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AZIENDE FAMILIARI

Salice, vedere italiano quando non era di moda

14 Mag 2013

“Scelsi il tricolore quando il made in Italy non era di moda come oggi”, dice Anna Salice, terza generazione dell’azienda che a Gravedona produce occhiali sportivi e da sole. Adesso la strategia è conquistare mercati come Filippine, Guatemala e Brasile

«Feci apporre i colori della bandiera dell’Italia sulle mascherine da sci negli anni ’80, quando il made in Italy non andava ancora di moda come oggi». Con una battuta pungente, Anna Salice, energica rappresentante della terza generazione della famiglia che ha meglio rappresentato il concetto di occhiale da sci in Italia e nel mondo negli ultimi quasi 100 anni – l’anniversario si festeggerà fra sei anni –, spiega come nel concetto di made in Italy, inteso come qualità italiana, lei ci abbia creduto fin da tempi non sospetti. La fede incrollabile nel made in Italy, anche se messa a dura prova negli ultimi anni dalla crisi, continua a essere tale per chi, come Salice, “vedeva italiano” già più di 30 anni fa. Con un fatturato 2012 pari a 4,5 milioni di euro, l’azienda continua a scommettere sul made in Italy producendo nella fabbrica di Gravedona che ha sede sul lago di Como dagli anni 40 senza aver mai infastidito i cittadini né per inquinamento ambientale, né, tanto meno, per quello acustico.

I volti scelti per rappresentare il marchio sono sempre italiani – come quello del campione olimpico lecchese Antonio Rossi – e testimoni del mondo sportivo. L’azienda, infatti,  alla produzione di occhiali da sole e maschere da sci, affianca quella degli occhiali da ciclismo e sportivi in generale. Le ultime strategie vogliono l’azienda alla ricerca di un allargamento del proprio target in paesi come le Filippine, Guatemala e Brasile (dove sta chiudendo un contratto con un distributore commerciale), ma soprattutto la vera sfida è quella di resistere e trovare nuove soluzioni affinché l’azienda possa festeggiare i prossimi 100 anni con tutti gli attuali dipendenti.

Se si chiede ad Anna Salice quale sia il suo sogno, la “signora dell’occhiale sportivo” non ha esitazioni: «Vorrei che gli occhiali della mia azienda continuassero a essere indossati dai membri delle stesse famiglie. Che il marchio Salice venisse fatto indossare ai propri figli perché lo si è indossato quando si era piccoli e lo si è apprezzato». (v.m.)

 

 

 

 

Redazione

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