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COMPETIZIONE

Cosa fanno quelli che…vincono 250mila euro

21 Mag 2013

Solwa fa un prodotto per la desalinizzazione dell’acqua. Brain Control un sensore per far comunicare chi è paralizzato. Movym un’app per dialogare con la tv. Ecco a che punto sono i vincitori del premio Marzotto un anno dopo

I fondatori di Solwa: Paolo Franceschetti, Matteo Pasquini,Alice Tuccillo, Davide Franceschetti, Marco Sportillo, Enzo Muoio
Stanno assumendo personale, iniziando a vendere i prodotti, studiando l’ingresso nel mercato internazionale: a circa un anno dalla chiusura dell’edizione 2012 del Premio Gaetano Marzotto, e a sei mesi dalla premiazione,  le start-up vincitrici del prestigioso riconoscimento stanno procedendo a passi decisi verso la crescita.

“Abbiamo deciso di investire i 250mila euro del primo premio essenzialmente in ricerca e sviluppo, assumendo 3 ingegneri e un manager” spiega Davide Franceschetti, responsabile comunicazione di Solwa, di cui è amministratore delegato il fratello Paolo.  Il loro team,  con sede all’interno dell’incubatore di imprese Vega Park, Parco scientifico tecnologico di Venezia, ha escogitato un prodotto per la desalinizzazione e potabilizzazione dell’acqua basato esclusivamente sull’utilizzo di energie rinnovabili:  una soluzione che potrebbe contribuire ad aiutare i circa 1,2 miliardi di persone nel mondo prive di accesso all’acqua potabile e che, proprio per questo, gli era valso, già prima del Marzotto, il Premio delle Nazioni Unite “Innovazione per lo sviluppo dell’Umanità”. “Siamo nati giovani e vogliamo dare opportunità ai giovani” dice Davide, aggiungendo che da settembre partirà la commercializzazione del prodotto.

Chi invece ha già dato il via alle vendite è “Brain Control”, a cui sono andati i 100.000 euro del “Premio per una nuova Impresa Sociale e Culturale”. La start-up di Siena ha ideato un dispositivo, pensato per pazienti con patologie come la sclerosi multipla, che consente anche a persone totalmente paralizzate di comunicare attraverso sensori in grado di rilevare l’attività cerebrale (“una sorta di joystick mentale”, come spiegano gli stessi start-upper). “Da 2 mesi stiamo vendendo i primi dispositivi e sono già arrivate una cinquantina di richieste” riferisce l’ad Pasquale Fedele. “Ogni dispositivo costa 7.100 euro ma stiamo ancora valutando le modalità di commercializzazione. Per ora lo proponiamo attraverso un canone mensile e stiamo avviando collaborazioni con alcune Asl che potrebbero coprirne il costo”. I soldi del premio sono stati utilizzati per “accelerare sull’ingegnerizzazione della prima versione di BrainControl”. A questo punto Fedele ritiene “assolutamente prioritario andare verso il mercato internazionale, e in particolare negli Usa, perché il mercato di Brain Control, nella sola Italia, resterebbe comunque una nicchia”.

Pronti per il decollo verso gli Stati Uniti anche i giovani ideatori di Movym, un’app che consente agli utenti di interagire con il contenuto visto sullo schermo di qualsiasi tv tradizionale tramite smartphone o tablet. Grazie al “Premio Dall’idea all’Impresa” la start-up di Milano, il cui business development director è Raffaele Cicerone, si è aggiudicata  40.000 euro in servizi, garantendosi la possibilità di essere “coltivata” all’interno di M31, incubatore con sede a Santa Clara in California. “Negli Usa abbiamo avuto modo di studiare un eventuale posizionamento dell’azienda nel mercato locale – dice il marketing director Elio Di Fiore – e, prima dell’estate, verrà presa una decisione in merito”. Intanto lo start-upper anticipa che, in Italia, “tra fine maggio e inizio giugno Movym sarà protagonista della prima trasmissione tv interattiva del nostro Paese” di cui però, per contratto, non può ancora svelare il nome.  

