Wecity, così un'app aiuta aziende ed enti pubblici a incentivare la mobilità sostenibile - Economyup

DATA PLATFORM

Wecity, così un’app aiuta aziende ed enti pubblici a incentivare la mobilità sostenibile



Fondata a Modena nel 2014 come PMI innovativa e diventata Società Benefit nel 2020, Wecity fornisce un’applicazione che riconosce il tipo di trasporto utilizzato e calcola le minori emissioni di CO2 associate agli spostamenti. Così le organizzazioni possono gestire programmi personalizzati di incentivi alla mobilità

di Stefano Casini

12 Nov 2021


Wecity

Premiare ogni forma di mobilità sostenibile, ogni scelta di Smart mobility, e ogni riduzione dei trasporti inquinanti. Attraverso incentivi e gamification, generare un cambio di comportamento più Green, in modo da favorire gli spostamenti a piedi, l’uso della bicicletta e dei mezzi pubblici, rinunciando all’auto privata. Sono i presupposti e gli obiettivi di Wecity, la startup italiana e l’omonima App che puntano a ridurre traffico e inquinamento e al tempo stesso a guadagnarci. Una data platform per tutelare l’ambiente, usando l’incentivazione dei comportamenti sostenibili. Del resto, come faceva notare già alla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso l’urbanista e sociologo americano Lewis Mumford, “aggiungere corsie alle strade per ridurre il traffico è come allentarsi la cintura per ridurre l’obesità”.

Mobilità sostenibile, piattaforme digitali e intelligenza artificiale

E così, settanta anni dopo quella sarcastica considerazione, attraverso piattaforme digitali e intelligenza artificiale, Wecity riconosce il tipo di trasporto utilizzato e calcola le minori emissioni di CO2 associate agli spostamenti a piedi, in bici, in trasporto pubblico e in monopattino. In questo modo, l’App permette ad aziende e Pubbliche amministrazioni di gestire programmi personalizzati di incentivi alla mobilità sostenibile, rivolti ai propri cittadini, dipendenti e clienti.

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Fondata a Modena nel 2014 come PMI innovativa, nel 2020 Wecity si è trasformata in Società Benefit (SB). Il team  è composto da ingegneri nel campo della mobilità sostenibile e del Carbon Trading, da sviluppatori e da professionisti del marketing digitale.

“I trasporti che funzionano con combustibili fossili generano enormi inefficienze sanitarie, urbanistiche ed economiche. Queste rappresentano, in ottica imprenditoriale, delle incredibili opportunità di business, che diversi settori stanno già cercando di sfruttare”, rimarcano gli ideatori di Wecity. E fanno notare: “Considerando solo il piano economico, l’auto privata costituisce per il consumatore uno dei peggiori investimenti possibili. Perde il 25% del suo valore già alla fine del primo anno dall’acquisto, e oltre il 50% dopo soli 3 anni. È inoltre un bene estremamente sotto-utilizzato: meno di un’ora al giorno nel 70% dei casi. Infine, il rendimento tipico del motore endotermico e il peso del veicolo fanno sì che meno del 10% dell’energia presente nel combustibile venga trasformata in movimento utile per i passeggeri”. Insomma, sarà comoda, veloce e confortevole, ma l’automobile tradizionale rischia seriamente di essere sorpassata dall’innovazione. E da abitudini e comportamenti più sostenibili.

Allo stesso tempo, uno studio di McKinsey stima che il mercato della micromobilità (bici, trasporto pubblico, monopattino, car-sharing) valga, nella sola Europa, tra i 200 e 300 miliardi di euro entro il 2030. Si tratta di uno dei mercati con la maggiore crescita in assoluto: questa tendenza offre l’opportunità di creare una enorme community di utenti, che Wecity ha già iniziato a costruire approcciando l’aspetto del cambio comportamentale.

Smart mobility: cambio dei comportamenti e tecnologia

Se la tecnologia rappresenta il fattore abilitante, è il cambio comportamentale che rende possibile il passaggio da una mobilità basata sul possesso del veicolo, ad una basata sull’uso di un servizio.

Dal punto di vista hi-tech, la piattaforma Wecity per la mobilità sostenibile è formata da 4 componenti: Dashboard web, App, algoritmo proprietario, certificazione e brevetto tecnologico. La Dashboard web è accessibile da Pc e tablet, a disposizione di aziende e pubbliche amministrazioni. Attraverso la Dashboard è possibile impostare una challenge (Green e sostenibile) per i propri dipendenti o clienti (nel caso delle imprese), o per i propri cittadini (nel caso delle amministrazioni), e visualizzarne dati e risultati.

L’App funziona con sistemi operativi iOS e Android, ed è scaricabile gratuitamente dai rispettivi store digitali. È utilizzata dagli utenti per validare i propri spostamenti, monitorare i progressi verso il raggiungimento dell’obbiettivo stabilito dalla challenge, e ottenere la ricompensa o reward stabiliti dalla challenge stessa.

