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DIGITAL360 AWARDS

Alessandro Petazzi (Musement-TUI): la scaleup e la multinazionale, ecco i vantaggi reciproci



Il CEO di Musement è uno dei protagonisti dei Digital360 Awards, dove porta l’esperienza di una delle più grandi exit mai fatte in Italia. Poco meno di un anno fa la scaleup è stata acquisita da TUI, il più grande gruppo turistico del mondo. “Loro hanno ottenuto tecnologia, noi accesso al mercato”

di Giovanni Iozzia

01 Lug 2019


Alessandro Petazzi, CEO Musement

“In questo momento siamo la darling dell’executive board”. Sono passati 10 mesi dall’annuncio dell’acquisizione da parte del gruppo tedesco TUI, la più grande compagnia di viaggi e turismo del mondo, quasi 20 miliardi di fatturato, e Alessandro Petazzi, CEO della ex scaleup Musement, è più che soddisfatto: “Tutte le sinergie che ci hanno spinto alla vendita si sono realizzate. E anche l’integrazione è andata avanti più velocemente di quanto lo stesso vertice della compagnia si aspettasse: è stato completato il rollout della nostra piattaforma digitale in tutti i touchpoint del gruppo”.

Alessandro Petazzi è uno degli speaker dei Digital360 Awards, in programma a Lazise dal 4 luglio: porta la sua esperienza di startup scelta da una large corporate per accelerare il processo di digitalizzazione, un caso internazionale di acquisizione in chiave di open innovation.

Integrazione è la parola chiave. “Quella che abbiamo vissuto è un’integrazione che non è un’integrazione”, spiega Petazzi. “Musement è rimasta una società autonoma e io rispondo al CEO del gruppo. Quindi non è stata nè dissolta, né costretta ad aderire a tutte le policy del gruppo, proprio per mantenere la sua agilità. C’è invece l’integrazione di tecnologia e business, a vantaggio di TUI e di Musement”

“Ci sono state date le chiavi di un leader per restare in un mercato dove solo i colossi possono competere”,

dice Petazzi. “Non era più un mercato possibile per startup pur in salute ma capaci di fare round da qualche decina di milioni di dollari”. Basti pensare che, questa primavera Softbank, colosso giapponese delle telecomunicazioni ma anche potente investitore in tecnologia, ha puntato 1 miliardo di dollari su due startup, diciamo, concorrenti di Musement e una proprio tedesca. “È in corso un trend di consolidamento del mercato travel in generale e di quello dei ‘in-destination service’ in particolare e solo entrando nel gruppo TUI potevamo giocarci la nostra partita da protagonisti”.

Musement è stata fondata nel 2013 da quattro soci, già manager di una certa esperienza in Fastweb.

Obiettivo: aggregare su una piattaforma digitale le attività da fare arrivati a una destinazione, dal corso di ceramica alla visita guidata, dall’ingresso al museo all’escursione in bici. Quindi niente biglietti aerei, niente hotel e camere, segmenti già fortemente presidiati da player digitali globali.

La scintilla nasce dalla voglia di fare impresa insieme e da un’osservazione: “In quel momento c’erano solo due realtà che facevano questo lavoro, una tedesca e una americana, e vendevano alla grande Roma e Venezia. Ci siamo domandati: perché non può essercene una italiana?”

Non è stato facile, ma Musement è cresciuta bene: da 4 a 150 persone, oltre 70mila offerte, 35 milioni di fatturato con raddoppio anno su anno fino al limite di un mercato sempre più solo per grandi. Musement si fa notare a livello internazionale, i corteggiatori non mancano ma le prospettive sono diverse. Da una parte finire dissolti dentro una grande digital company, come ricorda l’esperienza di Venere con Expedia, solo per citare il caso di una startup italiana. Dall’alta la possibilità di continuare a crescere come impresa, almeno ancora per un po’. “A parità di condizioni finanziarie, la proposta di TUI era la migliore per tutti. Han detto: a noi manca la tecnologia per chi compra vacanze a pacchetto e voi invece avete il prodotto. Avete fatto tutto con 15 milioni di investimento mentre noi ne abbiamo spesi 60 per provarci. Quindi vi lasciamo come siete”.

Musement, da parte sua, ha ottenuto uno straordinario accesso al mercato

“TUI ci ha messo a disposizione 20milioni di clienti”,

ricorda Petazzi. L’effetto? Volume d’affari triplicato dopo l’acquisizione e azienda in continua crescita: da 150 a 220 persone che diventeranno 300 entro la fine dell’anno. “Adesso stiamo facendo tutto quello che avremmo voluto fare ma non potevamo perché non avevamo le risorse per poter fare”, conclude Petazzi. “Di questo passo possiamo arrivare al billion di fatturato. Poi si vedrà”. Intanto hanno già cominciato a lavorare alle Olimpiadi Milano-Cortina.

 

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.