Licenziamenti nelle startup, 17mila in un mese: cosa sta succedendo

IL CASO

Licenziamenti nelle startup, 17mila in un mese: che cosa sta succedendo e perché



Le conseguenze della pandemia e la crisi planetaria stanno causando difficoltà a molte startup nel mondo, costrette a licenziare per restare competitive. Ecco quali sono in Europa

di Luciana Maci

08 Giu 2022


Licenziamenti nelle startup: cosa sta succedendo?

L’onda lunga della pandemia, insieme con l’avanzare di una crisi planetaria, sta colpendo le startup di tutto il mondo e causando una quota anomala di licenziamenti. Secondo i dati di Layoffs.fyi, a maggio 2022 17mila persone impiegate a livello globale in startup hanno perso il lavoro, il 350% in più rispetto ad aprile. Il dato peggiore dall’inizio dell’emergenza da Covid19. Quali sono le ragioni del fenomeno?

Il grafico sull'andamento dei licenziamenti nelle startup fino ad aprile 2022

Licenziamenti nelle startup: cosa succede nel mondo

Secondo un’analisi di Quartz, se è vero che l’emergenza sanitaria ha accelerato la digitalizzazione, probabilmente gli investitori hanno sovrastimato l’utilizzo da parte dei consumatori di alcuni strumenti e prodotti digitali. Durante la pandemia, le quotazioni di diverse startup high-tech hanno raggiunto livelli record, e parallelamente gli investimenti sono stati eccezionali. Il ritorno alla normalità ha frenato alcuni trend. L’analista di Quartz cita il caso di Peloton, la indoor bike pensata per essere una mini-palestra casalinga, molto ricercata durante i lockdown, ma meno desiderata con il ritorno alla vita sociale.

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Un’altra ragione per i licenziamenti nelle startup internazionali riguarda l’aumento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali. Diverse imprese stanno facendo più fatica a chiedere, e ottenere, danaro in prestito. E, notoriamente, le startup innovative hanno bisogno di tempo e iniezioni di denaro per diventare redditizie.

Di conseguenza, i titoli tecnologici sono crollati e gli investimenti nelle startup sono bruscamente scesi. Gli investitori stanno adottando maggiore cautela nell’erogazione di capitali, mentre esortano le società presenti nel loro portafoglio a preservare la liquidità.  D’altra parte, con il galoppare dell’inflazione all’orizzonte, anche i consumatori stanno cominciando a limitare le loro spese. Peraltro, con l’aumento dei licenziamenti nelle startup, anche grandi aziende tecnologiche come Meta, Twitter, Microsoft, Snap e Salesforce hanno congelato o rallentato le assunzioni.

Questa la fotografia a livello internazionale. E in Europa cosa sta succedendo?

Quali startup europee stanno avviando licenziamenti

Il colosso del fintech Klarna, la società di quick delivery, Gorillas, la piattaforma per eventi online, Hopin, e la società di digital health, Kry, sono tra coloro che hanno annunciato licenziamenti.

A stilare un elenco, in costante aggiornamento, ci ha pensato  Sifted. Eccolo.

-Nuri, la banca digitale con sede a Berlino, ha annunciato che sta licenziando parte del suo team: 45 dipendenti, il 20% della sua forza lavoro. Il CEO Kristina Walcker-Mayer ha dichiarato che l’azienda ha bisogno di “spostare i piani strategici verso una redditività più precoce per adattarsi alla nuova realtà nei mercati finanziari

-Klarna, il gigante del “Buy now, pay later”, prevede di licenziare il 10% della sua forza lavoro globale. La maggior parte degli interessati è nella sede a Stoccolma, all’interno dei team di acquisizione di talenti e ingegneria.

-Uncapped, la startup di revenue based financing, ha licenziato 29 persone, il 26% dell’organico. La maggior parte erano ingegneri di prodotto.

-Cazoo, il rivenditore di auto online di seconda mano, sta progettando di ridurre il numero di dipendenti del 15%. Si tratta di 750 posti di lavoro. Sta anche congelando le assunzioni per “ruoli non essenziali”.

-Getir, pioniere nel settore delle consegne veloci di generi alimentari, sta tagliando circa il 14% del suo personale a livello globale, ovvero 4.500 posti di lavoro.

-Gorillas, altra startup di quick delivery concorrente di Getir, sta lasciando a casa circa 300 dipendenti della sua sede di Berlino.

-Zapp (sempre q-Commerce) ha comunicato al personale in una e-mail, che il team è in sovrannumero. Il testo citava l’aumento dell’inflazione, la guerra in Ucraina e l’interruzione della catena di approvvigionamento (supply chain) come fattori alla base dei licenziamenti.

-Domestika, una piattaforma per corsi online ed e-learning, ha licenziato circa 150 dipendenti su 800 persone.

-Kry, la scaleup della salute digitale, ha confermato il licenziamento del 10% della sua forza lavoro (circa 100 persone)

-Hopin, piattaforma di eventi online un tempo estremamente apprezzata, lascerà a casa 138 dipendenti  (12% del suo personale).

Licenziamenti startup, e in Italia?

Per il momento nell’ecosistema italiano non  sembra registrarsi alcune “fenomeno licenziamenti”. Va ricordato che la nostra è una scena startup molto piccola, sia per numero e dimensione delle imprese, sia per l’ammontare degli investimenti in venture capital.

Secondo lo Startup Ecosystem Rankings stilato da StartupBlink, l’Italia è 31esima a livello globale, ed è scesa di due punti nel 2021 rispetto agli anni precedenti, mentre in Europa occidentale figura al 15esimo posto. Il venture capital circolante è estremamente ridotto rispetto a quello delle altre nazioni europee più avanzate in questo campo, ed enormemente lontano dalle dimensioni degli Stati Uniti. I posti di lavoro, di conseguenza, sono di meno e soprattutto sono diverse sia le valutazioni delle startup sia le loro aspettative di crescita e successivi finanziamenti. Vedremo se, e quando, l’onda internazionale di licenziamenti arriverà sui nostri lidi.

Luciana Maci

Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in…