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Butcher: ecco perché TechCrunch punta sull’Italia

A pochi giorni dall’appuntamento di Roma, intervista esclusiva di Economyup.it al direttore europeo della bibbia Americana della digital economy. «C’è una crescita evidente e noi intendiamo sostenerla», dice. «Nel Vecchio Continente resta Londra la capital delle startup»

Pubblicato il 26 Ago 2013

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Mike Butcher, direttore di TechCrunch Europe

Mancano pochi giorni alla seconda edizione di TechCrunchItaly, che quest’anno raddoppia la durata (26 e 27 settembre) e si sposta dallo spazio un po’ country di Villa Borghese a quello più stylish del Mueso Maxxi di Roma. TechCrunch è la bibbia americana delle startup e della digital economy, da magazine web con 13 milioni di lettori al mese s’è trasformato in community e promotore di eventi in giro per il mondo. Il ritorno in Italia è significativo per l’ecosistema nazionale, come spiega Mike Butcher, direttore di TechCrunch Europe, una delle figure più influenti dell’ecosistema europeo dell’innovazione digitale, in questa intervista esclusiva a economyup.it. Butcher sta seguendo da Londra gli ultimi preparativi dell’evento organizzato con Populis. Il programma è quasi definito, così come la lista degli speaker.

Butcher, perché TechCrunch punta sull’Italia? E come è cambiato il mercato delle start up negli ultimi anni?
Considera questo. Cinque anni fa potevo contare sulle dita di una mano le start up italiane che conoscevo. Oggi non ho abbastanza dita, in mani e piedi, per contarle. Avrei bisogno di nolte braccia e gambe…. Quindi TechCrunch sta facendo la sua scommessa perché c’è una crescita evidente e noi intendiamo sostenerla.

Quali sono le cose peggiori e quelle migliore che vede nel mercato europeo dal tuo special punto di osservazione?
Le cose migliori sono le grandi competenze ingegneristiche, il moltiplicarsi di opportunità. La peggiore è non riuscire ancora a comprendere come “scalare” le società, come creare big companies.

Qual è la principale differenza fra Europa e Stati Uniti per i nuovi imprenditori?
Rispetto agli Stati Uniti in Europa c’è una minore possibilità di accesso a capitali early stage. Inoltre c’è una significative differenza nell’attitudine imprenditoriale: mentre l’Europa, e l’Italia in particolare, è ricca di creatività e buone, brillanti idee, ma il più delle volte non si riesce ad afrontare un fallimento, che è ancora considerato un drama. Forse fa parte della vostra cultura, ma le start up di maggior successo nascono da un fallimento. Il contest politico ed economico dovrebbero incoraggiare un reale cambiamento, per convertire un possibile fallimento in una nuova sfida.

Qual è il miglior mercato digitale in Europa? E il migliore ambiente per le start up? Di solito i giornali dicono che Berlino è la capital europea delle start up. E’ d’accordo?
Il miglior mercato rimane Londra, perché ha la combinazione magica di molti capitali e molte strat up. Berlino ha sì molte strat up ma meno capitali. Questo significa che è più economico cominciare lì, ed è questa la ragione per cui abbiamo visto una crescita così rapida.

L’Unione Europea fa abbastanza per sostenere le start up?
Sì e no. Di recente il Commissario Digitale Neelie Kroes ha fatto molte per aiutare le start up. Ma la maggior parte delle regole europee favoriscono le grandi aziende, non le start up.

Come vede il mercato italiano?
L’Italia sta emergendo come una scena importante, soprattutto per il design e l’ingegneria.

C’è una start up che considera esemplare?
Ho apprezzato Atooma, in occasione della prima edizione di TechCrunch Italy. Ma ce ne sono molte altre interessanti.

C’è secondo lei un fattore distintivo nel mercato italiano dell’innovazione?
Il tema di TechCrunchItaly 2013, (RE) Design, è un argomento molto vicino al cuore dell’Italia. Certamente vedremo molte nuove start up con un eccellento progetto in questo campo. Il design è il fattore di successo trainante e il concetto presente dietro ogni ogni start up di successo e ogni business di successo nel mondo. Noi vogliamo esplorare il tema in ogni suo aspetto, incluso come Internet sta lasciando i territori del computer per entrare in ogni cosa noi facciamo. Vedremo come il digital design sta influenzando il Made in Italy, moda, turismo, automobile, e come il (Re)design sta cambiando il mondo il cui viviamo e il modo in cui facciamo business.

Perché TechCrunch ha deciso di investire in Italia? Che cosa devono aspettarsi le start up italiane dall’evento di settembre?
L’obiettivo dell’evento è portare player internazionali ed è quello che intendiamo fare. TechCrunchItaly sarà una grande opportunità per le start up italiane: attraverso una due giorni di keynote, dibattiti e showcase vogliamo ispirare un rinascimento digitale ed economico. E questo stimolando un confronto costruttivo fra startupper, investitori, aziende e anche il mondo della politica.

Chiudiamo con una previsione: quali sono i trend più importanti nel digital business e in quali settori dobiamo aspettarci i cambiamenti più sorprendenti?
Noi stiamo andando verso un future di wearable device e tecnologia contestuale, presente in ogni cosa che abbiamo attorno a noi.

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