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Competenze digitali: anche al Sud si può fare formazione

di Gianmarco Troia

18 Dic 2017

Nel Meridione i corsi professionalizzanti sono stati rivolti in prevalenza all’industria o comunque a settore distanti dal mondo digitale. Da qui una cronica carenza di risorse specializzate in nuove tecnologie. Ma ci sono anche casi che dimostrano come l’education in queste aree non sia solo malaffare o inutile. Eccone uno

Affermazione banale e scontata: formazione professionale al Sud è spesso sinonimo di soldi spesi male, scarso interesse, risorse disperse.

A novembre è uscito un sondaggio di Innovation Camp sul livello di percezione dei giovani italiani rispetto all’innovazione tecnologica nel nostro paese e le prospettive di lavoro nell’ambito del settore digitale. Sebbene circa il 72.5% dei giovani reputi le competenze digitali fondamentali per la riuscita professionale,  il 53% considera il nostro paese poco o per niente competitivo in ambito digitale.

In questo scenario, la formazione professionale al Sud è stata prevalentemente (se non esclusivamente) rivolta all’industria o alla professionalizzazione in ambiti distanti dal mondo digitale. Tralasciando ogni commento sulla destinazione e la gestione dei fondi, ciò ha comportato la situazione di cronica carenza di risorse specializzate in ambito digital in un territorio ad altissimi livelli di disoccupazione, ove la trasformazione digitale sarebbe dovuta essere un’opportunità da non perdere.

Lo stesso sondaggio ha evidenziato come il 71,5% degli intervistati ritenga il Digital Marketing la competenza fondamentale.

Da quando sono tornato in Sicilia da Londra, mi sono ritrovato coinvolto in alcune sessioni di formazione. Alle volte per parlare della storia della nostra azienda come esempio di startup, altre per presentare un prodotto, più spesso per dare un contributo su processi di Digital Transformation.

Troppo spesso ho visto nei volti di ragazzi giovani che partecipavano ai corsi la noia, il disinteresse, quando non la disillusione e la rassegnazione che tanto, quel tempo, sarebbe servito solo a racimolare qualche soldo. Fino a giovedì scorso ero davvero convinto che la formazione in Sicilia fosse tempo e danaro sprecato perchè drammaticamente distante dalle reali esigenze delle aziende e ancor più dalle necessità delle aziende digitali.

Sono felice di essere stato smentito.

Entusiasmo! Entusiasmo! Questa è la parola che associo all’esperienza che ho vissuto giovedì. Il corso di Digital Marketing Management, organizzato da ReputationLab (interessante startup specializzata in Corporate Reputation) in collaborazione con Manpower, è la dimostrazione di come le risorse per la formazione interprofessionale posso essere utilizzate in modo oculato ed efficace.

L’entusiasmo di circa 20 ragazzi è stato stimolato certamente dalla selezione dei docenti e dagli argomenti trattati, ma mi sono trovato di fronte persone curiose che non hanno abbassato la guardia nemmeno un attimo in cinque ore. Alcuni di questi ragazzi hanno pure messo insieme le forze in un’associazione (Cross the Gap) che vuole tenere acceso l’interesse sulle tematiche digitali e che sta pensando a un evento formativo nell’estremo sud in primavera.

Quello che ho visto non è il frutto dell’incontro casuale di un gruppo di persone volenterose. Queste cose non accadono per caso, soprattutto se sei nella provincia più a sud l’Italia.

A Siracusa è stato possibile fare in modo che capacità di fare network, coinvolgendo docenti di buona professionalità e capaci di fare entusiasmare, la seria selezione delle persone, un’organizzazione attenta abbiano creato il mix perfetto per porre le condizioni necessarie all’entusiasmo dei partecipanti.

Ilaria, Vincenzo, Elisa, Claudio, Andrea, Francesca, Giovanni, Vittorio, Marta, Bruno, Antonella … (scusate se ne dimentico alcuni) hanno dimostrato che, se mettessimo i nostri giovani in condizioni di imparare con programmi innovativi e docenti competenti, l’entusiasmo e la curiosità ci sarebbero o comunque verrebbero.

Purtroppo, non so quanto i governi nazionali o regionali siano consapevoli di tutto ciò, quando destinano i fondi o approvano iter formativi.

In siciliano si dice che “I dinari fannu veniri a vista a l’orbi”, ossia i soldi ridanno la vista ai ciechi. Forse in questa parte della Sicilia, per una volta, i soldi (pochi o tanti poco importa) sono stati davvero spesi per contribuire a dare consapevolezza e cultura a un gruppo di una ventina di inoccupati. Speriamo solo di imparare la lezione e replicarla presto altrove.

Quindi, bando alle banalità, la formazione in Sicilia non è solo malaffare o inutile. E’ dimostrato e chissà quanti altri casi del genere ci saranno (magari pochi, ma ci sono).

Allora, se è vero che “cu bonu simina, megghiu arricogghi” cioè chi bene semina, meglio raccoglie, non posso che ringraziare chi ci ha creduto tenacemente, chi ha organizzato, i partecipanti e i docenti, che seminare porta sempre a qualcosa, quanto meno a scardinare i luoghi comuni.

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Gianmarco Troia
Imprenditore

Founder e Managing Director di Securproject; founder e Business Development di Qwince. Gianmarco è uno startupper fiero delle sue origini siciliane, mai trascurate nonostante un lungo soggiorno a Londra.

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