La monetizzazione dei risparmi di CO2

L’algoritmo di geolocalizzazione e movimento sviluppato da Wecity, poi, ha una precisione molto maggiore di quello normalmente presente sugli smartphone, e consente di riconoscere anche spostamenti multimodali. Se un utente si dirige camminando in stazione, prende il treno, e nella stazione d’arrivo utilizza una bicicletta, l’App riconosce automaticamente i tre spostamenti a piedi, in treno, e in bici. Calcola la distanze percorse, il risparmio di CO2, i ‘punti’ guadagnati per ottenere il premio finale, che spesso consiste in somme di denaro.

In questo modo, la riduzione delle emissioni di CO2, ottenuta lasciando l’auto in garage, è monetizzata grazie all’algoritmo brevettato per l’individuazione del mezzo di trasporto e alla relativa certificazione (ISO 14064-II), che permette di collocare sul mercato volontario della CO2 i titoli di efficienza energetica generati.

“Questi elementi permettono la monetizzazione del risparmio di energia primaria e della CO2 sul mercato delle emissioni, e garantiscono a Wecity un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti”, fanno notare i responsabili della startup innovativa. La sua storia, lo sviluppo del business e gli obiettivi futuri sono raccontati anche in due video su YouTube, che s’intitolano ‘Wecity lotta contro la CO2. Ci stai?’ e (in spagnolo) ‘Wetalk. Entrevista Ismael Clemente’.

Wecity: i risultati raggiunti 

Aziende come Conad, Coop e Tucano hanno iniziato a erogare incentivi (sconti e buoni spesa) agli utenti della community, altre realtà come Arpae e Ausl l’hanno scelta per premiare la mobilità sostenibile dei propri dipendenti.

Wecity è poi stata selezionata da Facebook nell’ambito del programma di incubazione FbStart, con cui la startup ha ottenuto 50mila euro in prodotti e servizi digitali, oltre all’apertura di un canale diretto di assistenza con il servizio tecnico di Facebook.

“Stiamo lavorando anche con Umbra Group, Gse, Università degli Studi di Firenze, Università Federico II di Napoli, Università degli Studi di Modena e Reggio-Emilia”, rimarcano in Wecity, e poi “Comune di Modena, Comune di Mantova, Comune di Cesena, e Seta, la società del trasporto pubblico dell’Emilia Romagna-Ovest”. Ad esempio, la startup sta gestendo i bike-to-work a Modena, Mantova e Cesena: i cittadini ricevono in media 0,2 euro per chilometro percorso in maniera sostenibile, fino a un massimo di 40 euro al mese, e la startup esegue i bonifici in automatico sull’Iban del cittadino.

Il modello di business: come guadagna Wecity

Il business model di Wecity unisce la solidità di un approccio tradizionale, basato su un portafoglio clienti fatto di aziende e amministrazioni pubbliche, a uno innovativo e scalabile, tipico del mondo digitale. “Attraverso i servizi erogati ad amministrazioni e imprese”, fanno notare in Wecity, “la startup ha iniziato fin da subito a generare fatturato, e a costruire una prima community a costo zero. Data la tendenza del mercato e la nostra posizione dominante in questo campo, si prevede come minimo che il fatturato derivante dai servizi raddoppi ogni anno per i prossimi 3 o 4 anni”.

E poi, al crescere della community, “vengono attivate le revenue stream legate alla monetizzazione dei crediti emissivi di CO2, dei titoli di efficienza energetica, e dell’uso dei dati di mobilità per la pianificazione urbanistica, il marketing e l’advertising”. Questi ricavi, arrivati nel 2020 al 10% del fatturato complessivo, “cresceranno più velocemente dei servizi, diventando predominanti a partire dal 2023”.

Exit strategy: Wecity ci sta pensando

Tanto per non lasciare nulla al caso, sono state già considerate e previste le possibili Exit strategy per gli investitori della startup dedicata alla mobilità sostenibile. Una prima ipotesi è quella dell’acquisizione da parte di società nel settore della pianificazione urbanistica. I colossi della progettazione e della pianificazione urbanistica, presenti in molti Paesi, investono per ogni progetto centinaia di migliaia di euro per raccogliere dati di mobilità su cui fondare le loro analisi. Wecity offre la possibilità non solo di avere a disposizione questi dati nella fase iniziale, ma anche di monitorare continuamente l’impatto e l’efficacia delle soluzioni adottate.

Una seconda possibilità è l’acquisizione da parte di un operatore della mobilità: la mobilità come servizio (Mobility As a Service, MAAS) rappresenta una enorme opportunità per i grandi operatori, che possono fornire un servizio porta-a-porta e non limitarsi per esempio al trasporto su ferro. Ferrovie dello Stato si è già mossa in questo senso, acquisendo la società del trasporto pubblico di Firenze e alcune realtà di bike-sharing.

La possibilità di quotazione in Borsa

C’è poi la possibilità di acquisizione da una community digitale (e sostenibile) globale: Strava, l’App più usata al mondo da ciclisti e podisti, ha lanciato (per ora senza successo) 2 anni fa il programma ‘Commute counts’, mostrando di essere interessata a community di utenti che registrano i propri spostamenti quotidiani non sportivi.

La quarta possibilità di sviluppo è rappresentata dalla quotazione in Aim Italia, il mercato gestito da Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese ad alto potenziale di innovazione e crescita.

 

 

 

 

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, imprese, tecnologie e innovazione. In oltre 20 anni di attività, ho lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Mi piacciono i progetti…