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Il Tour

Marchionne andrà in Silicon Valley per studiare Uber

30 Mar 2015

L’ad di Fiat Chrysler sarà nella Mecca dell’innovazione a maggio per visitare varie aziende, tra cui la società fornitrice di un’app per prenotare auto da smartphone. “Abbiamo molto da imparare in fatto di flessibilità” ha detto John Elkann, il presidente del gruppo che sarà con lui nel viaggio

Sergio Marchionne, Ad di Fiat Chrysler
Sergio Marchionne andrà in Silicon Valley per studiare il caso Uber.  Lo ha svelato a Il Sole 24 Ore John Elkann, presidente di Fiat Chrysler, in occasione di un recente convegno all’hangar Bicocca. “Abbiamo molto da imparare dalla Silicon Valley” ha detto l’esponente della famiglia Agnelli in risposta a chi contestava alcune rigidità del gruppo ex torinese, per esempio nel controllo dei costi, esaltando invece la flessibilità di aziende come Uber, società californiana fornitrice di un servizio di noleggio auto con prenotazione da smartphone. Elkann ha quindi argomentato che, in fasi di forte crescita come quelle attraversate da Uber e altre startup, l’attenzione ai costi è inevitabilmente più flessibile. Infine la notizia: “Sergio Marchionne e io andremo a maggio nella Silicon Valley e visiteremo diverse aziende, tra cui proprio Uber”.

A questo punto sono in molti a chiedersi il motivo per cui l’amministratore delegato di Fiat Chrysler e il suo presidente vogliano visitare una company che, obiettivamente, ha un modello di business molto diverso da quella per la quale lavorano: la prima fabbrica macchine, la seconda eroga un servizio digitale. Due attività neppure confrontabili tra loro. Tuttavia alcuni osservatori fanno notare che Marchionne ha sempre tratto ispirazione dagli Ott (Over the Top), per esempio per quanto riguarda l’ottimizzazione fiscale. In questo caso il top-manager non si recherebbe a San Francisco per vedere “cosa fa” Uber, ma “come lo fa”, ovvero quali soluzioni innovative possano essere adottate anche da un’azienda con tutt’altra storia e struttura.

Del resto Uber andrebbe studiata per il solo fatto di essere la seconda startup più ricca del mondo. Come è emerso da una classifica compilata dal Wall Street Journal  insieme a Dow Jones VentureSource la company lanciata nel 2009 a San Francisco da Travis Kalanick e Garrett Camp  ha avuto di recente una valutazione record, ben 41,2 miliardi di dollari. Valutazione che, insieme a quella di altre startup rampanti come la cinese Xiaomi (46 miliardi di dollari e al primo posto nella classifica del Wsj), ha fatto temere a più di un’analista l’eventuale scoppio di una nuova bolla di Internet dopo quella del 2000. Ipotesi che, al momento, sembra comunque improbabile considerando che lo scenario è molto diverso rispetto a 15 anni fa.

Protagonista di una rapida espansione internazionale, Uber è presente oggi in oltre 270 città del mondo. Ha attirato vari imitatori, tra cui Lyft e Sidecar, ma è stata anche fortemente osteggiata da tassisti ed enti regolatori. Il servizio è attualmente vietato in Nevada, Portland, Oregon e, fuori dagli Usa, in India, Cina e Tailandia.  Anche in Italia non si placano le proteste dei tassisti “tradizionali” contro la fornitrice di questa app per smartphone che consente di chiamare un taxi privato semplicemente premendo un tasto.

La prevista visita nella Silicon Valley di Marchionne e Elkann segue di circa 6 mesi quella del presidente del Consiglio Matteo Renzi. In quell’occasione il premier incontrò, tra gli altri,  i founder italiani di 150 startup, Dick Costolo, Ceo di Twitter, Marissa Mayer, Ceo di Yahoo, e i co-founder di Google,  Larry Page e Sergey Brin. Ma nessun incontro con Uber. (L.M.)

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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