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LA GRANDE IPO

Uber flop in Borsa: la sfida è ora nei nuovi business, dal food delivery ai monopattini elettrici



È il più grande collocamento di una società tech dopo quello di Facebook nel 2012. Dopo la rivale Lyft, Uber entra in listino con pesanti perdite ma con prospettive di crescita legate a business diversi dalle auto con conducente. Adesso punta su food delivery, monopattini elettrici e veicoli a guida autonoma.

di Luciana Maci

10 Mag 2019


Uber arriva in Borsa ma la tanto attesa quotazione si chiude con uno dei peggiori risultati nella storia delle IPO a Wall Street: -7,62% rispetto al prezzo di collocamento (45 dollari). La startup più valutata del mondo, che ha compiuto 10 anni in marzo, è sbarcata a Wall Street in un momento di incertezza dei mercati ma anche portandosi dietro un fardello di 10 miliardi di dollari di perdite.  La società che ha innovato il ride-hailing prosegue l’attività per cui è nata, fornire un’applicazione da smartphone per chiamare una vettura con autista, ma scommette con decisione anche sul delivery con Uber Eats, e punta sulla micro mobilità con i monopattini elettrici, già attivi in California e ora (forse) pronti a sbarcare anche in Italia.

La quotazione, il 10 maggio 2019, di quella che è stata finora la startup più valutata al mondo era attesa da tempo. L’altro protagonista del ride-hailing, la rivale Lyft, è riuscita a batterla sul tempo debuttando a Wall Street il 28 marzo scorso. Ma da allora il valore delle azioni è gradualmente e inesorabilmente calato. Uber è riuscita a fare peggio…

UBER IN BORSA: LA GRANDE IPO

Quella di Uber Technologies è la Ipo più grande per un’azienda tech Usa da quella del 2012 di Facebook e la decima in assoluto più importante dell’anno. Azioni in vendita a 45 dollari, verso la parte bassa della forchetta che era stata indicata e che andava da 44 a 50 dollari.

Il gruppo Uber ha venduto 180 milioni di titoli a quel prezzo raccogliendo 8,1 miliardi di dollari e raggiungendo una valutazione di 75 miliardi circa, ben al di sotto dei 120 miliardi a cui aveva puntato lo scorso anno. Il titolo debutta al New York Stock Exchange con il simbolo Uber.

L’Ipo sarà ricordata anche per la protesta degli autisti di Uber, che nei giorni scorsi, proprio in vista dell’approdo a Wall Street, hanno incrociato le braccia in diverse città nel mondo contro i contratti di lavoro e le basse retribuzioni.

COS’È, COME È NATA E CHE COSA FA UBER

Nel 2009, quando le vendite di smartphone crescevano esponenzialmente e si diffondeva la cultura dei servizi on-demand, Travis Kalanick e Garrett Camp hanno ideato l’applicazione che consente di prenotare tramite cellulare le automobili con conducente, a un prezzo che negli Stati Uniti ormai è diventato inferiore a quello dei taxi. L’app sceglie la macchina più vicina al cliente ed è possibile contattare telefonicamente il conducente. Da San Francisco il servizio si è diffuso in tutto il mondo, suscitando un po’ ovunque le proteste dei tassisti. Prima di aprire Uber, Travis Kalanick aveva avuto altre due società, Scour Inc. e Red Swoosh, la prima costretta a chiudere perché accusata di contravvenire alle leggi sul copyright, la seconda venduta per 19 milioni di dollari nel 2007.

A giugno 2017 Travis Kalanick ha lasciato il suo posto al vertice dopo una serie di controversie ed è stato sostituito nell’agosto di quell’anno da Dara Khosrowshahi, imprenditore statunitense di origini iraniane, per anni alla guida della piattaforma di viaggi online Expedia.

UBER IN PERDITA

La quotazione elevata di Uber in Borsa non corrisponde ai dati fattuali sulle perdite. La società ha chiuso il bilancio 2018 con una perdita operativa di 1,8 miliardi di dollari e ha accumulato fra il 2016 e il 2018 perdite complessive per 10 miliardi. I ricavi sono invece piuttosto buoni: circa 11,2 miliardi di dollari rispetto ai 2 milioni di Lyft. Tuttavia Uber mantiene perdite tipiche di una startup, nonostante sia sul mercato da oltre 10 anni. Un elemento da non sottovalutare nel giorno del debutto a Wall Street.

