fornitore unico per la tecnologia B2B”.

I vantaggi per FABtotum – Se, con questa operazione, Zucchetti entra in un settore in forte espansione

con numerose richieste sul fronte estero, FABtotum punta a rafforzarsi dal punto di vista commerciale, in particolare sul mercato italiano. “Nel nostro Paese ci sono varie aziende in questo settore – afferma Marco Rizzuto, co-fondatore e amministratore delegato di FABtotum – ma siamo certi che Zucchetti riuscirà a consentire al nostro prodotto di affermarsi nell’ecosistema delle piccole e medie imprese italiane, in cui abbiamo già scorto tante opportunità di business. Grazie all’accordo con Zucchetti vogliamo infatti spingere l’acceleratore verso questa direzione. Il nostro FABtotum Personal Fabricator è una novità assoluta a livello mondiale, che va ben oltre la sola stampa 3D, in quanto, con lo stesso dispositivo, si possono realizzare gli oggetti più disparati e con vari materiali, mentre con le funzioni di fresatura e incisione si possono lavorare anche legni, schiume e lastre di alluminio o rame. Il sistema è modulare, per cui non appena una nuova tecnologia è disponibile lo si può aggiornare ed integrare con un nuovo modulo”.

Le precedenti acquisizioni – Negli ultimi anni Zucchetti ha effettato una serie di acquisizioni. Nel 2013 ha acquisito la maggioranza di EasyStaff, giovane società di Udine impegnata nello sviluppo e commercializzazione di soluzioni utili all’ottimizzazione degli aspetti organizzativi aziendali e delle risorse umane. Nata nel 2007 e insediata nel Parco Scientifico e Tecnologico Luigi Danieli di Udine, avvalendosi della collaborazione dell’Università degli Studi del capoluogo friulano EasyStaff ha realizzato un avanzato ‘motore di calcolo’ denominato Workforce Planner per la gestione dei turni di lavoro e l’assegnazione dei servizi del personale aziendale. Il potente algoritmo permette l’elaborazione di piani di lavoro diversi a seconda di specifiche esigenze, per esempio in base ai vincoli contrattuali dei dipendenti oppure al fabbisogno di personale richiesto per la soddisfazione del servizio al cliente finale. Acquisendo la società, Zucchetti che così ha potuto offrire al mercato un pacchetto di soluzioni più completo.

Nel 2014 è stata la volta di Macnil, azienda di informatica specializzata nel settore della progettazione di sistemi integrati wireless/web e di telecontrollo GSM/GPRS/GPS. Nata nel 2000 in provincia di Bari, l’azienda, che al momento dell’acquisizione contava 30 addetti e 1.500 installatori distribuiti sul territorio nazionale, ha sviluppato innovativi progetti nei settori della localizzazione satellitare, della telemedicina e della smart mobility.

Macnil, quando l’innovazione paga anche al Sud

Quali sono i criteri che guidano le scelte di open innovation di Zucchetti? Lo spiega Alessandro Zucchetti a EconomyUp

Non acquisire idee ma aziende già strutturate – “Come scelta strategica – dice Zucchetti – non compriamo startup ancora in fase embrionale, ma aziende nate da almeno un paio d’anni, che abbiano già una storia. Fabtotum, per esempio, vende stampanti all’estero e ha modello di business. Noi non finanziamo idee, non ci interessa il modello di incubazione o accelerazione.

Puntare alla integrazione e alla diversificazione – “Cerchiamo società che possano essere inserite all’interno della nostra azienda. Allo stesso tempo ci interessa diversificare: per questo abbiamo deciso di abbinare la stampa 3D alla nostra offerta software. Nel caso di Macnil abbiamo integrato il loro Gps con il nostro software per note spese e trasferte. L’idea è ampliare la nostra offerta diversificando i mercati, sempre nell’ottica di un’offerta completa per l’utente”.

Scommettere sulla continuità aziendale – “Acquisiamo non solo la tecnologia e il prodotto ma l’esperienza delle persone. Lasciamo massima autonomia ai fondatori e anzi li supportiamo. Per FABtotum abbiamo previsto l’ingresso altre 4/5 persone a supporto della parte commerciale e non solo. E tutte le decisioni vengono prese dai founder, come accadeva prima del nostro arrivo”.

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