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Modelli economici

Report “scopre” la sharing economy: «Un mondo senza crisi»

di Luciana Maci

25 Mag 2015

L’economia della condivisione al centro della puntata di ieri del programma di Raitre. Alla ribalta anche gli italiani Oilproject, Gnammo, MovieDays, Housing Sociale Milano. «Facciamo crescere le imprese che creano nuove opportunità – dice Milena Gabanelli – invece di sostenere quelle che non hanno futuro»

“Ti guardi intorno e vedi un mondo in crisi, giri la testa dall’altra parte e ne trovi un altro che non conosce crisi, anzi crea nuove opportunità”: questo mondo, dice Milena Gabanelli, è la sharing economy, l’economia della condivisione di cui è stata protagonista la puntata di ieri di “Report” su RaiTre. Puntata ottimistica e decisamente favorevole al nuovo fenomeno. “Sta crescendo la cultura della condivisione dell’auto, dell’appartamento, delle competenze: cose che si sono sempre fatte, solo che si fermavano nel cortile di casa. Adesso esplodono in Rete e diventano alla portata di tutti” dice la conduttrice. I numeri parlano da soli: secondo uno studio di Pwc, il giro d’affari della sharing economy nel 2013 è stato di 15 miliardi di dollari. E la cifra è in costante ascesa. Cambia il modello economico tradizionale, ma nascono nuove opportunità. I mestieri restano gli stessi – ristoratori, librai, affittacamere – ma, per riuscire ad adattarsi alle nuove esigenze, vanno svolti, sottolinea Report, “nello spirito del tempo“. E conclude: “La strada non è proteggere il lavoro che non ha futuro ma far crescere le imprese e accompagnarle in questa fase delicata di accompagnamento”.

Numerosi gli esempi di sharing economy riportati nel servizio. Si va dal caso di una signora di Brooklyn, Debbie McLain, che mette a disposizione la sua grande casa per concerti jazz, allo Stato dell’Oregon dove le amministrazioni delle città condividono, attraverso una piattaforma digitale, mezzi pesanti per la manutenzione delle strade. Da Seattle dove c’è Wikispeed, un modello tipo Wikipedia per costruire automobili (una sorta di unica fabbrica fatta di micro-officine diffuse per il mondo) ai classici esempi quali Airbnb, che consente la condivisione di appartamenti, o BlaBlaCar, per i passaggi in auto. Ovviamente si parla anche di Uber, di carsharing metropolitano, di MeetUp, ecc. ecc. Sono emersi anche alcuni casi italiani. Eccoli.

Open Milano – Libreria, caffè, co-working: tutto insieme appassionatamente. Le persone studiano o lavorano in spazi offerti da questo locale multifunzionale in via Monte Nero. “In questo modo – spiegano gli organizzatori –  capita che i clienti acquistino libri o seguano i corsi che organizziamo. La gente non legge di meno, legge in modi diversi e in posti diversi”. 

Oil Project – Fondata nel 2004 da Marco De Rossi, che oggi ha 24 anni, Oilproject è la più grande scuola online d’Italia con un milione di studenti raggiunti ogni mese. Entrata e cresciuta nel programma Working Capital di Telecom Italia (come si chiamava allora), ogni giorno eroga gratuitamente a tutti gli studenti delle superiori e dell’università 5400 contenuti didattici (testi, video ed esercizi) relativi alle discipline più disparate, dalla matematica alla storia, dalla letteratura alla chimica e biologia. Nel progetto sono coinvolti più di 200 insegnanti. Massimo Temporelli, professore di fisica: “Oilproject mi ha cambiato la vita: ero dipendente statale, in tre anni, grazie ai nuovi impegni lavorativi scaturiti dalla visibilità conquistata, ho moltiplicato quello che guadagnavo prima”.

MovieDay – I cinema sono aperti durante il giorno, ma diverse proiezioni vanno deserte. Nel 90% dei casi la sala non viene sfruttata. Da qui nasce Movieday, piattaforma web per organizzare proiezioni al cinema. Spettatori, scuole, università, associazioni possono scegliere dal catalogo capolavori di ogni epoca, film in anteprima e pellicole indipendenti, decidere la sala della loro città e organizzare con amici e appassionati le  proiezioni. “In pratica gli spettatori – spiega il team di MovieDay – possono allungare il tempo di vita della programmazione di un film o far tornare nelle sale pellicole scomparse”. Il progetto è sostenuto da Fondazione Cariplo.

Max il Nano – Vive e lavora a Bari ed è tra i fondatori di Need for Beatz, collettivo rap italiano. Ha raggiunto 5 milioni di contatti su YouTube. 

Housing Sociale Milano – A Milano è nato il più grande progetto di co-housing d’Europa: case ad affitto calmierato per quelle fasce non abbastanza povere per una casa popolare ma nemmeno in grado di permettersi un affitto a prezzi di mercato . La Regione Lombardia l’ha autorizzato, il Comune ha individuato le aree sulle quali edificare, è stato finanziato da Fondazione Cariplo. Ad oggi sono 123 appartamenti di 80 mq a un costo medio di 400 euro al mese. Dove sta la condivisione? Ognuno degli abitanti mette a disposizione le proprie competenze e le scambia: è la condizione per fare il contratto. Sei praticante legale? Fai consulenze per i vicini di casa. Sei bravo in  matematica e italiano? Dai ripetizioni a chi ne ha bisogno. In più ci sono asilo e spazi comuni.

Gnammo – Anche una cena può essere condivisa con estranei attraverso la Rete. Nel mondo ci sono piattaforme che consentono, attraverso un’applicazione, di scegliere la casa dove andare a cena, dopo aver controllato i profili di chi organizza e degli ospiti che partecipano. In Italia c’è Gnammo. “Non temete la rivolta dei ristoratori tradizionali?” chiede l’inviato di Report a Gian Luca Ranno, Ceo e co-fondatore. “No – risponde lui – perché è come se le Poste volessero andare contro le email. È un processo di innovazione che non si può fermare”.  

Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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