Gli altri vincitori del terzo Premio dall’Idea all’Impresa sono Happy Gift di Foggia, sorta di community online del regalo in chiave social,  e Mrs di Lecce, che opera in ambito cleantech e si occupa del recupero di materiali metallici da processi di deposizione di film sottile.Tutti i premiati sottolineano, oltre alla consistenza economica dei premi e alla disponibilità degli organizzatori, l’elevata visibilità che il riconoscimento comporta. “Dalla sera della vittoria non passa giorno che non ci contattino persone interessate e venture capitalists” rivela  Franceschetti di Solwa.

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

  • SpeedPlus.biz

    É recente l’annuncio di un importante passo avanti nella tecnologia di dissalazione, che utilizza grafene. La dissalazione con il grafene potrebbe cambiare il mondo. Questa nuova tecnologia è così efficiente che i costi energetici potrebbero essere ridotti di quasi la metà. Si potrebbe pensare che è un’applicazione di nicchia – ma la desalinizzazione potrebbe essere una delle più grandi storie di crescita di questo secolo.
    Attualmente il mondo deve affrontare un problema dalle molte sfaccettature. Da un lato, la popolazione mondiale è in aumento. La crescita sta rallentando, ma siamo circa 10 miliardi. La nostra irrigazione necessita di espansione per ospitare questa crescita.
    Il mondo sta sviluppando l’urbanistica. Inoltre stiamo mangiando cibi pregiati, soprattutto la carne. Il risultato è un massiccio aumento della domanda d’acqua – in particolare per l’agricoltura. Nel frattempo si stanno esaurendo le nostre falde acquifere – impoverite, principalmente, dalle esigenze dell’irrigazione. Oggi guardiamo l’impatto della desalinizzazione. È una tecnologia magica, non importa quanta acqua dobbiamo desalinizzare, finisce sempre per tornare in mare. Ma come funziona la desalinizzazione?
    Ci sono due principali tecnologie. Da un lato, l’acqua può essere distillata. La tecnica alternativa viene chiamata osmosi inversa e la nuova tecnologia del grafene rientra in questa seconda categoria. L’osmosi inversa funziona comprimendo l’acqua attraverso una membrana con piccoli fori. Le molecole di acqua passano attraverso i fori, ma non gli ioni di sale disciolti. Questo significa che l’acqua salmastra, o anche l’acqua di mare, può essere resa potabile.
    La nuova tecnologia di dissalazione è basata su una forma modificata del grafene, chiamato grafene ossido. Qual è l’inghippo? La tecnologia attuale di dissalazione è costosa. Dà acqua illimitata, ma solo se si dispone di energia illimitata.
    Pertanto solo i paesi industrializzati possono davvero permettersi di ottenere approvvigionamento idrico da dissalazione. I costi sia finanziari che ambientali, rimangono discutibili.
    É improbabile che l’uso diffuso delle tecnologie attuali di desalinizzazione possano coprire i fabbisogni agricoli. Ma questo potrebbe cambiare se venisse rimosso il vincolo energetico. Si avvicina un’epoca dove l’energia è destinata a diventare molto più economica. Questo è uno degli effetti primari dell’elettricità solare.
    Le industrie che possono utilizzare l’energia in modo flessibile possono aspettarsi un notevole impulso economico.
    Gli impianti di desalinizzazione che possono utilizzare un surplus di energia elettrica avranno modo di ottenere abbondanza d’acqua dolce ad un prezzo potenzialmente interessante. Non è difficile capire come un vertiginoso calo dei prezzi dell’energia porterà a un enorme boom della desalinizzazione. Sembra che la ricerca sul grafene presso l’Università di Manchester potrebbe essere una parte molto grande di questa storia.

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