L'INTERVENTO

Mobilità realmente sostenibile, gli incentivi funzionano ma non sono sufficienti

Gli individui rispondono positivamente agli incentivi ma per arrivare a una vera mobilità sostenibile serve più coinvolgimento e più consapevolezza nei cittadini. Insieme a una maggiore collaborazione fra aziende private, pubbliche amministrazioni, università e startup

Pubblicato il 24 Mag 2022

Mattia Zara

Mobilità realmente sostenibile, gli incentivi funzionano ma non sono sufficienti
European Mobility Week 2022

Gli individui rispondono positivamente agli incentivi, questo fondamento dell’economia ha sempre guidato le politiche sociali ed economiche. Ma se ci fermiamo a chiedere a comuni cittadini: vivete realmente in una smart city? Cosa realmente è e come ci si comporta in una “smart city”?, pochi risponderebbero in maniera strutturata al quesito, andando oltre la traduzione di questo bellissimo inglesismo.

Chi sa realmente che cos’è una smart city? Il grado di profondità sulla materia aumenta all’aumentare dell’informarsi e del coinvolgimento. Passare dalla consapevolezza della responsabilità individuali nella produzione di  emissioni di Co2, sentito sempre più spesso come tema importante ma forse non sempre urgente, a reali e attuabili comportamenti non è scontato né automatico. Ma saranno anche le scelte che i cittadini (quindi tutti noi) possiamo, e forse dobbiamo, fare a salvare il nostro fragile mondo.

Circoscrivendo l’azione del perimetro di una città intelligente, che risponde alle esigenze di mobilità sostenibile, che non intossichi più del dovuto il nostro ecosistema, veicoli elettrici e forme di mobilità condivisa incominciano a essere presenti nella mappa mentale di tutti noi. Ma poi ci scontriamo con l’entropia delle nostre scelte quotidiane. Le amministrazioni comunali ci dicono che il primo passo per una mobilità sostenibile, quindi poco inquinante, è cambiare i nostri comportamenti quotidiani.

Molto spesso il sistema non è predisposto per i comportamenti dei singoli cittadini. Così di ritroviamo ad avere in Europa milioni di cittadini che per lo spostamento casa-lavoro, ad esempio, si affidano ad un’uso psichedelico della propria auto privata.

A Dublino un professore italiano ha proposto un test mettendo la tecnologia che sta alla base dellaq sharing mobility a servizio di aziende e privati cittadini, misurando tutto in termini di utilizzo e controllo emissioni. In questo caso l’università fa da stimolto e coordinamento del privato, di concerto con l’amministrazione pubblica, chiedendo poi un feedback ai cittadini. Chi è realmente è il responsabile del cambiamento? Il risultato positivo non potrà che essere un’opera collettiva.

Spostandoci in Finlandia, un progetto lanciato nell’ormai 2014, rimane una bellissima best practice, Ad Helsinky un’azienda privata, Whim, propone una piattaforma digitale di MaaS (Mobility as a Service)  che con  un abbonamento permette a tutti i cittadini di utilizzare secondo le necessità trasporto pubblico, taxi o servizi di bike-sharing. Questo bellissimo progetto nasce dalla visione di un ingegnere di 24 anni, Sonja Heikkilä, combinata con le particolari condizioni ambientali. Helsinki è circondata per tre lati dal mar Baltico, la rete stradale come le infrastrutture per la connettività sono altamente evolute, il che permette di utilizzare diversi servizi al massimo della potenza di rete. Ma la cosa più importante è la “collaborazione”, prevista da una legislazione intelligente ed innovativa, perché un’infrastruttura evoluta non può essere utilizzata solo da un’azienda privata, che pure aggrega e distribuisce diversi servizi di mobilità, senza un concreto e pubblico endorsment pubblico. Il risultato? Meno macchine private in circolazione, più sicurezza per i pedoni, minore inquinamento.

Gli incentivi devono passare anche per un grande lavoro di riadattamento del territorio; Milano può vantare un grande vantaggio competitivo: non ha rilievi e il tessuto stradale riprende una struttura romana e medioevale.  L’amministrazione pubblica ha lavorato per incentivare uno dei mezzi più pericolosi e meno utilizzati, la bicicletta. Meno del 10% degli spostamenti sono effettuati sulle due ruote, quando in una città con meno di 15 km di diametro la bici dovrebbe essere il veicolo privilegiato. Molto è stato fatto sulle infrastrutture (dal 2017 al 2021 sono state costruite, adibite e messe a disposizione 219 km di piste ciclabili), ma molto resta da fare.

Cooperazione, aggregazione e utilizzo intelligente di tecnologie già presenti nel mercato. Sono le indicazioni che emergono da questi tre esperienze che confermano quale debba essere il modello per una vera mobilità sostenibile: amministrazioni illuminate che, grazie alle tecnologie messe a punto dai ricercatori delle università e dalle applicazioni sviluppate dalle startup, danno concretezza a una nuova e diversa città possibile, permettendo ai suoi cittadini di rispondere alla domanda: che cos’è una smart city?

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Mobility marketer, è attualmente Marketing Director di GaiaGo.
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