"La fine del posto fisso? Non significa precarietà ma innovazione" | Economyup
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“La fine del posto fisso? Non significa precarietà ma innovazione”

29 Ott 2014

Stefano Scabbio, ad di ManpowerGroup Italia, commenta le parole di Renzi: “I talenti si muovono, non si può restare a vita nella stessa posizione. Ma non vuol dire che i contratti a tempo indeterminato finiscano”. Intanto, la società di hr ha lanciato YTalent, un progetto per inserire 50 giovani nel mondo del lavoro

Stefano Scabbio, ad di ManpowerGroup Italia
“Il posto fisso non esiste più”. Le parole di Matteo Renzi dal palco della Leopolda hanno contribuito a rendere incandescente un clima già infuocato dai numeri drammatici sulla disoccupazione e dalle polemiche su Jobs Act e articolo 18. Ma mentre lo scontro tra governo e sindacati raggiunge i suoi livelli più elevati dal giorno in cui l’ex sindaco di Firenze ha messo piede a Palazzo Chigi, c’è una parte del mondo produttivo che prova a fare qualcosa di concreto per creare più occupazione.

Un’iniziativa che si muove in questa direzione è YTalent, un progetto di ManpowerGroup che dà a 50 giovani diplomati e laureati la possibilità di seguire un percorso di formazione e lavoro per rafforzare le soft skill, ovvero le competenze relazionali, linguistiche e caratteriali, e mettere alla prova le proprie attitudini professionali. La prima tappa è stata una due giorni di formazione gratuita, il 23 e 24 ottobre, per permettere ai ragazzi di farsi conoscere da alcune aziende partner (tra cui Sky, Adler, Dana e Rossopomodoro) in vista di un tirocinio o di un lavoro.

Secondo Stefano Scabbio, presidente e amministratore delegato di ManpowerGroup Italia, iniziative come queste rientrano nello stesso concetto di mobilità invocato dal presidente del Consiglio con la sua affermazione. E la fine del posto fisso, come spiega a EconomyUp, non equivale alla precarietà ma è un fatto che contribuisce a rendere più fluido il mercato del lavoro.

Presidente Scabbio, “il posto fisso non esiste più”. Fino a che punto Renzi ha ragione?

Fatta da Renzi, questa affermazione assume un significato molto più forte. Non significa che non ci saranno più contratti a tempo indeterminato, ma che la mobilità nell’ambito del lavoro è cresciuta molto negli ultimi anni. I talenti si muovono e le aziende vanno continuamente in cerca di persone talentuose. Non possiamo immaginare di avere un posto fisso per  tutta la vita. Dobbiamo pensare a una carriera con numerose opportunità, fatta mediamente di cinque-sette esperienze lavorative diverse, al di là della tipologia contrattuale. L’enfasi del premier quindi è sul non rimanere fermi alle ideologie, come nel caso dell’articolo 18. Difendiamo certamente i diritti e i doveri di ogni lavoratore ma facciamo anche in modo che il Paese sia nelle condizioni di attrarre nuovi talenti e di creare innovazione.

A proposito di innovazione, il Jobs Act è una buona ricetta per innovare il mercato del lavoro in Italia?

Le sfide che si propone il Jobs Act sono condivisibili: semplificare la normativa, passare da politiche passive per il lavoro a politiche attive, migliorare i servizi al lavoro. Quest’ultima “gamba” della riforma mi sembra la più importante. Bisogna introdurre un’articolazione maggiore e più efficace tra pubblico e privato, sfruttando meglio i centri per l’impiego, magari facendo in modo che si concentrino sulle questioni burocratiche-amministrative, e lasciando il resto dei servizi ai privati, che possono vantare rapporti più stretti con le aziende e con il territorio.

Basta il Jobs Act per rendere più fluido e dinamico il mercato del lavoro in Italia?

Certo che no. Bisogna fare molto di più. Occorre prima di tutto puntare sull’education e sulla didattica. Preparare i talenti in modo diverso con

Stefano Scabbio durante l'evento YTalent
attenzione non solo sulle competenze chiave ma anche sulle cosiddette soft skill. Poi, serve una politica industriale finalizzata a far emergere le competenze distintive di questo Paese. Si deve scommettere su quei settori industriali in cui siamo già forti e rafforzarli ancora di più: meccanica di precisione, abbigliamento, agroalimentare. Il made in Italy, insomma, gestito da talenti forgiati da percorsi di studi a vocazione internazionale e basati sul merito.

Nascono sempre più startup innovative: quanto può essere benefico l’impatto di questo “movimento”, pur limitato nei numeri, nella creazione di nuova ricchezza e di nuovi posti di lavoro?

Le startup, portando logiche nuove, costituiscono la maggiore opportunità di creare nuova occupazione e innovazione. Ce ne sono alcune veramente interessanti. Pensate alle ragazze siciliane che hanno creato un filato dagli scarti delle arance (Orange Fiber, ndr). O a Yoox, che è già una realtà affermata e che ha generato molte nuove opportunità di lavoro. Anche in questo campo, però, bisognerebbe disegnare una legislazione ancora più favorevole al venture capital: è necessario rendere favorevole gli investimenti in queste realtà, defiscalizzando ulteriormente.

Lei ha parlato di soft skill. Una delle iniziative lanciate da Manpower per individuare talenti e competenze di cui le aziende hanno bisogno è YTalent. A che punto è il progetto e cosa è emerso dall’evento di formazione del 23-24 ottobre?

Abbiamo fatto una selezione su 5.000 giovani diplomati e laureati individuando 50 talenti. A loro abbiamo offerto questa due giorni di formazione gratuita, tutta in inglese, mirata a far emergere le soft skill più importanti e a verificare le abilità professionali di questi ragazzi. A osservare c’erano diverse aziende partner, che proprio in questi giorni stanno facendo colloqui con questi ragazzi per coinvolgerli con esperienze di stage/tirocinio o con altre forme di inserimento nel mondo del lavoro. I ragazzi che hanno partecipato erano molto motivati, preparati e con una cultura digitale molto sviluppata. Ce n’erano da tutta Italia, sia donne che uomini, e con vari percorsi formativi, dall’ingegnere al diplomato all’istituto tecnico. Ora monitoreremo con attenzione lo sviluppo di YTalent. Entro tre-quattro settimane saremo in grado di far sapere quanti di questi ragazzi hanno trovato un’opportunità presso le aziende che partecipano all’iniziativa. In più, abbiamo inserito i giovani nei nostri database, assegnando ai loro profili un carattere di priorità perché hanno già passato una selezione impegnativa e hanno già dimostrato di possedere skill e soft skill importanti. 

di Maurizio Di Lucchio

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