Open Innovation, per le aziende italiane non è una grande idea copiare dai concorrenti italiani - Economyup

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Open Innovation, per le aziende italiane non è una grande idea copiare dai concorrenti italiani



Chi parte tardi ha un unico vantaggio: poter imparare da quelli che sono più avanti. Per questo le aziende italiane non dovrebbero modellare le loro iniziative di open innovation guardando i concorrenti ma le best practice internazionali. Quindi, meno marketing e più benchmarking

di Alberto Onetti

19 Ott 2021


Martedì all’Opening di SMAU ho presentato i risultati dell’ultimo report di Mind the Bridge “Open Innovation Outlook: Italy 2022”.

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Non riprendo tutti i dati perché la stampa ne ha dato ampia copertura (qui l’efficace sintesi fatta su EconomyUp). Mi soffermo invece sul grafico che confronta il campione delle Top 25 aziende mondiali sull’open innovation (le Corporate Startup Stars appunto) con le migliori 25 del nostro paese. In estrema sintesi, i dati mostrano come le aziende italiane in media abbiano ancora un gap significativo rispetto agli innovation leader internazionali.

Open Innovation Matrix

Quindi una situazione di ritardo da colmare. Ma con un’avvertenza.

Nel momento in cui si deve lanciare un’iniziativa di open innovation, dato che le aziende italiane (tranne rarissime eccezioni) non sono esattamente all’avanguardia su questo fronte, non è un’idea geniale prendere spunto da loro. Il rischio (rectius la certezza) è quello di adottare modelli obsoleti e non performanti. Invece, dal nostro punto di osservazione, vediamo oggi tante aziende nostrane avviare (o aderire a) programmi di accelerazione adottando schemi che le grandi imprese internazionali hanno abbandonato da parecchi anni (perché non producevano risultati), lanciare programmi di intrapreneurship che non considerano le best practice ormai da tempo diffuse, così come imbarcarsi in programmi di investimento con strumenti e approcci che nel 2021 non hanno più da tempo cittadinanza nei principali ecosistemi.

Chi parte tardi ha un unico vantaggio. Quello di poter imparare da quelli che sono più avanti e avviare una sorta di “fast track” che gli consenta di rimettersi in carreggiata in tempi più brevi.

Guardare invece indietro non è invece una idea foriera di grandi risultati. Purtroppo è quello che succede se si modellano iniziative di open innovation guardando a cosa fanno le aziende nazionali concorrenti e non invece le aziende più evolute a livello internazionale, del proprio settore ma non solo. Peraltro il plasmare le proprie azioni in funzione di quello che fanno i vicini è tipico di chi avvia l’open innovation prevalentemente per motivi di marketing (il cosiddetto ed oggi sempre più demonizzato “innovation theater”) invece che mosso da reale convinzione e con l’obiettivo di mettere a terra risultati.

In conclusione. Meno Marketing, più Benchmarking. Copiare sì, ma in modo selettivo.

Alberto Onetti

Chairman (di Mind the Bridge), Professore (di Entrepreneurship all’Università dell’Insubria) e imprenditore seriale (Funambol la mia ultima avventura). Geneticamente curioso e affascinato dalle cose complicate.