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Ecosistema

Club Acceleratori, come moltiplicare gli investimenti in startup

24 Set 2015

La srl promossa da SiamoSoci, la piattaforma fondata da Dario Giudici, prevede una dotazione di 5 milioni: uno dagli acceleratori, 4 da business angel. Ecco chi ci sarà dentro e come funzionerà. Entro l’anno i primi investimenti. E presto potrebbe esserci un Club2 per accogliere altri soci

L’unione fa la forza è antico detto che l’ecosistema italiano degli innovatori sembra finalmente voler riscoprire. Da qualche tempo c’è gran movimento di annusamenti, prove di alleanze possibili, coinvestimenti: insomma si sta provando a farlo davvero un sistema, cercando di accrescere così il valore (e l’effetto) delle scarse risorse finanziarie a disposizione e magari a farne emergere di nuove, grazie alla capacità di attrazione delle aggregazioni.

È questo l’obiettivo del Club Acceleratori, promosso da SiamoSoci, progetto che per la prima volta mette insieme con obiettivi concreti il potenziale di un gruppo di acceleratori. Come? Puntando sull’effetto moltiplicatore illustrato in questa immagine.

Sulla base dell’esperienza maturata con Club Italia Investimenti 2 e Club Digitale (5 milioni investiti ciascuno), Siamo Soci, la piattaforma fondata e guidata da Dario Giudici, ripropone il modello sul fronte degli acceleratori, che sono naturale punto di raccolta di startup degne di essere finanziate. Si comincia con 6 potenziali partner: NanaBianca, LuissEnLabs, I3P, Boox, TheHive, Industrio. Saranno soci di una srl già costituita che ha come target di raccolta 4.990.000 euro. Ogni incubatore contribuirà con un importo medio di 200mila euro per un totale di 1milione che sarà moltiplicato per 5 dall’ingresso di business angeli, che dovranno investire almeno 25mila euro. Probabilmente non tutti e sei gli acceleratori entreranno subito nel club che dovrebbe fare i suoi primi investimenti entro la fine dell’anno. Ma non è da escludere un club2 che già nei primi mesi del 2016 raccolga altri acceleratori italiani. 

Come funzionerà il club?

La Spa, come si vede nell’immagine qui accanto, durerà 7 anni (5 anni per la gestione dell’investimento, 2 per la liquidazione). Non ci sarà management fee, come succede per i fondi di venture capital. SiamoSoci e gli acceleratori prenderanno il 10% (il cosiddetto carried interest) sui risultati ottenuti. E se le cose andranno male? Gli acceleratori perderanno i loro soldi, i business angel li riprenderanno fino a una perdita di 1milione (che è il capitale versato dagli acceleratori), oltre andranno in perdita in base alla loro quota di partecipazione. 

Il club di fatto è anche un modo per verificare l’esistenza di un nuovo mercato dei capitali e sollecitarlo. Perché chi deciderà di investire da 25mila euro in su non sarà necessariamento un business angel esperto ma soltanto qualcuno che avrà voglia di rischiare parte delle proprie disponibilità contando sulla capacità di selezione e valutazione degli acceleratori associata all’esperienza di SiamoSoci. Insomma, l’investimento in startup potenzialmente si allarga e si democratizza. E che cosa potrebbe accadere si è intuito proprio in occasione della presentazione del club: un centinaio di persone in sala, a MilanoCopernico, e molti alla fine a mettere nell’urna il cartoncino con i loro dati e la loro disponibilità per poter entrare nel club. Raccogliere 4milioni non sembra facile, partendo da tagli di 25mila. Ma non sono da escludere sorprese.

Redazione

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