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Commercio estero

Made in Italy: l’export cresce, aspettando l’Iran

15 Lug 2015

L’accordo sul programma nucleare iraniano può creare business per 3miliardi nella Repubblica Islamica. Intanto, al netto del caso Grecia (-5 miliardi dal 2008 a oggi), le esportazioni volano: +3,1% nel primo trimestre 2015, +61 miliardi tra il 2010 e il 2014 e bilancia commerciale in attivo per 43 miliardi

Buone notizie per il made in Italy. A cominciare dall’accordo sul programma nucleare iraniano siglato a Vienna il 14 luglio. Lo stop alle sanzioni verso la Repubblica islamica, benché graduale e condizionato ai controlli dell’Aiea, apre un nuovo mercato per le aziende italiane.

Secondo le prime stime di Sace, il gruppo pubblico che assicura gli investimenti all’estero, l’intesa potrebbe valere circa tre miliardi in più di export nei prossimi quattro anni, soprattutto in settori come energia, infrastrutture, trasporti e meccanica strumentale. Reparti in cui giocano un ruolo di primo piano non solo grandi compagnie come Eni, Tecnimont e Pirelli – alcune delle società già attive prima dell’inasprimento delle sanzioni – ma anche molte Pmi.

Certo, recuperare quanto si è perduto in questi anni in termini di quote di mercato è una missione pressoché impossibile perché alcuni Paesi meno vincolati dalle sanzioni come India, Cina e Russia hanno nel frattempo guadagnato terreno nel Paese e hanno rinsaldato le relazioni con Teheran.

Ma la partita che si apre adesso per l’industria made in Italy è tutta da giocare, anche perché si andrebbe a inserire in un contesto che sembra favorevole alle nostre esportazioni. Al netto della crisi greca, che ha fatto crollare il nostro export verso Atene da quasi 8 a circa 3 miliardi dal 2008 a oggi, i dati che arrivano dai mercati esteri sembrano infatti sorridere all’Italia.

Nel primo trimestre dell’anno, le esportazioni made in Italy sono cresciute del 3,1%. L’ultima rilevazione mensile dell’Istat, relativa a maggio 2015, vede un incremento tendenziale del 2%. 

Il vento, dunque, soffia nella giusta direzione. E lo fa già da qualche anno. Come ribadito dall’economista Marco Fortis durante la presentazione dell’Osservatorio sulle esportazioni a cura della società di consulenza Gea e della Fondazione Edison, tra il 2010 e il 2014 l’export italiano è cresciuto di 61 miliardi di euro.

Positiva anche la bilancia commerciale complessiva, ovvero la differenza tra il valore delle esportazioni e quello delle importazioni,

Marco Fortis, vicepresidente Fondazione Edison
che è migliorata di quasi 73 miliardi passando da -30 nel 2010 a +42,9 miliardi nel 2014.Nello stesso arco di tempo – dice Fortis, vicepresidente e direttore del centro studi di Fondazione Edison – neanche la Germania è riuscita a ottenere un risultato così brillante”.

Se si guarda soltanto alla bilancia commerciale italiana per i manufatti, la crescita è ancora più significativa: si è passati da 38 a 99 miliardi di attivo con l’estero. A questo saldo hanno contribuito in maniera determinante le “4 A” del made in Italy (automazione, arredo, abbigliamento, alimentare), che nel 2014 hanno messo a segno un surplus di 128 miliardi di euro.

La performance migliore l’ha fatta registrare il settore automazione-meccanica-plastica-gomma, con un attivo con l’estero di 84 miliardi, seguito da abbigliamento-moda-cosmetici (26 miliardi), arredo-casa (12) e alimentari e vini (7).

L’Italia – dice il vicepresidente di Fondazione Edison – è un Paese che si racconta in modo sbagliato e ‘masochistico’. Ha problemi oggettivi, certo. Ma la sola affermazione negativa difficilmente discutibile è che siamo un Paese che tende ad avere una classe politica poco seria, con governi instabili, e con un’elevata corruzione. Per il resto, non è vero che siamo senza speranze, che abbiamo i conti pubblici in disordine, che non sappiamo innovare e che non siamo competitivi”.

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