Crowdfunding, come fa Eppela a valere un investimento da 20 milioni? | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Il caso

Crowdfunding, come fa Eppela a valere un investimento da 20 milioni?

12 Mag 2016

La piattaforma è di proprietà di una società di comunicazione che fattura meno di 2 milioni. Eppure l’ad Nicola Lencioni ha annunciato un investimento importante da parte di un’azienda italo-tedesca. “In Italia abbiamo contratti per 5 milioni con due aziende. Se facciamo lo stesso con 15 in giro per l’Europa…”

Nicola Lencioni
Può una piattaforma di crowdfunding italiana ottenere un finanziamento da 20 milioni di euro? Sembra di sì: lo ha annunciato nei giorni scorsi a Il Sole 24 Ore Nicola Lencioni, fondatore e amministratore delegato di Eppela, una delle più note piattaforme nazionali di crowdfunding reward-based e generalista, fondata nel 2011 a Lucca per proporre questa innovativa modalità di raccolta fondi che consente di contribuire al finanziamento online di un progetto attraverso singole donazioni in cambio di gadget o omaggi. Nell’intervista Lencioni ha dichiarato di essere in trattative con un investitore italo-tedesco per una cifra tra i 20 e i 30 milioni di euro: trattative che si dovrebbero chiudere entro l’estate. I capitali serviranno per fare acquisizioni in Spagna, Francia, Germania o altre parti d’Europa. L’annuncio ha suscitato più di qualche perplessità: di solito una startup non rivela l’esistenza di trattative finanziarie in corso e ancora meno la somma di denaro in ballo. Eppoi, qual è l’azienda che intende investire? Eppela è in grado di attirare capitali di questa entità? E quali sono le  strategie dietro questa mossa?

EconomyUp ha girato dubbi e domande allo stesso Nicola Lencioni. “Segretezza nelle trattative? Non ce n’era bisogno” dice. “Non si tratta di fondi di venture capital che, come è noto, fanno firmare accordi di riservatezza alle startup, magari per timore che arrivi qualcun altro a soffiargli l’affare. Qui si tratta di un’azienda italo-tedesca che non fa investimenti speculativi ma vuole integrare il crowdfunding nel suo sistema di business. Inoltre la comunicazione è stata concordata con l’azienda, a patto che non se ne facesse il nome e non si rivelasse in quale settore merceologico opera”. Su questo punto Lencioni è inflessibile: non c’è verso di sapere di quale realtà imprenditoriale si tratti. In ogni caso, per quanto potenziale investitore e investito siano sulla stessa lunghezza d’onda sulla comunicazione, non è la norma svelare l’esistenza di accordi ancora in fieri. “Perché mai?” replica l’Ad di Eppela. “Si parla e si scrive spesso di trattative per acquisizioni di aziende o startup e nessuno fa una piega. Comunicare serve a livello strategico a posizionare un interesse al mercato. In questi anni, come Eppela, abbiamo avuto tante proposte da fondi di investimento o altri tipi di società per cifre ridicole. Parlando con Il Sole 24 Ore della crescita e dei risultati della nostra società, ho trovato opportuno dare la notizia. Volevo comunicare all’Italia che un’azienda italiana ha la possibilità di ottenere finanziamenti interessanti da un cliente per poter crescere sui mercati esteri: una bella cosa per tutto il Paese”. Non è solo comunicazione, quindi, a sentire Lencioni.

Però, bilanci alla mano, viene da chiedersi se Eppela possa valere un finanziamento da decine di milioni. Vediamo qualche dettaglio. Il sito Eppela è di proprietà di Anteprima Srl, agenzia di comunicazione con sede a Lucca fondata da Nicola Lencioni che ha chiuso il bilancio 2014 con 1.679.653 euro di ricavi e perdite per 41.283 euro. “Innanzitutto quello è il bilancio 2014, non 2015” specifica Lencioni. Ma, a quanto risulta a EconomyUp, questo è per il momento l’unico bilancio esistente di Anteprima Srl depositato presso le Camere di Commercio. “Inoltre – prosegue l’Ad – Eppela è all’interno di un gruppo di altre 4 società”, senza però specificare i nomi delle società. Su questa ultima affermazione non risultano riscontri.

“Ma attenzione, il mio ragionamento è ancora un altro”, prosegue Nicola Lencioni. “Abbiamo stipulato contratti con Poste Italiane da 3,5 milioni di euro, abbiamo stretto un accordo con Fastweb per 1,5 milioni. In tutto abbiamo contrattualizzato 5 milioni di euro soltanto con 2 aziende in Italia. Immaginiamo di fare lo stesso con una quindicina in tutta Europa…Se ci espandiamo nel continente europeo e firmiamo altri contratti di questo genere con enti ed aziende, è chiaro che arriviamo a valere di più dei 20 milioni di euro previsti per finanziare la nostra espansione. La valutazione non è sul valore della piattaforma ma sul valore dell’investimento necessario per investire all’estero. Non bisogna guardare solo al fatturato dell’azienda, sennò Mark Zuckerberg non avrebbe speso tanti soldi per acquistare Whatsapp”.

Espansione è la parola chiave dell’operazione che Lencioni vuole condurre in porto. “In questo momento nel crowdfunding – spiega – non esiste un leader a livello europeo. Ci sono piattaforme come Kickstarter e Indiegogo che sono statunitensi, pur operando anche in Europa. Nel Regno Unito, il Paese europeo più interessato al crowdfunding, ci sono altre piattaforme, però collegate agli Usa. Ne manca una che sia basata in Europa e operi in Europa. Il primo che arriva ha l’opportunità di sfruttare le enormi potenzialità di questo mercato”.

Potenzialità che, in Italia, non sono sfruttate a sufficienza, secondo Lencioni. “È inutile dire che nel nostro Paese esistono decine e decine di piattaforme. La verità è che quelle che funzionano sono tre: la nostra, Produzioni dal basso e Musicraiser. Il resto è una sorta di sbriciolamento. Oppure sono realtà che esistono per ottenere qualche articolo sui media”. Intanto la strategia di Eppela si sta sempre più spostando verso il crowdmarketing, ovvero la possibilità per le aziende di creare valore ed engagement con il potenziale consumatore attraverso le campagne di crowdfunding. Cioè quello che Eppela sta facendo con Poste e Fastweb. “Invece di spendere 7 milioni di euro per una campagna di comunicazione – dice Lencioni – oggi le aziende si stanno rendendo conto che il crowdfunding è un modo per comunicare in modo più efficace e coinvolgente”. 

 

  • Max il conte

    Dice Lencioni “quelle che funzionano sono tre: la nostra, Produzioni dal basso e Musicraiser”. Il ragazzo è simpatico, ma si dimentica di Kickstarter (che c’è anche in Italia!), DeRev (da poco piattaforma Wind) e bookabook. Ripeto, il ragazzo è simpatico e l’articolo fa sorridere. Da quindi a investire… ma magari mi sbaglio.

Articoli correlati