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Il ricorso

Notai: «Perché chiediamo al Tar di sospendere la firma digitale per creare startup»

di Luciana Maci

25 Lug 2016

Il 30 agosto il Tribunale amministrativo del Lazio esaminerà il ricorso presentato dal Consiglio nazionale del Notariato contro la norma contenuta nell’Investment Compact. «Contestiamo la forma giuridica e abbiamo riserve sul suo profilo costituzionale» spiega a EconomyUp Giampaolo Marcoz, consigliere nazionale del Notariato

Giampaolo Marcoz, consigliere nazionale del Notariato
Bisognerà aspettare il prossimo 30 agosto per conoscere gli sviluppi della vicenda che vede contrapposti notai e startup. Quel giorno il Tar del Lazio ha stabilito di riunirsi per esaminare il ricorso presentato dal Consiglio nazionale del Notariato contro il decreto legge 3/2015, articolo 4 comma 10 bis: si tratta del decreto ribattezzato Investment Compact e approvato il 24 marzo 2015, che, tra le altre cose, prevede la possibilità di costituire startup ricorrendo alla sola compilazione di un modulo standard “rinforzato” con firma digitale.

Qui tutte le novità introdotte dall’Investment Compact

Possibilità che è diventata realtà dal 20 luglio scorso. Ma, proprio pochi giorni dopo quella data, è arrivata la doccia fredda per gli startupper: il ricorso al Tar dei notai. In realtà era stato presentato mesi addietro, il 4 maggio per la precisione, ma finora era stato tenuto sotto silenzio. La scorsa settimana la notizia è uscita sui media. E ormai anche il Notariato non si nasconde più e ha voglia di parlare.

“Abbiamo presentato il ricorso nell’ultimo giorno utile previsto dai termini di legge” spiega a EconomyUp Giampaolo Marcoz, consigliere nazionale del Notariato. Avendo deciso di ricorrere contro l’Investment Compact, sono stati impugnati come atti conseguenti il decreto ministeriale (dm) 17 febbraio 2016, quello che stabilisce le modalità di redazione degli atti costitutivi di società a responsabilità limitata startup innovative, e il decreto direttoriale del primo luglio 2016 e la circolare 3691/C 2016, che sono strettamente connessi al dm di febbraio.

Ma cosa contestano i notai a proposito della norma, al punto da chiedere al Tar di intervenire? Sostanzialmente, e in primis, che è contenuta in  un decreto e non in una legge. E questo, sostengono, non va affatto bene. “Tecnicamente si chiama violazione del principio della gerarchia delle fonti” spiega il notaio Marcoz. “Se c’è una legge – norma primaria – che prevede una determinata forma per poter costituire una srl, questo principio non può essere derogato se non da un’altra legge, e non da un decreto ministeriale.” E l’Investment Compact è un decreto ministeriale, non ancora convertito in legge.

Un’altra motivazione riguarda la modalità di formazione degli stessi decreti ministeriali: “A nostro parere il decreto ministeriale non è stato redatto in modo conforme alle norme previste dalla legge 400 dell’88”. I notai hanno anche “qualche riserva” sul profilo costituzionale della norma: “Ritieniamo che vìoli principi costituzionali, dagli art. 70 in poi, che dettano principi inderogabili per la formazione degli atti normativi”.

Questi i rilievi di natura tecnica. Naturalmente la categoria ha elaborato in questi mesi altre riflessioni relative alla scelta politica di abolire l’utilizzo del notaio da parte delle startup: scelta con la quale, ovviamente, non sono d’accordo. “Riteniamo le startup – dice Marcoz – un settore importantissimo per l’economia imprenditoriale italiana. La nostra presenza non incide in modo negativo né sulla velocità né sull’efficienza del sistema, ma al contrario, se non possiamo svolgere le nostre funzioni di controllo ex ante, si creano problemi di sicurezza. Rispetto alle srl semplificate, è tutt’altro che facile costruire una startup. Farlo da autodidatti è pericoloso. Noi abbiamo sempre creduto nelle startup e porteremo le nostre istanze al tavolo della politica”. Il Tar del Lazio ha fissato per la trattazione collegiale la camera di consiglio del 30 agosto 2016. Probabilmente sarà solo una tappa giuridica e non il verdetto finale. Non resta che attendere.

Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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