Ecosistema startup 2019, 3 motivi (+ 3) per essere realisticamente ottimisti | Economyup
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L'INTERVENTO

Ecosistema startup 2019, 3 motivi (+ 3) per essere realisticamente ottimisti



Il mancato traguardo del miliardo di investimenti è una delusione per l’ecosistema startup nel 2019. Ma il maggiore coinvolgimento degli investitori privati (persone fisiche e aziende), la crescente qualità dei progetti imprenditoriali e il prossimo avvio del Fondo Nazionale sono elementi positivi e incoraggianti. E poi…

di Federico Barilli

10 Dic 2019


Ecosistema startup 2019. Faccio sintesi di tre eventi rilevanti e ricorrenti a cui ho preso parte negli ultimi 15 giorni: la finale di Premio Marzotto (9a edizione, Roma, 21 novembre), la finale del Premio Nazionale Innovazione (17a edizione, Catania, 29 novembre), la presentazione dell’Osservatorio Startup HiTech (7a edizione, Milano, 3 dicembre). E li colloco nel contesto della metafora del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno.

Startup 2019, la delusione degli investimenti

Parto dall’Osservatorio Startup HiTech. Chi era presente sa come si sia sentita forte la delusione sui numeri presentati: 700 milioni di euro di investimento su startup nel 2019, “solo” 100 milioni più del 2018, anno che aveva visto quasi il raddoppio degli investimenti rispetto al precedente e che aveva fatto credere vicino quel traguardo di 1 miliardo che ci avrebbe permesso di recuperare parte del gap con le economie europee più avanzate. Niente da fare invece, nel 2019 ci siamo fermati e qui il bicchiere mezzo vuoto è evidente, anche se alcuni dei relatori (tre investitori, un corporate e quattro scaleup) che ho avuto il piacere di coordinare in una tavola rotonda hanno evidenziato un mood complessivamente positivo, nonostante la consapevolezza del ritardo con sistemi industriali comparabili con l’Italia.

Investimenti in startup 2019, 3 elementi incoraggianti

Se si entra nel dettaglio dei numeri si colgono, infatti, tre elementi interessanti e incoraggianti:

1. gli investitori privati, persone fisiche e persone giuridiche (cioè le aziende) crescono di oltre il 30% e diventano l’aggregato che investe di più in startup e innovazione, come già aveva messo bene in evidenza l’Osservatorio Open Innovation e Corporate Venture Capital lo scorso ottobre;

2. gli investitori internazionali, pur crescendo poco (8%), si confermano aggregato importante pari al 30% degli investimenti complessivi, a dimostrazione che il nostro sistema sta diventando appetibile per operatori stranieri che fanno investimenti in startup;

3. Il Fondo Nazionale Innovazione.  La componente che cresce meno sono i fondi di venture capital, i cosiddetti investitori istituzionali, di fatto frenati dall’annuncio e dal contestuale mancato avvio del Fondo Nazionale Innovazione, che ha limitato la disponibilità degli investimenti pubblici, in primis di Fondo Italiano di Investimento e di Invitalia Ventures, a disposizione dei fondi stessi, in attesa del decollo di FNI. Fondo il cui CDA è stato finalmente nominato e che dovrebbe cominciare a erogare i primi stanziamenti già nel 2020. E qui il bicchiere è mezzo pieno, sia di fatti che di speranze concrete.

Startup 2019, la crescita della qualità

Venendo agli altri due eventi, ho colto un ulteriore fattore interessante e incoraggiante nel quadro startup 2019: il livello del deal flow delle realtà imprenditoriali innovative italiane è cresciuto.

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Posso dirlo con certezza parlando di Premio Marzotto, di cui Italia Startup è partner da anni. La qualità, sia delle idee imprenditoriali sia delle imprese innovative partecipanti, è aumentata nel tempo. E il compito delle giurie nel valutare progetti e imprese risulta più complesso. Ho molto apprezzato e condiviso quanto ha detto Margherita Marzotto, Presidente del Premio, in apertura della finale: la presenza crescente di corporate che premiano giovani imprese innovative e il miglioramento della qualità di queste ultime, mettono le due realtà su un piano sempre più paritetico, creando i presupposti di una contaminazione virtuosa tra imprese consolidate (che innovano) e giovani imprese innovative (che crescono).

Il contributo delle università e dei territori

Ho preso parte invece per la prima volta al Premio Nazionale Innovazione, promosso dall’Associazione PNICube, e devo dire che anche in questa manifestazione sono rimasto molto positivamente impressionato dalla qualità dei team finalisti (16, per 4 aree di mercato).

I tre elementi che ritengo molto positivi per l’ecosistema startup 2019 sono:
1. la provenienza prevalentemente universitaria dei team e dei progetti, quindi con una forte componente di ricerca e di prodotto;
2. la valenza territoriale del Premio, in grado di far emergere progetti e imprese da 17 regioni, frutto di una severa selezione in ogni territorio;
3. la suddivisione per ambiti merceologici dei progetti e delle imprese partecipanti, che consente di toccare con mano una dimensione verticale coerente con alcune settorialità di punta del nostro sistema economico (vedi Energia, Industria e Scienze della Vita).

Guardando al livello elevato dei team finalisti di due tra i principali Premi nazionali dedicati alle startup e all’innovazione, il bicchiere è certamente mezzo pieno.

Restando nella metafora, non c’è dubbio che il confronto internazionale – relativamente a sistemi industriali analoghi al nostro quali Francia, Germania e Spagna – ci penalizza molto e quindi induce a un pessimismo da bicchiere mezzo vuoto. Ma è altrettanto vero che la qualità di tanti progetti “dal basso” sempre meno digitali e sempre più manifatturieri, BtoB e di prodotto; la crescente attenzione degli investitori privati – persone fisiche e aziende, in un paese con una dotazione patrimoniale notoriamente consistente – verso il sistema delle startup e pmi innovative; insieme all’avvio del Fondo Nazionale Innovazione, che può consentire un’iniezione di capitali pubblici importanti, fanno invece propendere per una visione ottimistica, da bicchiere mezzo pieno.

Personalmente e come Associazione ci sentiamo realisticamente ottimisti. Cioè siamo consapevoli che c’è da recuperare un ritardo reale ed evidente, ma siamo altrettanto convinti che ci siano tutti i presupposti e gli ingredienti per poter diventare competitivi come sistema nazionale dell’innovazione.

 

Federico Barilli

È Direttore di Italia Startup. È stato Direttore Generale di Confindustria Digitale e Direttore di Assinform.