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Politica e innovazione

Industria 4.0: detassazione sul capital gain, come aveva proposto EconomyUp

di Luciana Maci

22 Set 2016

Nel piano del governo per l’innovazione delle imprese è prevista un’agevolazione sulle rendite finanziarie degli investimenti a medio/lungo termine. Nella primavera 2014 la nostra testata aveva fatto la campagna #startupNOtax proprio con questo obiettivo. Gli altri provvedimenti a favore dell’ecosistema

La detassazione sul capital gain sarà realtà, a due anni e mezzo da #StartupNOtax, battaglia condotta da EconomyUp su questo tema. È uno dei provvedimenti che emerge dall’atteso piano del governo per l’Industria 4.0 presentato ieri 21 settembre dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda per favorire la digitalizzazione delle filiere industriali del nostro Paese e che dovrebbe entrare nella prossima legge di stabilità. 

Il piano punta a mobilitare nel 2017 investimenti privati aggiuntivi per 10 miliardi, 11,3 miliardi di spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione con focus sulle tecnologie dell’Industria 4.0 e 2,6 miliardi di euro per gli investimenti privati early stage. In particolare al suo interno ci sono almeno 6 provvedimenti a carattere finanziario che riguardano direttamente l’ecosistema italiano delle startup e delle pmi innovative. (Qui il documento che sintetizza il piano Industria 4.0 del governo)

Tra questi, appunto, l’agevolazione fiscale mediante detassazione sul capital gain su investimenti a medio/lungo termine: richiesta al centro di una campagna lanciata nella primavera del 2014 da EconomyUp con l’hashtag #StartupNOtax.

StartupNOtax, il cammino di una proposta

Tutto era partito dall’annuncio del premier Matteo Renzi di voler alzare la tassazione sulle rendite finanziarie dal 20 al 26% per tutte le imprese indistintamente. Il 25 marzo 2014 EconomyUp ha lanciato una proposta, alla quale hanno prontamente aderito vari e prestigiosi rappresentanti dell’ecosistema dell’imprenditoria innovativa, per evitare che l’aumento della tassazione sul capital gain colpisse anche le startup. Motivo: avrebbe rischiato di penalizzare un settore imprenditoriale innovativo ancora giovane ma già in grado di dimostrare di poter funzionare e produrre reddito.

Ad aprile 2014 l‘intergruppo per l’innovazione, formato da vari parlamentari tra cui Stefano Quintarelli (Misto) e Antonio Palmieri (Fi), ha annunciato che avrebbe presentato un emendamento per modificare il decreto legge sulla Spending review, dove era stabilito che l’aliquota sul capital gain salisse al 26%, e di introdurne una al 12,5% per le startup, cioè allo stesso livello dei rendite sui Bot. L’emendamento è stato presentato e respinto.

Nel frattempo è diventata legge l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. A maggio scorso, però, c’è stato un primo segnale di ripensamento: il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha annunciato un decreto per prevedere meno tasse per i capitali che andranno su Pmi e startup.

#StartupNOtax, due anni dopo il ministro pensa a sgravi fiscali per chi investe sulle imprese

Decreto che, evidentemente, è in qualche modo confluito nel grande pacchetto del piano Industria 4.0. Battaglia vinta, dunque, non solo per EconomyUp ma anche e soprattutto per tutte le startup che, in questo modo, verranno indirettamente favorite nella crescita.

In tutto, come dicevamo, i provvedimenti a favore dell’ecosistema sono almeno sei. 

Detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti fino a un milione di euro in startup e piccole e medie imprese innovative  

Assorbimento da parte di società “sponsor” delle perdite di startup per i primi 4 anni

PIR – Agevolazione fiscale mediante detassazione capital gain su investimenti a medio/lungo termine (di cui si è parlato sopra)

Programma “acceleratori di impresa”:  finanziare la nascita di nuove imprese con focus Industria 4.0 con combinazione di strumenti agevolativi e attori istituzionali (CDP)

Fondi di investimento dedicati all’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico (CDP)

 ♦Fondi VC dedicati a start-up dell’Industria 4.0 in co-matching (CDP / Invitalia)

Come si vede, per gli ultimi 3 punti del piano, in realtà, il governo prevede il supporto di Cassa Depositi e Prestiti. Per la parte del piano dedicata al Venture Capital, oltre a Cdp l’esecutivo prevede il coinvolgimento di Invitalia. Sotto altri provvedimenti che interessano imprenditoria, innovazione, ricerca e Made in Italy.

RIFINANZIAMENTO DEL FONDO DI GARANZIA – Un altro provvedimento che interessa da vicino le giovani aziende è la riforma del Riforma del Fondo centrale di garanzia, agevolazione del Ministero dello sviluppo economico (Mise) per le piccole e medie imprese (pmi) e per le startup, in base al quale lo Stato si fa garante di una quota del prestito (fino all’80%) erogato dalle banche alle attività imprenditoriali. A fronte di un impegno da parte dei privati, quindi in questo caso delle banche, per 22 miliardi di euro, il governo si impegna a rifinanziare questo strumento con 900 milioni di euro.

CREDITO D’IMPOSTA ALLA RICERCA – Altra misura importante è il rafforzamento del credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo: il limite di credito massimo per beneficiario passerà da 5 milioni a 20 milioni di euro e sarà incrementata da 25 al 50% l’aliquota previste per le spese interne (rimane invece meccanismo di calcolo incrementale).

INVESTIMENTI PER IL MADE IN ITALY – La soluzione prevista dal nuovo piano nazionale Italia 4.0 si basa su investimenti su “catene digitali” di vendita e incrementi nel supporto alle Pmi, attraverso centri tecnologici, formazione e  workshop per sostenere il Made in Italy. Il governo intende finanziare con 100 milioni per mobilitarne 1 miliardo. 

Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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