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Startupper prodigio

In Silicon Valley un 13enne inventa la stampante Braille low cost

22 Gen 2015

Shubham Banerjee, studente di Santa Clara, ha usato un kit della Lego per costruire una stampante destinata ai non vedenti. Costo previsto: 350 dollari. Dopo aver sviluppato il prototipo, ha fondato una startup. E Intel ha deciso di investire sull’iniziativa

Shubham Banerjee, lo studente di 13 anni, californiano di origini indiane, che ha inventato la stampante Braille low cost
Nella Silicon Valley i ragazzini che giocano con il Lego rischiano di ritrovarsi da un giorno all’altro startupper, inventare qualcosa di utile e ottenere un finanziamento da un gigante come Intel Corp. È successo a Shubham Banerjee, 13 anni, che ha inventato una stampante Braille a basso costo, utilizzando un kit della Lego. Una storia simile a quella del nostro Cesare Cacitti, vicentino, 15 anni, impegnato in un progetto di sviluppo di stampante 3D low cost.

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Shubham Banerjee, di origini indiane, è partito l’anno scorso da un progetto realizzato per la scuola ed è diventato uno dei più giovani imprenditori della Valley californiana.

Quando ha iniziato a ragionare sul progetto per il laboratorio di scienze, Shubham ha deciso di informarsi sui sistemi di scrittura e lettura. Ha chiesto ai genitori: “Come leggono i non vedenti?”. Loro gli hanno risposto: “Cercalo su Google”. Ha cercato e ha scoperto che una stampante di testi per non vedenti costa almeno 2.000 dollari. Per molti ciechi, specialmente nei Paesi in via di sviluppo, sono decisamente tanti, ha pensato, e così ha deciso che doveva fare qualcosa. 

Shubham, che è di Santa Clara, nel cuore della Silicon Valley in California, si è messo al lavoro col suo kit Mindstorms EV3 della Lego Robotics e ha creato un prototipo, che ha chiamato Braigo, dalla fusione tra le parole Braille e Lego. È stato un successo, immediatamente incoraggiato da alcune associazioni di non vedenti.

I genitori a quel punto hanno capito che Shubham doveva essere sostenuto e così hanno investito 35mila dollari dei loro risparmi per creare la sua azienda, la Braigo Labs.

Shubham è ancora troppo giovane per fare l’amministratore delegato e ora il timone dell’azienda lo tiene sua madre, ma nel frattempo la Braigo Labs si è evoluta e il suo ideatore progetta di realizzare stampanti Braille da portare sul mercato a circa 350 dollari. Ad aiutarlo è arrivato il colosso dell’informatica Intel, che ha investito nella startup una cifra di cui non è stata rivelata l’entità, ma che di certo le permette di arruolare ingegneri e professionisti. 

Di conseguenza anche il progetto si è evoluto ed è così nata la Braigo 2.0, che può tradurre un testo elettronico in Braille e poi stamparlo. L’idea è quella di avere i primi prodotti pronti per i test entro la prossima estate e di arrivare sul mercato entro l’anno.

L’idea del ragazzo si inserisce nel crescente filone della tecnologia solidale: l’utilizzo cioè dell’innovazione tecnologica per aiutare i più svantaggiati. Un esempio  italiano è la startup Pedius, che consente ai non udenti di fare telefonate e sulla quale Tim Ventures, ‘braccio’ di venture capital di Telecom Italia, Sistema Investimenti ed Embed Capital hanno deciso di recente di investire 410mila euro.

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Ma nel mondo ci sono molti altri esempi di tecnologia solidale: a San Francisco è nata una startup, Hand Up, che si propone di usare le nuove tecnologie per aiutare i bisognosi. Fondata da Rose Broome, è sostanzialmente una piattaforma online di crowdfunding  per chiunque abbia bisogno di alloggio, cure mediche o supporto economico, tanto che è stata ribattezzata “la Kickstarter degli homeless”.

 

 

di Luciana Maci

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