UBER IN BORSA (MA È ARRIVATA PRIMA LYFT)

Uber ha preferito un approccio cauto nel determinare il prezzo con cui iniziare gli scambi proprio per evitare di replicare il flop di Lyft, il gruppo rivale che si è quotato il 29 marzo scorso raccogliendo 2,3 miliardi e raggiungendo una valutazione di 24 miliardi. A parte un rally iniziale, il titolo Lyft è stato protagonista di un sell-off che lo ha visto scendere dal prezzo di collocamento di 72 dollari ai 55,18 dollari del 9 maggio.

Come Uber, Lyft è in perdita da anni. Dalla presentazione dei documenti per il collocamento in Borsa presso la Securities and Exchange Commission (la nostra Consob) è emerso che l’anno scorso ha perso 911 milioni di dollari, il 32% in più dell’anno precedente. Questo non ha scoraggiato gli investitori e non ha impedito che il prezzo di collocamento fosse fissato al massimo della forchetta attesa.

Del resto  non è insolito che ci sia  richiesta di azioni di aziende, specialmente nell’hi-tech, che sono in perdita. Anche big come Tesla, Snap e Spotify lo erano quando hanno debuttato in Borsa. Tuttavia, nel loro caso, le azioni hanno riscosso immediato successo.

TUTTI I BUSINESS DI UBER: DAL FOOD AI MONOPATTINI ELETTRICI

Come tutti i big digitali anche Uber ha cercato di diversificare il business. Da tempo è attiva nella consegna di cibo a domicilio con Uber Eats, e sta sperimentando l’auto a guida autonoma. Inoltre potrebbero sbarcare in Italia i monopattini elettrici di Uber Jump.

Uber Eats

Uber Eats, una piattaforma per le consegne di cibo a domicilio, è nata nell’aprile 2015. Nell’ottobre 2016 ha debuttato a Milano dopo Londra, Parigi, Amsterdam e Bruxelles. A consegnare i pasti sono fattorini in bici o in scooter.

La divisione Uber Eats rappresenta 1,5 miliardi di dollari che equivalgono al 13% del fatturato complessivo della società. I ricavi di Uber Eats sono aumentati del 149% rispetto all’anno precedente, che era pari a 587 milioni di dollari.

Uber e l’auto a guida autonoma

Nel settembre 2016 Uber ha lanciato il primo veicolo pubblico senza pilota di sempre a Pittsburgh in Pennsylvania. Poi la decisione di sospendere il servizio di veicoli senza conducente dopo l’incidente che aveva causato la morte di una donna in Arizona. Le sperimentazioni in corso a Tempe, Pittsburgh, San Francisco e Toronto furono bloccate, mentre si levavano voci di allarme e preoccupazione da tutto il mondo. Del resto era la seconda volta, a un anno di distanza, che un’auto di Uber  – sempre una Volvo XC90 – veniva coinvolta in un incidente, sebbene nel 2017 non ci furono vittime. A luglio 2018 la società di San Francisco ha fatto ripartire i test sulla guida autonoma, ma con un autista al volante.

Uber Jump in Italia?

Uber potrebbe decidere di puntare sulla condivisione di biciclette e monopattini anche in Italia. Uber Jump, servizio di bike sharing acquisito nel 2017 da Uber – che in alcune città offre anche una flotta di monopattini elettrici condivisi – è nato negli USA (dove è presente in 19 città) ed è lanciato di recente in diverse città europee (Berlino, Bruxelles, Lisbona, Londra, Madrid e Parigi). Come avvenuto in passato con Uber Eats, anche in questo caso a far circolare la notizia di un eventuale sbarco in Italia è stato un annuncio di lavoro sulla piattaforma LinkedIn. Sul social network è comparsa l’8 maggio una proposta di lavoro relativa a un General Manager, in Italia, per Uber Jump. L’annuncio è poi misteriosamente scomparso, ma ha lasciato appunto credere che ci fossero novità in vista. Vedremo.

Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale