MOBILITÀ DEL FUTURO

Car sharing: che cosa cambia nella Fase 2 del coronavirus

Sharengo (car sharing elettrico) ha lanciato un nuovo servizio per noleggiare l’auto da un mese a un anno. Un segnale che il settore sta cercando di trasformarsi per sopravvivere alle conseguenze del coronavirus. Una vettura condivisa, infatti, pone problemi di contagio. E se la sanificazione fosse la chiave per la Fase 2?

Pubblicato il 21 Apr 2020

Car sharing, come cambia con il coronavirus

Un primo segnale l’ha dato giorni fa Sharengo: la società, nata per consentire la condivisione di auto elettriche in città, ha prontamente elaborato una nuova proposta per adattarsi alla disruption portata nel settore dalla pandemia da coronavirus e ha lanciato MySharengo, che permette il noleggio a lungo termine delle vetture.  A differenza del car sharing, in base al quale si prende l’auto e la si lascia dopo la corsa, con MySharengo è possibile noleggiare un’autovettura per un periodo di tempo che va da un mese a un anno. La macchina sarà consegnata sanificata e corredata di un kit, che include la Sharengo Card, con la quale aprire e chiudere il veicolo, cavo di ricarica, manuale d’uso e manutenzione della vettura, gel disinfettante, giubbotto catarifrangente e triangolo di emergenza.

Il pagamento della corsa non sarà più, ovviamente, al minuto, ma attraverso un canone di abbonamento scelto in base alle proprie esigenze e nel quale sono inclusi assicurazione e manutenzione.

In pratica il car sharing, costretto dalle circostanze,  prova a sconfinare nel campo del noleggio a lungo termine.

È la strada del futuro?

Per il momento i dati sullo stato di salute del car sharing in Italia e nel mondo non sembrano di facile reperimento, anche perché è molto difficile fare previsioni a lungo termine. Tuttavia ecco dati e spunti di riflessione, più in generale, sul settore dell’automotive e del ride sharing, ovvero la condivisione delle corse a bordo di una vettura.

Ride sharing fermo

Il 17 marzo Uber e Lyft, le società americane che hanno fatto della condivisione di corse in auto parte del loro business, hanno annunciato la sospensione dei servizi a causa delle misure di distanziamento sociale e di isolamento dovute al Covid-19. Nel rapporto “Impact of COVID-19 on the Global Ride Sharing Market”  di ResearchAndMarkets.com si sottolinea come il settore del ride sharing sia segmentato in base al tipo di veicolo:  berline e hatchback (con il portellone posteriore), veicoli di servizio, autobus e pullman. L’epidemia di COVID-19 ha colpito inizialmente soprattutto le berline, in quanto sono i veicoli più utilizzati per il car sharing e per servizi di car hailing. Le aziende di ride-sharing hanno escogitato diversi modelli di offerte per soddisfare le esigenze di vari gruppi di utenti, rivolgendosi separatamente ad utenti di fascia alta, mid-market e a quelli con budget minori. Ad esempio, Uber, una delle più grandi piattaforme di ride-sharing a livello globale, ha offerto servizi premium tramite Uber Black, Black SUV e Uber Select. Ma a marzo ha dovuto chiudere tutto.

La società di consulenza manageriale Zinnov rileva che, con l’avvento del coronavirus, Uber e Lyft hanno perso il 60% del loro valore/valutazione di mercato, perché i consumatori stanno rinunciando sempre di più alla sharing economy. I blocchi forzati e le norme di distanziamento sociale hanno ulteriormente intensificato questo problema. Tutti questi fattori stanno causando preoccupazioni riguardo a fatturato e redditività future.

Crollo dell’autonoleggio

Aniasa, l’associazione che nell’ambito di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, lancia l’allarme sui dati sulle immatricolazioni relativi a marzo 2020, che hanno evidenziato il quasi totale azzeramento delle vetture nuove a noleggio (-88%, dalle 57.000 di marzo 2019 alle 7.000 dello scorso mese). Con le forti limitazioni alla circolazione, rimarca Aniasa, si sono pesantemente ridotte le attività di noleggio a breve termine e car sharing, e al contempo si sono bloccate le nuove immatricolazioni per le flotte del lungo termine.

Coronavirus e criticità del car sharing: la questione igienica

Per un virus che si diffonde anche attraverso le superfici, rilevano gli analisti di Strategy Analytics, gli schermi tattili dei navigatori delle auto a noleggio – e del car sharing – sono potenziali veicoli di trasmissione del virus. “I touchscreen pubblici – ipotizzano – in contesti come i veicoli condivisi, le auto a noleggio, i chioschi self-service, eccetera, potrebbero diventare meno desiderabili, poiché visti dai consumatori come un rischio per la salute”. Oltre alla questione “schermi”, esiste, più in generale, la questione “abitacolo”: entrare in un’autovettura appena usata da qualcun altro pone ovviamente problemi legati al timore della trasmissione del coronavirus.

Le opportunità per le società di noleggio e lungo termine

Tuttavia, nel medio termine, e in vista anche della Fase 2, c’è chi intravede nuove possibilità.

Le società di leasing, scrive Sarwant Singh, Managing Partner, Frost & Sullivan, possono sfruttare il cambiamento in atto dei servizi di mobilità condivisa come car sharing, ridesharing e ridehailing. Possono cioè conquistare i clienti della sharing mobility offrendo contratti di locazione a breve termine di circa 3 o 6 mesi. A differenza di dieci anni fa, l’assistenza, la manutenzione e la riparazione dei veicoli a noleggio sono migliorate – scrive Singh – e il servizio è diventato più sofisticato. Ciò rafforza ulteriormente il potenziale del leasing di auto usate come flusso alternativo per generare entrate.

Car sharing e coronavirus: come cogliere l’”opportunità”?

Parola chiave: sanificazione

Aniasa ha fatto sapere che, in seguito ai decreti del presidente del Consiglio, le società di autonoleggio (car sharing incluso) attive in Italia hanno “rafforzato ulteriormente le procedure che garantiscono l’igienizzazione dell’abitacolo tra un noleggio e l’altro”. In generale, un po’ ovunque e non solo nell’ambito dei trasporti, è presumibile che una maggiore attenzione all’igiene e alla sanificazione delle superfici debba diventare la norma anche nella Fase 2 della pandemia.

E se il car sharing diventato noleggio a lungo termine fosse la soluzione anti-traffico?

Con il ritorno alla normalità, si presume che l’auto possa essere utilizzata relativamente più di prima, considerando la probabile diffidenza iniziale delle persone ad utilizzare i mezzi pubblici, potenziali veicoli di contagio. Molti ipotizzano un ritorno in massa all’auto di proprietà, concetto che fino a poco tempo fa sembrava tramontato in favore del paradigma mobility as a service. Ma cosa ne sarà di chi utilizzava il car sharing per muoversi più velocemente e facilmente in città? Vi rinuncerà del tutto? E se la possibilità di sanificare perfettamente l’abitacolo dell’auto ad ogni utilizzo potesse convincere gli utenti a tornare al car sharing nonostante il coronavirus? Si può fare? È economicamente vantaggioso?

Per il momento le domande restano aperte. Sono invece delineate a sufficienza le modalità di pulizia e sanificazione dell’auto ai tempi del coronavirus. Le parti esterne e interne con cui si entra più frequentemente in contatto devono essere pulite e disinfettate con particolare costanza e attenzione. Elementi come maniglie, volante, pomelli, pulsanti radio/aria condizionata, chiave di avviamento, leve sul piantone dello sterzo e display dei moduli di infotainment sono da detergere con cura, tramite un panno umido o, meglio ancora, con una sostanza disinfettante versata su carta assorbente. Prima di iniziare le operazioni di sanificazione del veicolo, si raccomanda di indossare una mascherina e guanti monouso, da infilare dopo aver igienizzato le mani.

La sanificazione potrebbe dunque contribuire a risollevare il car sharing in tempi di coronavirus? Lo verificheremo solo nei prossimi mesi.

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Luciana Maci
Luciana Maci

Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. In passato ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna).

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